domenica 29 marzo 2015

CSC CAPITOLO 14 SECONDA PARTE

Connie cadde in un profondo stato di prostrazione prima e poi di apatia tanto da non riconoscermi quando andai a trovarla il giorno del funerale del bambino e dei miei genitori.
Quella sera, raccolsi le poche cose che avevo salvato e mi sistemai in un albergo. Nonostante la casa dei miei e dove avevo vissuto i miei primi diciotto anni di vita, era ancora in buone condizioni, non ce la facevo a viverci. Troppi ricordi belli e per questo terribilmente dolorosi.
Mentre l'impiegato scriveva le mie generalità, facendomi poi firmare, vidi Cedric Stanford, fratello di Laura, in compagnia di un appariscente rossa. Non era sua moglie. Ricordavo la foto di Sarah e Cedric in abito da sposi, due mesi prima che lasciassi Laura.
Lui mi vide e si avvicinò e sorrise. Mi mise una mano sulla spalla, con fare confidenziale.
  • Ian ...vecchio mio, in nome della nostra vecchia amicizia, ti pregherei di non dire a Laura di avermi visto.
Io lo guardai allibito. Poi abbassando la voce. Con tono suadente e molto pacato.
  • Cedric, primo sai benissimo che non siamo mai stati amici. Secondo, non mi interessa di rivedere Laura e tanto meno mi interessano le tue vicende extraconiugali. Ho problemi più gravi a cui pensare.
  • Ahi si quali?- e rise sguaiatamente.
Io presi su la valigia e lo guardai con sufficienza.
  • lasciamo perdere-
  • ah si … il problema che hai ora... è quante femmine riuscirai a portarti a letto questa settimana ora poi che sei in un albergo... Insomma, dai, Ian, non fare tanto il santerello... sei un sciupafemmine senza scrupoli -
Io troppo provato per controllarmi, lasciai cadere la valigia, lo afferrai per il bavero della giacca e lo spinsi contro una colonna di marmo.
  • senti, Cedric, chi sta giudicando sei solo tu. Ti ho appena detto che ho problemi molto gravi...quindi lasciamo stare intesi?
  • Ma davvero? - ridendo di nuovo di gusto.
  • Ah vai all'inferno!-
Quindi mi avviai verso le scale.
Mi sdraiai sul letto con un giornale fra le mani ma mi assopii quasi subito.
Il mattino seguente, sentii bussare energicamente alla porta. Infastidito, finii di radermi quindi asciugandomi il viso dai residui di sapone, andai ad aprire.
Non mi aspettavo di vedere proprio lei.
  • in reception mi han detto che ti hanno visto parlare con Cedric ieri sera. Ti ha detto dove andava? Vedi, Sarah sta per partorire e devo trovarlo … -
Io abbassai lo sguardo, sentendomi trafiggere quindi.
  • no, non lo so, abbiamo discusso e poi è rimasto nella hall in compagnia di altre persone mi pare... non ricordo. Ora vattene. Non è il momento-
  • sei... diventato perfido ! Mia cognata è sola in un momento simile e tu non mi vuoi aiutare. Stando con quella serpe ti si è gelato il cuore. Ti odio! - concluse sputandomi addosso il suo disprezzo. Io stanco di ascoltarla, chiusi la porta.
Lei bussò ancora ma non le aprii. Ero sfinito profondamente ed ero troppo vulnerabile per affrontare certe persone, discussioni. Dovevo riprendere al più presto energie per me e per aiutare Connie.
Avevamo bisogno uno dell'altra per affrontare quella terribile perdita.
La notte prima avevo dormito finalmente almeno per otto ore, dopo tre giorni in cui non avevo chiuso occhio se non per un paio d'ore.
Mi vestii e andai da Charles. Era domenica ed era di certo a casa.
Lui stesso aprì e mi guardò quindi:
  • Ian...- con un tono talmente dolce e paterno, che crollai, scoppiando in lacrime, singhiozzando come un bambino.
  • Charles... io …. -
  • Ian era ora che ti sfogassi finalmente-
Io soffiai il naso e mi sfregai il volto energicamente.
  • devo farmi forza ed aiutare Connie-
  • ce la farai, ne sono certo. C'è qualcos'altro?-
Gli raccontai di Cedric e Laura. In un altro momento, gli avevo raccontato del mio passato.
  • hai fatto bene a lasciarli dire. Non serve discutere con le persone ottuse. Non è il momento di perdere tempo con queste stupidate-
  • esatto.-
  • ora vai da Connie, parlale anche se sembra che non ti ascolti.-
Io me ne andai con un mesto sorriso.

Mi incamminai così verso l'ospedale. Ma mi accorsi di esser seguito. 

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