sabato 21 marzo 2015

CSC CAPITOLO 14 PRIMA PARTE

Quel novembre del 1914,  grigio non solo per lo smog di cui Londra era ormai nota, ma dalle case colpite e crollate, ero ad una riunione, purtroppo una delle tante che si era costretti a fare, quando mi fu recapitata una busta. Aprii e lessi. Era un messaggio allarmante. La mia agitazione fu subito palese. Charles mi guardò interrogativo vedendomi d'improvviso inquieto gli mostrai il messaggio, lui mi indicò la porta e con le labbra solamente mi disse 'sparisci'. Io mi scusai alzandomi ed uscii. In ufficio indossai il paltò senza curarmi troppo di chiuderlo ed uscii in fretta per raggiungere in fretta la mia zona. 
Guardai la casa. O quel che rimaneva. 
- Ian ! - mi voltai e vidi Sarah Prantzel, la compagna di Jakob.
- Cosa c'è?Dove sono mia moglie e Mark?-
all'ospedale Ian... -
Io cosi iniziai a camminare velocemente. Senza aspettare oltre. Da camminare veloce iniziai a correre fino a che i polmoni mi bruciarono il respiro. 
Entrai in ospedale e iniziai a domandare di mia moglie e di mio figlio. 
Trovai finalmente Costance in discrete condizioni. 
- Connie, tesoro … -
- oh mio Dio Ian!- mi abbracciò singhiozzando, sconvolta e spaventata a morte. 
- Mark? Sai dove l'hanno portato?- 
- quando ci hanno... divisi, l'hanno portato via da me non so... non so dove.,, non so poi... -
- vado a vedere come sta... -
Lei annuì, io la baciai sulla fronte quindi uscii dalla stanza. Finalmente lo trovai.  Entrai. Aveva una flebo e un tubicino nel naso. Mi guardò. La domanda era nei suoi occhi. 
- la mamma sta bene, sta riposando .. appena stai meglio ti porto da lei, intesi? -
Lo dicevo per fargli forza. Per fargli capire che poteva farcela. Ma un brivido lo scosse e lo vidi gemere. Grossi lacrimoni scesero. Mi sentii devastare. 
Gli presi la mano e la baciai. Il mio bimbo era in condizioni terribili e io mi sentivo così impotente. 
Entrarono medico e infermiera che mi chiesero di uscire. 
Anche se non volevo, dovetti uscire. 
Mi appoggiai al muro e mi passai una mano sul volto. 
- Ian... come stanno? - alzai lo sguardo e vidi Jak e Mike.
- Connie, niente di grave... ma Mark … sta male... è... grave- sussurrai. 
- Oh Ian, siamo … profondamente addolorati. Ma ti siamo anche vicino, se ti può esser di conforto. Non sei solo. -
- grazie ragazzi. Lo so... ho bisogno di voi, della vostra forza.- 
In quel momento uscì il medico. 
- venga dentro per favore, presto! -
Io restai alcuni istanti impietrito poi rientrai. Mi sedetti di nuovo vicino a lui. Mi guardò. Il suo respiro era molto lieve e faticoso. Lo vidi poi guardare oltre me. Mi voltai e vidi Costance entrare zoppicando. Lui ci guardò e ci sorrise, chiuse gli occhi e sospirò. 
Io sentii come se mi strappassero il cuore. Mi voltai e Connie mi strinse a sé. Mi alzai e lei mi si accasciò contro. La sollevai fra le braccia e la riportai in camera. 
Lei si addormentò, indebolita dalle ferite anche se non gravi, dalla perdita di Mark, un trauma troppo violento e insopportabile per una madre. 
Io tornai dai miei amici. Vidi dal vetro che coprivano il volto di Mark con un lenzuolo. 
Mi sentii debole, straziato. Strappato a brandelli. Loro non dissero nulla, il loro silenzio e i loro sguardi sconvolti e profondamente addolorati erano più confortanti di tante inutili parole. 
Arrivò Charles che guardò attraverso il vetro. 
- Mark... - sussurrò Mike
- Ian vieni qua ragazzo- e mi abbracciò forte, in modo paterno. 
- Grazie di esser... qua- 
Costance?-
. Si riprenderà fisicamente.. ma non so ...come affronterà questa.. perdita. Ho visto mia madre quando morì Ryan …ma mia madre è una donna forte. Si è ripresa. Ma Connie, dietro quella facciata sfrontata e controllata, è molto vulnerabile e sensibile- 
Mi voltai, un infermiera mi diede dei fogli da compilare. Io mi appoggiai al bancone dell'accettazione e scrissi. In un momento in cui mi fermai a pensare ai dati da inserire, vidi Mike e Jakob avvicinarsi a Charles che mostrava un giornale ai miei amici. Poi guardarono me e abbassarono lo sguardo. Mi sentii rimescolare il sangue. Sudavo freddo. 
Mi avvicinai. Vidi parte della testata del quotidiano. Un giornale … irlandese. Capii. 
- Ian ... -
Io chiusi gli occhi, e cercai di controllarmi. Dovevo tenere tutto dentro. Stare calmo. Dovevo esser forte e affrontare la morte di Mark.. dare la forza a Connie. 
Poi sarei andato dai miei genitori. Mi sentivo andare in mille pezzi. 
M'informo io per il recupero delle loro salme, Ian.- mi tranquillizzò Jak. Ma con la voce spezzata. Gli occhi lucidi.  
- Grazie... -
- Non dirlo neanche Ian, erano come degli zii per me. Parte della mia famiglia. - io sospirai. 
Andai a casa di Jak e i suoi che si presero cura di me. Io non avevo più la forza di pensare o di fare alcunché.  
Mi addormentai sfinito sul divano. 


fine prima parte. 

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