mercoledì 21 dicembre 2011

UN NATALE PER RICOMINCIARE


Natale 1995 
Carla Lamberti uscì rapidamente dalla libreria del quartiere, ridendo ancora della battuta della sua amica e proprietaria del negozio, ma essendo così distratta, non si accorse dell'uomo che stava passando  in quel mentre e fu così che avvenne lo scontro.  Un uomo passò in quel momento e così avvenne lo scontro. 
mi scusi...non ho guardato bene chi passava- si scusò subito lei. In effetti, era uscita in modo un po' avventato e l'uomo contro cui andò a sbattere, era di fisico massiccio che la fece quasi rimbalzare indietro per la forza dell'impatto. Si chinò e raccolse i due libri impacchettati. L'uomo fece lo stesso con i suoi pacchetti. Quando si rialzò, l'aroma di una costosa colonia le arrivò alle narici. Da molto tempo non si trovava tanto vicina ad un uomo, notava il suo aspetto, aspirava il suo odore. Anche lui fu inebriato dal profumo dei capelli di lei. 
Sì, è uscita in modo un po' troppo irruente dalla libreria- l'apostrofò rudemente. Sperò che quella donna non si fosse fatta male, ammise di esser stato anche lui sovrappensiero quando aveva svoltato l'angolo della via.  Cercò di esser rude, per non notare quanto fosse dolce e attraente la donna davanti a lui, era la prima volta da mesi che non guardava un'altra donna, da che....scosse il capo. Insomma non stava facendo nulla di male.
Lei lo guardò meglio. Era il nuovo inquilino del sesto piano. La sua amica Isabella, la portinaia, le aveva raccontato che l'uomo era vedovo con un bambino di sette anni. Una signora tedesca si occupava del piccolo, mentre il padre, che lavorava nel campo dell'editoria, era al lavoro. 
Le ho chiesto scusa...- mormorò Carla. L'uomo bofonchiò qualcosa di incomprensibile e si allontanò rapidamente. Carla sospirò e lo seguì perché si stava dirigendo verso casa. 
Capiva cosa provava quell'uomo, anche lei, da tre anni, aveva perso l'uomo della sua vita, in modo crudele, inaspettato, ma nonostante questo dolore, non rispondeva male al prossimo, era serena e socievole. 
Guardò le luminare natalizie e sospirò. Cercando di non farsi avvelenare l'atmosfera natalizia che respirava e le riempiva il cuore di pace, dolcezza, piacevoli aspettative. Un altro Natale da vivere. Ecco la sua visione, il dono della vita la sola cosa che contasse. Poter passare quel Natale con le persone che si amavano. Un pensiero dolce amaro  per Riccardo che ora vegliava da lassù su di lei e Mirko.  
Infilò i libri nel sacchetto della spesa ed aprì il portone. 
Destino volle che si ritrovassero, lei e il signore 'Scontroso'. sull'ascensore. Lui la ignorò letteralmente. Anche se non fu facile per lui, perché dovette ammettere che lei era una donna molto attraente, e probabilmente aveva una schiera di ammiratori, conduceva una vita molto movimentata, mondana troppo mondana. No, lei non rispecchiava il suo tipo ideale, era ben distante dalle sue esigenze. Carla si stava domandando perché lui fosse tanto scostante. L'ascensore si fermò al quinto piano, e Carla scese,  si voltò per salutare ma l'uomo aveva già premuto per ripartire. Sbuffò. 
Entrò in casa. Con lei vivevano la sua migliore amica Sandra Guzzi e sua figlia Marina. Sandra,  anche lei vedova, era sarta. Si erano conosciute in quella tragica circostanza. Entrambi i loro mariti erano morti in un incidente ferroviario, in cui avevano perso la vita anche altre novantadue persone. I due uomini si trovavano vicini, seduti nella carrozza ristorante quando era avvenuto il terribile impatto. Avevano così messo i due corpi vicini. Carla e Sandra si conoscevano solo di vista, abitando nello stesso stabile ma soffrendo unite nello stesso dolore, accomunate dallo stesso destino, avevano subito instaurato una solida amicizia, che le aveva portate a raccogliere le proprie forze per convivere insieme coi propri rispettivi figli. 
Nel loro appartamento avevano un locale adibito a sartoria. Ma il lavoro di sarta non impediva a Sandra di occuparsi di sua figlia e di Mirko, il figlio di Carla. Entrambi i bambini avevano sei anni
Carla era la segreteria in un ufficio di commercialisti. 
ciao mamma!- la salutò il suo bellissimo bambino.
Ciao tesoro! - e lo abbracciò forte. Il suo piccolo uomo, così insolitamente maturo per la sua età, il suo linguaggio era piuttosto vario, osservava tutto con domande non banali, parlava con poche incertezze, del tutto normali a quell'età. 
Ciao ...- le sorrise Sandra. Se non fosse stato per Carla, la sua forza d'animo nell'affrontare la vita, Sandra si sarebbe di sicuro lasciata andare alla depressione. Dopo la morte di Gustavo, andare a vivere con Carla e suo figlio Mirko era stata una vera ancora di salvezza per lei e la sua bimba. In quei momenti come il Natale non smetteva di ringraziare Dio e una buona stella perché non erano più sole. 
Ciao cara. Ho qua la spesa...-e le ammiccò. Già i regali. Sandra aveva acquistato due giochi per i bambini mentre Claudia aveva comprato anche due libri, ai due bambini piaceva leggere. A Sandra aveva regalato una stupenda borsa con portafoglio coordinato. Che aveva già nascosto in casa. 
Sandra prese la busta della spesa che Carla le porgeva.
ciao zia Carla- la salutò Marina con un pezzetto di stoffa in mano. Anche lei con la passione del cucito come sua madre.
Che cosa stai cucendo?-
una gonna per Liz, la mia Barbie fascion- 
stupenda. Diventerai brava come tua madre-
mamma, domani c'è la recita di Natale a scuola. Puoi venire?- la informò suo figlio Mirko. Il bambino pensò che la sua mamma lavorava sempre molto, ma gli era sempre vicino come poteva, la voleva vicino in quella recita dove aveva il ruolo di Giuseppe e cantava anche.    
Sì, sua madre avrebbe fatto l'impossibile per esserci, ma voleva esser tranquillo e chiederglielo.  Carla sapeva della recita. Anche se l'avessero fatta in settimana, avrebbe chiesto di uscire nel suo orario d'ufficio ovvero alle cinque in modo di esser presente alle recita natalizia.  Era l'assistente del più anziano dei commercialisti, ma seppur la sua posizione fosse molto importante ma non così importante quanto suo figlio, cercando in ogni modo di stargli vicino in quei momenti speciali irripetibili.  
Certo che ci sarò, tesoro- e gli fece un buffetto sulle guance. 
fantastico!- e sorrise. Somigliava così tanto al padre. Stessi occhi grigio azzurro dal taglio vagamente felino, stessi capelli di un caldo biondo e le inconfondibili fossette sulle guance e una sul mento. 
Ora io e Sandra ci occupiamo della cena. Poi mi raccontate tutto, va bene?- e guardò i due bambini.
Va bene - 
In realtà era Carla che cucinava, giustamente, visto che Sandra si occupava di altre incombenze casalinghe. Si erano divise i compiti. 
ho incontrato l'inquilino nuovo del quinto piano- le raccontò subito Carla. 
il signor Giorgio Benetti-
ah, Isa mi ha detto solo il cognome.-
dove l'hai incontrato?-
Carla le raccontò tutto.
Uh, che caratteraccio. -
già. Comprendo il suo dolore ma ciò non significa esser maleducato-
che tipo è fisicamente?-
oh...brutto non è. Ma anche se fosse l'uomo più bello del mondo, non ha un bel carattere.- probabilmente alimentato dalla tragedia che l'aveva colpito ma Carla preferiva di gran lunga gli uomini estroversi. 
certo.-
ha un figlio. So solo che ha sette anni-
e' vedovo anche Benetti-
sì...- 
potremmo invitarlo alla festa no?-
sì, ma secondo te accetterebbe?-
noi gli mettiamo l'invito nella posta. Poi sta a lui. Tu il gesto buono e di pace l'hai fatto. 
Sandra intuiva dell'interesse di Carla per l'uomo. Se la conosceva ormai bene come credeva, a Carla dispiaceva che l'uomo si comportasse in quel modo burbero. La festa poteva esser un mezzo per sciogliere quel cuore. 
Non deve pensare solo a se stesso, al suo dolore- fece quella considerazione. 
esatto.- replicò Carla. Sandra aveva dichiarato di non volersi più risposare. Non sarebbe riuscita a vivere accanto ad un altro uomo. Ma voleva che Carla trovasse un brav'uomo. 
A Natale, da un paio d'anni, lei e Sandra organizzavano una festicciola natalizia per i bambini del condominio. Tutte le mamme collaboravano. C'era anche una piccola caccia al tesoro con piccoli regali creati da Sandra. Inoltre i bambini portavano un giocattolo loro, in ottime condizioni, per poi donarlo all'istituto Magaar, dove si trovavano dei bambini orfani della guerra appena conclusa nell'ex Jugoslavia.
Un'altra associazione si occupava di offrire vestiti e cibo. Ma a Natale, i bambini avevano bisogno di coccole e di un gioco. 
Anche nel condominio di fronte, che si trovava però nel loro stesso cortile, viveva Barbara Caputi, collega e ottima amica di Carla, divorziata e con due figli, organizzava una festa simile e insieme così portavano i regali raccolti all'istituto che si trovava nel quartiere.

Quella sera, insieme ai bambini prepararono gli inviti alla festa che sarebbe avvenuta la settimana seguente. Tre giorni prima di Natale. 
ti piace ?-domandò Mirko, mostrando il cartoncino. Quelli erano i momenti più belli, seduti al tavolo ogni sera, per finire i compiti meno impegnativi, per disegnare in quel caso i biglietti. Visto che era la loro festa,  era giusto che collaborassero creativamente. Per esser fieri di se stessi.  Era molto fiera di Mirko. Il piccolo, più volte, aveva dimostrato grande talento artistico. Riccardo amava dipingere nel tempo libero. 
Stupendo...- rispose Carla commossa. 
e questo zia?- le domandò Marina che la considerava davvero come una zia. 
mi chiedo cosa ci facciamo qua io e tua madre! Siete più bravi di noi!- si lamentò Carla, e sorrise subito dopo.
Anche Sandra amava quei momenti insieme, tv spenta, per dar sfogo alla creatività, allo stare insieme per ascoltare i loro figli. Carla aveva un carattere estroverso, era veramente brava a divertire i bambini con molto poco. Lei non aveva tutta quella sconfinata pazienza pur amando profondamente sua figlia. 
Siete brave a scriverli !-  
ah ecco. -
Carla intinse il pennino nella boccettina della china e scrisse l'invito. Soffiò sopra e lo mostrò. I disegni erano davvero stupendi. 
wow!- si complimentarono i presenti.
Bene....ora scriviamo i nomi...- 
Si era fatta dare la lista da Isabella. 
posso aiutarti a imbucarli?-
non possiamo tesoro. Li dobbiamo dare a Isa-

Due giorni dopo, nella cassetta, Sonia e Carla iniziarono a ricevere i biglietti di conferma alla festa. Solo tre persone non risposero. Ma quella mattina, Carla seppe da Isabella che due famiglie erano in fase di trasferimento, quindi non potevano partecipare. Ma la terza persona era proprio Giorgio Benetti. Che motivo aveva per rifiutare ? Non riusciva proprio a comprendere perchè l'uomo si comportasse così egoisticamente. 
So che ha un bambino, peccato che non voglia portarlo- commentò Carla. 
Perché non provi a chiederglielo di persona?-
Stasera andrò a domandarglielo, contaci!  Devo andare ora, buona giornata, ciao!-
anche a te, ciao!- e sorrise. Isabella Roversi pensò con tenerezza che la sua amica Carla era sempre così dinamica, piena di buone intenzioni. Chissà se sarebbe riuscita a scardinare il cuore di quell'uomo tanto ermetico? La sua amica Carla era un donna ostinata a amava le cause perse. Scongelare il cuore di Benetti era proprio una di quelle cause. Lui era davvero affascinante, peccato che allontanasse tutte con quel suo atteggiamento.Carla era vedova. Chi meglio di lei, poteva capire il dolore? Lei non si era chiusa in se stessa. Tutt'altro. 

Quella stessa mattina Stefano aveva trovato il bigliettino d'invito sotto il divano. Era accartocciato.
Dalla morte della mamma, avvenuta sette mesi prima, suo padre si era occupato molto scrupolosamente di lui ma senza dargli però calore, tenerezza. Era sempre troppo occupato a lavorare. Non aveva mai tempo per lui. Neanche quando era a casa, neanche la domenica. Era duro, severo. Mai un sorriso. Gli sembrava, a volte, che suo padre ce l'avesse con lui, se la mamma era andata in cielo. Ma non era così. Lui aveva tanto bisogno di affetto. Entrambi ne avevano bisogno!
Lo lesse lentamente e sorrise. Una festa! Quanto avrebbe voluto parteciparvi! Di sicuro aveva un gioco da donare, ne aveva così tanti. Ma non gli importava regalarne, suo padre non voleva mai giocare con lui, come invece faceva quando...scacciò la tristezza. Lesse di nuovo il biglietto. La festa era in un appartamento al quinto piano , non era certo lontano. Doveva tentare di parlare con suo padre. Questa volta non intendeva rinunciare. Non era un capriccio. Quella festa poteva ravvicinarli. 
Così andò in cucina, mentre il padre era seduto a far colazione. La signorina Stadtler stava preparandola al bambino. 
Stefano, fieni qua, è pronta colazione!-
arrivo...- 
Il piccolo si avvicinò al padre e gli mostrò il biglietto che aveva cercato di stendere bene. Giorgio sospirò. Così il piccolo aveva trovato il biglietto d'invito. Ma non poteva accontentarlo. Voleva passare il Natale con lui, senza intrusi. Con i loro ricordi. Non voleva conoscere nessuno. 
possiamo andarci? E' in questo palazzo! -
mangia su-
papà!-
ne riparliamo stasera- 
Giorgio sperò che il bambino se ne sarebbe dimenticato, durante la giornata. 
Stefano sbuffò e mangiò lentamente e mestamente la colazione. 
Quando suo padre diceva ne riparliamo, era certo che non sarebbe accaduto. Ma questa volta doveva insistere! Avrebbe fatto bene al padre, staccarsi dal lavoro e accorgersi di lui. Di quanto lo voleva vicino. 
su Stefano, fare presto, defi andare a scuola! - lo ammonì la governante.
Va bene! -
Quella sera, così, Stefano stava per avvicinarsi al padre per parlargli dell'invito quando bussarono alla porta. 
Giorgio che era vicino all'ingresso, l'aprì e si trovò davanti la donna con cui si era scontrato davanti alla libreria. Certo, era una donna davvero piacevole. Ma cosa voleva ancora?  
mi dica cosa vuole, ma faccia in fretta- le disse con freddezza. In modo spiccio.
Come se lei fosse il tecnico della Tv, che doveva aggiustare al più presto l'apparecchio o il signore si perdeva qualche partita di calcio! rimuginò Carla infuriata guardandolo. Avrebbe voluto  a schiaffi e allo stesso tempo, avrebbe desiderato scostargli una ciocca di capelli caduta sulla fronte, corrugata. 
volevo sapere se ha ricevuto l'invito...forse, per errore non l'ha visto bene, e l'ha buttato nella spazzatura-
forse era meglio l'avessi fatto, cosi mio figlio non si metteva in testa strane idee-
Oh, no, perché dice così? Suo figlio, potrebbe venire no? Tanto deve scendere solo una scala- insisté. Ma cosa costava a quell'uomo venire alla festa portando suo figlio?
non se ne parla-
la prego...perché si comporta in questo modo così ...egoista?- lo provocò con la sua innata dolcezza. 
cosa ha detto?- sibilò lui. Ma Carla non si spaventò di certo, ma non ripeté. 
Ti prego, papà!-sentì la voce di un bambino dietro le spalle larghe dell'uomo. 
abbiamo avuto da poco un lutto, ci lasci in pace! - e sbatté la porta davanti a lei. 
Carla picchiò un piede a terra con stizza, chiedendosi perché non riuscisse a convincere la persona ad aprire il suo cuore, a comportarsi con il cuore.   
Carla si mise una mano sullo stomaco. Quell'uomo soffriva terribilmente, certo, ma non era giusto il suo comportamento!  

Giorno della festa.
Carla, Sandra e altre cinque signore si offrirono di aiutare per preparare la festa. 
sapete, ho invitato anche il signor Benetti, ma lui non ha voluto sentir ragioni-
Si sentiva come in colpa per non esser riuscita  convincerlo a cambiare idea. 
ha perso la moglie da poco, non se la sente- 
suo figlio ha bisogno di riprendere la sua vita. Ha bisogno di lui. Ha già perso sua madre. Non è giusto che il padre si chiuda in se stesso, nel suo dolore e non gli dia il suo amore.- 
anche su questo hai ragione cara. Spero che cambi idea allora- 
povero piccolo- 
La festa ebbe inizio. Stavano mettendo i giochi in una cesta per portarli all'istituto, quando le si avvicinò Simona Ardighi, che aveva portato due bottiglie d'aranciata. 
sai chi c'è dietro la soglia? Il piccolo Benetti- 
davvero? - 
già...con in mano un gioco.-
Carla respinse le lacrime, e andò a vedere. Il piccolo la guardò, aveva gli occhi pieni di lacrime. Il piccolo era chiaramente venuto di nascosto dal padre. Avrebbe dovuto chiamare il padre per rassicurarlo che il piccolo era lì. 
Stefano voleva esser lì, ma desiderava anche la presenza di suo padre. Quella signora era talmente dolce ma anche molto grintosa, in grado di affrontare suo padre. 
ehi, tesoro, perché non entri?-
papà non vuole. Per ora non si è accorto che me ne sono uscito. Troppo occupato a lavorare. Ma appena lo farà...-
ascolta, parlo io con tuo padre se si decide a scendere. Non è giusto che tu non partecipi-
Non poteva negare a suo figlio una piccola festa con altri bambini. 
lui si infuri...erà.- balbettò il piccolo, cercando di riprendere fiato dopo aver pianto. 
non temere tesoro...vieni- 
Il piccolo prese la sua mano e la seguì all'interno dell'appartamento. Mise il suo giocattolo nella cesta. Anche a quello aveva pensato. Non era venuto a mani vuote, ma aveva pensato anche a portare un gioco. Ne fu particolarmente intenerita. 
Giorgio uscì dal suo studio e cercò il bambino.
Signora  Stadtler, dov'è Stefano?-
Insomma, a cosa stava pensando quella donna? Il suo compito principale era occuparsi del bambino non a guardare telenovelas!
Ammise che ultimamente lui stesso, aveva particolarmente e inconsciamente trascurato molto il bambino.
non essere in camera sua a giocare?-
no! -
Andò in salotto, e infuriato si versò un sorso di whisky. Aveva capito dove poteva esser andato il piccolo. 
Gli aveva disobbedito e Stefano non l'aveva mai fatto. Si rilassò un poco perché sentiva che suo figlio era comunque al sicuro, poco distante da lui. Al bambino importava davvero molto di quella festa al punto di disubbidire. Gli aveva negato quella del suo settimo compleanno, tre mesi prima. Stavolta Stefano non aveva accettato un no.  
Mentre beveva, nel vano del mobile bar, vide un pacchetto. Lo estrasse e si lasciò cadere su una sedia quando lesse il biglietto. Cercava di non pensare ad Anna, persa in poche settimane da un male incurabile. La vita andava avanti, se lo diceva ogni giorno che si alzava dal letto. Lei gli aveva fatto giurare di non seppellire il suo cuore con lei, che lui doveva amare ancora e pensare a Stefano. 
Il regalo  per il bambino era proprio da parte di Anna. Dalla forma del regalo capì che era un libro. 
Ingoiò il nodo alla gola. A lei piaceva molto leggere e voleva che anche Stefano se ne appassionasse quanto lei. Infatti, Stefano molte volte, invece di guardare la tv o giocare, leggeva. 
Poggiò il regalo sul tavolo quindi uscì dall'appartamento e scese al piano superiore. Capì dov'era la festa perché sentì le risate dei bambini e la musica festosa natalizia. 
Entrò e tutti tacquero. La musica si fermò. 
papà.-
come ti è saltato in testa di uscire senza dir niente?-
Doveva fargli capire comunque che doveva avvisare sempre quando usciva dall'appartamento. Stefano comprese la preoccupazione di suo padre, che aveva di certo ragione ma se glielo chiedeva di sicuro non l'avrebbe fatto uscire. 
ti prego, voglio rimanere-
non se ne parla. Fila in casa! -e fece il gesto al figlio di uscire. Carla perse la pazienza. Perché il bambino non poteva rimanere? Non correva certo del pericolo lì, in casa sua. 
la smetta di esser così egoista. Non capisce che sta negando il Natale a suo figlio?  Sta negando il suo amore di padre a suo figlio?-
Carla doveva esser brutale per farlo riflettere sul suo errore di chiudersi in quel modo, negando se stesso al piccolo, non per gli altri che avevano secondaria importanza, ma per il suo bambino che doveva venire prima di tutto. 
Giorgio fu irritato da quelle parole, come se lui non si prendesse cura a sufficienza di suo figlio. Cosa ne sapeva quella donna di ciò che provava lui? Che ne sapeva della solitudine, della morte?
che ne vuol sapere lei?- sbottò. Carla respinse le lacrime , non la conosceva ancora cosa poterne sapere del suo dolore? 
lo so perfettamente invece! Sono vedova. Ma non ho mai negato il mio amore a mio figlio Mirko. Ha già perso il padre non può perdere anche la mia presenza costante, il mio amore. Suo figlio è terribilmente solo! Certo, lei è presente. Ma non con il cuore. Suo figlio viene prima di tutto. -
Giorgio si guardò attorno. Sguardi di aperto rimprovero lo trapassarono. Imbarazzato se ne andò. Così, anche lei era vedova! Tutti lo sapevano, tranne lui. Si sentiva ancor peggio di prima. Aveva tratto conclusioni affrettate. 
Tornò in casa. Era stato un discorso molto crudo e ...accidenti  quella donna straordinaria aveva ragione! Aveva chiuso il suo cuore in cassaforte, non pensando altri che a se stesso. Aveva lasciato solo Stefano. Escludendolo dalla sua vita. Era tanto rigido con lui, e poi lo lasciava solo. 
Carla prese fra le braccia il bambino, che vedendo andar via suo padre, era scoppiato in lacrime. Non solo non aveva più sua mamma, ma aveva anche perso suo padre? Era un Natale orrendo, pensò il bambino, fra le braccia di quella donna. 
Giorgio riapparve sulla soglia con un pacchetto in mano. 
Stefano, guarda chi c'è?- sussurrò Carla. Finalmente, le sue parole, seppur dure, avevano raggiunto il cuore di quell'uomo. Si era reso conto dell'errore che stava commettendo, perchè così facendo, stava rovinando suo figlio
Il piccolo si voltò e vide suo padre. Era incredulo. Guardò Carla, quella donna era davvero buona e bravissima a convincere suo padre. Stefano, così, gli corse fra le braccia. Il padre lo sollevò da terra e lo strinse a sé. 
Perdonami Stefano, ti prego...perdonami- piangendo, senza timore di esser mal giudicato come prima.  Non l'aveva ancora pianto da quando lei...se ne era andata. 
Sì...- sussurrò il piccolo che ormai singhiozzava ma stavolta erano lacrime di gioia. 
Tieni...- gli diede il pacchetto. 
e' della mamma! -esclamò il piccolo, leggendo il biglietto. 
sì...lei li comprava sempre d'anticipo...- gli spiegò,  soffocando di nuovo il nodo in gola, che minacciava di sopraffarlo. 
La commozione fu generale poi la serenità e il buon umore tornarono a regnare nella festa. 
grazie- sussurrò Giorgio a Carla che stava riattaccando un fiocco all'albero, trovato a terra. 
Di cosa? -gli domandò lei stupita. 
di avermi aperto gli occhi. Bruscamente ma ...ha fatto bene-
si ricordi che non è solo-
già..finalmente me ne sono reso conto. .- 
Giorgio non solo aveva riaperto il cuore a suo figlio, ma ad un futuro accanto a qualcun' altro di speciale. Un'altra persona che poteva capirlo e tenergli testa. 
Una donna adorabile che ora aveva sul naso un buffetto di zucchero a velo. Glielo tolse dolcemente con un fazzoletto.
oh...grazie...- e sorrise imbarazzata.
È stato...un piacere- e le sorrise. Carla trovò stupendo il sorriso di quell'uomo. 
Due giorni dopo, Carla andò a bussare alla porta di Giorgio.
siete soli domani per Natale? - azzardò l'invito. 
Ma prima che il padre dicesse qualcosa, Stefano si mise le mani sui fianchi e lo imitò facendo il vocione grosso come poté: 
senta, non le pare di essere un po' troppo invadente?- replicò che stava preparandosi a ribattere in quel modo. 
Giorgio lo guardò stupito. Poi scoppiò a ridere, contagiando anche Carla, che trovò la risata di lui meravigliosa. Stefano li guardava. Era al settimo cielo. Aveva di nuovo il suo papà, e chi lo sa? Una nuova mamma. Carla era una donna dolcissima. Gli piaceva davvero molto. 
accettiamo l'invito, grazie. Dobbiamo portare qualcosa?- 
Carla sentì il cuore esultare per aver riaperto il cuore. 
voi stessi. - disse solo. 
Le interessava solo la loro presenza.  Si vedeva che in quei due giorni padre e figlio stavano rapidamente recuperando il loro rapporto spezzato. 
no, ci mancherebbe. Dirò alla governante di preparare qualcosa, sa, è tedesca e fa ottimi  dolci del suo paese. 
già...ottimo. A domani.- 
–  a domani. Non vedo l'ora- 
Carla sorrise e arrossì. Stava nascendo qualcosa fra loro era felice e spaventata allo stesso tempo.Certo, la paura di soffrire ancora era del tutto naturale, ma dovevano pensare al presente. A vivere ogni singolo istante. 
Fu un Natale indimenticabile. Suggellò non solo la Nascita del Signore, ma anche di una nuova unione. Anime sole che si incontravano. Per non esserlo più.

















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