domenica 15 marzo 2015

CSC CAPITOLO 13

Arrivai in ufficio accaldato, si era a fine giugno del 1914, e capii che era accaduto qualcosa di molto grave. 
- cosa succede?- domandai a Vera Haynes la segretaria. La segretaria di Charles era di solito una persona molto riservata e controllata. Vederla in quello stato era preoccupante.
- un nazionalista... ha sparato ..all'arciduca Francesco Ferdinando D'Asburgo-Este, temo che scoppierà una guerra. - mi informò Charles uscendo dall'ufficio e facendomi cenno di entrare.
Mi sedetti e lo guardai. Charles si prese il viso fra le mani. Era sconvolto e non era certo tipo da farsi prendere dal panico.
- temo ... maledizione a questi nazionalisti!E dire che l'arciduca era molto comprensivo nei loro confronti ! Per uno sparo .. il mondo è in ginocchio-
Capivo cosa intendeva dire. In un guerra nessuno esce indenne.Nessuno vince.
- ma... è stata già dichiarata guerra? Insomma perchè non posson risolversela da soli la questione quelli dei Balcani senza coinvolgere il resto del mondo? Insomma non posson discuterne ? -
- Ian ...sei un ragazzo adorabile, un sognatore. Purtroppo non tutti amano la pace come te - se ci fossi io li ... riuscirei a convincerli -
- Ian quelle zone sono in ebollizione da mesi e mesi. Prima o poi doveva succedere.... -
- ma noi, la Gran Bretagna che ruolo avrà ? Insomma siamo diplomatici no? Non possiamo intervenire per placare gli animi? -
- no- Per il fatto che interveniamo .. creeremmo ancor più confusione-
Ci occupammo dei casi in sospeso poi andai nel mio ufficio a lavorare. Ma tutti eravamo con il fiato sospeso.
Fu dichiarata la guerra. Europa si spaccò in due. Da una parte gli Imperi centrali come la Germania, Austria-Ungheria, l'Impero ottomano e dall'altra gli Alleati quali la Francia, l'impero Russo e il Regno Unito. Presto Londra divenne presa di mira dalla Germania.
Mio fratello partì come cappellano al fronte. Io a causa di una lieve sordità causata da quella sciagurata volta che caddi nel laghetto ghiacciato, fui riformato e non partii. Odiavo la guerra. Uccidere il mio prossimo mi faceva star male. Otto mesi dall'inizio della guerra, mio fratello venne a casa per una licenza. Sentirlo parlare di gente a pezzi mi inorridiva profondamente.
Ma m'infuriai quando ci disse che un ufficiale di alto grado gli chiese di benedire un cannone.
- capisco dare l'estrema unzione a quei ragazzi... ma benedire un... cannone un oggetto che porta morte, distruzione... mi è inconcepibile-
- è così la guerra-
- cosa? La guerra è solo distruzione. La distruzione mentale delle persone non solo fisica. Dov'è finito il mio amato fratello? Perché hai tutta questa rabbia dentro? Sento rabbia in te, rabbia e odio !-
- la mia fede è in crisi Ian. Non so più chi sono. La guerra fa questo effetto a volte. -
Io lo guardai, ero incredulo. Cosa si era spezzato in lui?-
Due settimane dopo, stavo scendendo le scale dell'ambasciata parlando con Bill Masters, un simpatico collega scozzese, quando vidi una luce forte trapelare da un finestrone poi ebbi un brivido. Tenevo in mano un pacchetto mi cadde a terra, sentii come uno strappo fisico dentro.
- Ian, sei … cadaverico che ti succede?-
- Qualcosa di grave è accaduto a mio fratello-
- ma no .. che dici .. - rispose per tranquillizzarmi.
Io sospirai. Poi il mattino seguente, ero in ufficio quando mi fu recapitato un telegramma.
Lessi e mi presi il viso fra le mani.
La segretaria di Charles bussò energicamente alla porta. Io stancamente risposi di entrare.
- Mi dispiace, signor Gallagher, ma il sir Charles la sta aspettando da dieci minuti. Sa, come è impaziente e intransigente e non ama aspettare. - io annuii alzandomi, accartocciai il foglio e lo buttai nel cestino. Poi mi alzai e andai dal mio superiore. Ascoltai le sue direttive poi uscii per recarmi all'incontro di lavoro. Evitando le zone che potevano esser più prese di mira. Arrivai indenne, con qualche macchia di polvere di calcinacci.
Dopo l'incontro rientrai in ufficio.
Mi sedetti e cercai di riprendere la concentrazione ma sobbalzai quando vidi seduto Charles davanti a me. In mano teneva il foglio del cablogramma che avevo gettato.
- Ian, perchè non me l'hai detto? -
- io... non so... -
- Avevi tutti i diritti di mollare tutto e andare a casa dai tuoi, immagino che i tuoi genitori siano... macerati dal dolore. Ian, vai a casa. -
- grazie del consiglio, Sir Charles...-
- NON E' UN CONSIGLIO, Ian, E' UN ORDINE! -
Io lo guardai provando un certo senso di soggezione quindi me ne andai. Dovevo elaborare la notizia. Dovevo trovare la forza per affrontare i miei genitori.
Entrai in casa dei miei. Mi aprì Joshua, padre di Jakob, che mi strinse la spalla.
- Io... non … - non riuscii a parlare nel vedere la scena alla spalle dell'amico di mio padre che era un uomo che difficilmente perdeva il controllo, era seduto su una poltroncina e singhiozzava disperatamente. Io mi avvicinai a lui. Lui mi vide e si alzò. Mi abbracciò forte. Io cercai di calmarlo, accarezzandolo sulla schiena. Di solito lui ci calmava quando eravamo bambini. Ora mi prendevo cura di lui come era giusto,
- mamma dov'è?-
- tua madre è in camera. Il medico le ha dato un calmante. Era in preda ad una crisi isterica ed è una donna forte... ma perdere un figlio per una madre è inconcepibile- Io scossi il capo. La guerra è inconcepibile, lascia solo vuoti incolmabili dietro sé.
Chiusi gli occhi e cercai di ricacciare le lacrime. Ero anche arrabbiato con mio fratello. Non era morto in una tenda di un ospedale da campo nella sua funzione di uomo di fede, benedicendo quei soldati … no, Ryan era morto sparando al nemico. Non potevo che essere in totale disaccordo con lui che aveva scelto quella strada. Ecco la furia che provavo.
- tua moglie lo sa?-
- No, ancora no … -e guardai mio padre. Non volevo lasciarlo solo.
- Ian, vai a casa da loro non preoccuparti per me, Joshua si prenderà cura di me e Miriam è su in camera con tua madre. Vai -
- Va bene. -
Lo abbracciai forte ed uscii per andare a casa.
Giunto a casa, salii in camera e mi spogliai rimanendo in canottiera e pantaloni. Constance mi guardò con in braccio Mark che dormiva sereno.
- Ian?- mi domandò con tono d'ansia.
- è successo... una disgrazia-
- tuo fratello Ryan? Mi avevo detto che … avevi avuto quel presentimento-
- si … -
Lei mise nel lettino Mark, quindi mi si avvicinò e mi strinse contro di sé.
Nei giorni seguenti, lei mi fu molto di sostegno. Io e mio padre ci recammo all'aereoporto militar per ricevere la salma di Ryan. Io e mio padre ci sostenemmo reciprocamente poi tornai a casa con lui mentre la salma sarebbe stata portata alla chiesa di Saint Patrick.
Mia madre si era ripresa grazie all'aiuto di Miriam e di mia moglie. Mark con la sua dolce presenza le diede un motivo in più di forza.
- Ian, sai come non mi piaceva quella donna all'inizio … ma ora trovo che sia una persona speciale e sono felice che ti stia vicino. -
- Grazie,madre. Ora dobbiamo andare al funerale. Coraggio, non sei sola. -
- Ian, tesoro, prometti che … non partirai per la guerra... il solo pensiero di perdere anche te mi uccide. Sei il mio unico figlio ora...-
- papà non te l'ha detto?-
- cosa? Non dirmi che ti... -
- Non posso andare al fronte madre, ho un orecchio che non … funziona più correttamente. Ricordi il bagno che feci nell'acqua ghiacciata? -
- Me lo ricordo eccome... quindi .. non … partirai? -
- no, madre. Mai-
- sai che ti dico Ian? Quasi benedico quel giorno ora.-
Io capii cosa intendeva poi sottobraccio a lei, uscimmo di casa per salire in auto. Il funerale fu affrontato dai miei con grande sobrietà. Mia madre non aveva più lacrime per piangere. Si era fatta forza, e coraggiosamente guardò la bara di Ryan scendere lentamente. Buttò sopra delle rose quindi sospirò e guardò mio padre.
- Patrick, andiamo a casa. -
Vidi Micheal e Jakob poco distanti e mi avvicinai a loro che mi abbracciarono.
- Ian … -
- Grazie di esser venuti. Venite a casa nostra a bere qualcosa?-
- si … se non siamo di disturbo -
- non dite sciocchezze. Jakob conoscevi Ryan quanto me, E tu Micheal andavi molto d'accordo con lui all'università-
Grazie a loro, a cui dissi i miei pensieri più profondi riguardo Ryan e il suo cambiamento, affrontai la giornata e aiutai i miei. Mark fu un raggio di sole in quella triste giornata. 




AVVISO: DA OGGI IN POI GLI EPISODI SARANNO INSERITI AL SABATO. 

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