domenica 11 dicembre 2011

TU PUOI SALVARMI SETTIMO CAPITOLO TERZA PARTE-OTTAVO CAPITOLO PRIMA PARTE


SETTIMO CAPITOLO TERZA PARTE
Alessandro era quasi certo di sapere chi era la talpa. Così, di proposito, diede l’informazione falsa al sospettato. La 'talpa'.
Dopo aver organizzato con un collega, l'operazione per smascherarlo e procedere poi all'arresto di Sciacca.
- Chiamami l’ospedale e chiedi quando può’ uscire Ambrosi.-
Alessandro sperò che Mancuso abboccasse all'amo. Tutti sapevano bene che Diego era 'morto'. Contò sul fatto che il tenente non fosse particolarmente dotato di acuta intelligenza e spirito d'osservazione.
L’uomo ebbe una reazione sorprendente. Non batte un ciglio nel scoprire che Diego era vivo questo perché doveva aver ascoltato telefonate e origliato conversazioni nel suo ufficio. Eppure, per tutti, Diego era morto. Alessandro voltò l’angolo.
Mancuso afferrò la cornetta e chiamò Augusto. Ora aveva l'assoluta certezza che Diego era vivo. Augusto avrebbe pagato profumatamente quella informazione preziosa.
Trovava insopportabile l'amico di Brembati.  Ambrosi non era un poliziotto, eppure l'avevano usato come infiltrato, anziché tener presente la carriera di lui, Fernando Mancuso, e la sua sconfinata conoscenza nel campo della criminalità organizzata.
Ma si era vendicato, tanto per cominciare, aveva riferito a Sciacca, che Diego conosceva molto bene Cinzia, poi che lei aveva spifferato tutto, dell'omicidio e i traffici di Sciacca. Infine, visto che Sciacca l'aveva ricompensato bene, l'aveva salvato, avvertendolo che la polizia stava arrivando a Ceriale, alla villa, permettendogli così di fuggire.
Gli rispose Scamone, vice di Sciacca. 
- Arturo, dì al tuo capo che gli stanno addosso. Stanno per arrestarlo. –
- Sì, infatti, tranquillo, il capo si sta preparando alla fuga, parte stasera dall’aeroporto di Bresso. –
Alessandro, nella stanza a fianco, guardò Corini, che ascoltava con le cuffie, e gli stava facendo segno di okey. Stavano avendo ottime informazioni. Gli dispiacque che Mancuso, prossimo alla pensione, concludesse la sua carriera in quel modo squallido.
- Ah, Arturo, ho appena avuto la conferma a ciò che ho udito l’altro giorno. Si vede che Brembati si fida di me. Mi ha chiesto di chiamare l’ospedale per sapere quando Diego veniva dimesso…quindi è vivo-
Non gli passò di mente che Alessandro l'avesse detto apposta per vedere la sua reazione.
- Stupido! Non capisci che è una trappola? Per sapere chi è la talpa della centrale di polizia? Non aspettava altro che …ti tradissi- e riattaccò.
Quello stupido di Mancuso, tutti sanno che Ambrosi è morto. Lui cosa fa? Ci casca in pieno nel trabocchetto, pensò Scamone con irritazione.
Alessandro uscì dalla stanza di fianco e gli si piazzò davanti.. Aveva sentito tutto. Anche le parole dell’altra persona ed erano state registrate.
Fernando Mancuso si sentì mancare. L’avevano scoperto. Ci era cascato in pieno! Si maledisse. Non solo la sua carriera era finita, ma non avrebbe goduto dei 'frutti' di quelle soffiate.
- Allora, Mancuso, quando esce Diego? Hai avvertito anche gli uomini di Sciacca immagino- e appena vide che l’uomo scattare in piedi per darsi alla fuga, Corini, gli fece lo sgambetto. Mancuso finì disteso a terra. Alessandro gli afferrò le braccia piegandole sulla schiena e lo ammanettò. Lo sollevò di nuovo in piedi. 
Provava profondo disgusto per Mancuso. Si era venduto a Sciacca. Era stato lui a riferire a Sciacca, che Diego conosceva bene Cinzia. Da lì il pestaggio al casolare e poi tutto il resto. Disprezzava profondamente  i poliziotti corrotti. Ma ora, non c'era tempo per meditare, dovevano fermare la fuga di Sciacca. Quindi lo affidò a degli agenti e con Corini si recò all’aeroporto.
Da due settimane, Alessandro Brembati era stato promosso commissario. Avrebbe ricevuto un'onorificenza se fosse riuscito ad arrestare Sciacca.
Giunti lì, videro Sciacca. i suoi bagagli consistevano in una ventiquattrore di pelle e una borsa capiente da viaggio.
Si avvicinarono a lui che li guardò incuriosito. Non parevano sbirri. Inoltre, attendeva due corrieri per consegnare due chili di 'Nellis'. La nuova droga.   
Nel trambusto del viaggio, Scamone non gli aveva infatti comunicato che Mancuso si era 'tradito'. Quindi era all'oscuro del fatto che la polizia stava per arrivare. 
- Augusto Sciacca?-
- Sì?-
L'uomo li guardava interessato. Non pareva affatto preoccupato. Forse aspettava qualcun' altro.
- Sono il commissario Alessandro Brembati della squadra omicidi. La dichiaro in arresto per  aver causato la morte di: Alberto Ambrosi, Sergio Gandini, Anna Guidolin, Diego Ambrosi e il tentato omicidio di Cinzia Lazzari. A suo carico inoltre altri ventiquattro capi d’accusa per altri crimini.-
Alessandro osservò l'uomo davanti a sé, aveva uno sguardo spietato, non riusciva leggere alcun rimorso per i crimini che aveva commesso, anzi, pareva esserne orgoglioso. Era un uomo di aspetto molto attraente ma non aveva cuore. Cinzia l'aveva capito molto presto e sulla propria pelle.
Quel poliziotto si illudeva se lui si fosse arreso così, si illudeva di mandarlo in carcere.
- Dovrei confessare?- ribatte ironico Augusto.
Quella domanda posta con quel tono strafottente per poco non fece saltare i nervi ad Alessandro. Quell'arroganza lo indisponeva.
- Una cosa è certa. Non scapperà. Chiami già ora il suo avvocato ma dubito che la tirerà fuori dai guai. Andiamo- ed estrasse le manette per chiuderle ai polsi di Sciacca che sorrideva impudente.
- C’è poco da ridere- commentò Corini, che teneva d'occhio le reazioni dell'amico e suo superiore. Alessandro stava trattenendosi a fatica da non saltare alla gola a quel bastardo. L'arresto doveva esser eseguito in modo regolare, per un incappare in una contro denuncia per abuso di potere da parte dell'avvocato di Sciacca. Le emozioni erano vietate e Augusto Sciacca contava proprio su quello, far saltare i nervi ad Alessandro, emotivamente coinvolto.
- Con che prove?-
A parte la deposizione di Cinzia, che cosa avevano a suo carico? Mancuso gli aveva riferito solo la deposizione di quella sgualdrina.
Infatti,Alessandro non aveva mostrato i cd a nessuno. Erano chiusi nella sua piccola cassaforte in ufficio. Alessandro strinse il pugno in tasca. Con che prove? Credeva che l'arrestassero con prove indiziarie? No, a Sciacca, l'ergastolo non glielo toglieva nessuno.
- Su, non faccia l'ingenuo. Lei lo sa bene, Sciacca, visto cosa ha fatto a Cinzia Lazzari, che ha deposto contro di lei, abbiamo dei Cd con dati scottanti, documenti…testimonianze; su di lei c'è un bel fascicolo zeppo. -
Cd? Quella ragazzina ingrata l'aveva pugnalato alle spalle rubando i suoi files! L'aveva sottovalutata. Non era solo bella. Era astuta e sveglia. Ma non voleva ammettere a se stesso di aver commesso quell'errore di valutazione.
- Sapete che vi dico, Brembati? Il fascicolo mettetevelo in quel posto! -
Quindi retrocesse e iniziò a correre. Sciacca aveva poco più di quarantacinque anni e un fisico atletico. Correva decisamente forte. Lo videro salire su un aereo e accendere il motore.  Corini corse all’auto. Alessandro giunse all’aereo, cercò di riaprire lo sportello per scaraventare giù Sciacca. ma non ce la fece, Sciacca gli diede il calcio della pistola sulla tempia. Alessandro rimase stordito alcuni minuti. Sufficienti a Sciacca per allontanarsi.
No, non gli sarebbe sfuggito stavolta quel bastardo. Non poteva permetterlo, lo doveva a Diego, al padre dell'amico, ad Anna, a Gandini, a Cinzia e a tutte le vittime della  violenza di quel rettile senza cuore.
Arrivarono alcune auto della polizia che arrestarono gli altri della banda.
Alessandro riprese ad inseguire l’aereo. Riuscì a salire e tentò di farlo frenare. Non si accorsero che stavano andando contro una costruzione in cemento. Corini che li stava seguendo in auto, affiancò l’aereo.
- Non ce la farete. Saltate! Guardate avanti!- urlò con il megafono.                                                    
Alessandro cosi’ si accorse del pericolo imminente. Così, afferrò Sciacca e insieme piombarono sul tetto dell’Audi. Si allontanarono più’ rapidamente possibile ma un pezzo d'ala dell’aereo che ancora ardeva colpì la gamba di Sciacca e le schegge di fuoco si propagarono rapidamente. L’auto si fermò e Alessandro buttò subito una coperta sul corpo dell’uomo che gridava di dolore.
Arrivò l’ambulanza. Brembati salì con lui. Il crudele Sciacca stava sdraiato in preda al terrore puro di morire. Dopo aver terrorizzato le sue vittime, forse capiva cosa significava trovarsi ferito, in trappola.
- Se la caverà? Insomma è in pericolo di vita?- domandò Alessandro al medico. Non voleva che quel verme trovasse la fuga nella morte, non voleva nemmeno che fosse in grado di scappare dall'ospedale.
- No. Nel modo più assoluto. Certo, sarà difficile che la sua gamba torni ad aver un’aspetto normale. Ma potrà camminare ancora e non sta per morire.- gli spiegò.
- Quanto ci vorrà per il recupero? Vede, e’ un omicida. Devo portarlo poi in prigione. –
- Un paio di settimane-
- Va bene…-
Alessandro guardò Corini, anche lui era salito sull'ambulanza. Un'altro medico curò la ferita alla tempia del commissario Brembati. Era finita. La banda era stata arrestata, Sciacca ferito e vulnerabile, avrebbe finito i suoi giorni in prigione. Corini scese dall'ambulanza e la seguì in auto. In modo che Alessandro poi potesse tornare con lui al commissariato.


Quella sera, andò da Diego. Quanto avrebbe voluto dirgli che Sciacca era stato arrestato e come era accaduto. Gli parlava quando era con lui, ma dubitava che le sue parole arrivassero a Diego in stato di coma. Alessandro era piuttosto disilluso della vita. I miracoli avvenivano solo nei film. Gli mancava molto l'amico.
Ma decise che, anche se Diego non sentiva, gliela avrebbe detto lo stesso. Il medico l'aveva persino consigliato di continuare a farlo. Parlare con lui.
Stava per entrare nella stanza quando ne uscì un infermiera che gli sorrise.
Alessandro capì subito che il miracolo era avvenuto. L'infermiera, Sara Minetti fu felicissima di comunicare al commissario che il paziente a lui caro, era fuori pericolo, il peggio era passato.
- Si è svegliato sa?  Tra poco rientra da radiologia. Gli hanno fatto una tac capisce… ma ce la farà-
Alessandro rimase ammutolito qualche secondo, come stordito. La gioia poi gli inondò il cuore come un fiume in piena. Faticò a ricacciare indietro le lacrime. Diego aveva lottato e ce l'aveva fatta.
Entrò in camera e attese impaziente l’arrivo del suo amico.
- Eccolo qua!- esclamò l’infermiera spingendo la barella. Due inservienti rimisero Diego sul letto con delicatezza. L’infermiera infilò nel suo braccio il tubicino che portava ad una nuova flebo quindi uscì. Tutte le altre macchine a cui Diego era stato attaccato, erano sparite. Era un ottimo segno.
- Diego non credevo più che ti risvegliassi…abbiamo arrestato Sciacca. E’ finita…-   
- Raccontami-sussurrò Diego, incredulo. Ma ovviamente sollevato della fine di quell'incubo.
Alessandro voleva dargli quella notizia per sollevargli il morale utile ad una guarigione più rapida. Per la sua vita, e per essere felice, riconquistando l'unica donna che Diego amava.
L'amico aveva bisogno di sfogarsi, raccontandogli dell'arresto, lo vedeva ancora molto teso.  
Alessandro raccontò cosi’ la rocambolesca operazione. Ma dopo il racconto, in cui Diego aveva immaginato tutta la scena degna di un film del genere 007, una domanda gli salì subito dal cuore. Così gli mise una mano sul braccio.
- dimmi Diego...- la stretta era molto forte. Sorprendente visto le sue condizioni
-  Dov’è Cinzia? Sciacca mi ha fatto credere che è morta. Ma sento dentro me, che non è vero…dimmi che non è vero! Dimmi che mentiva per distruggermi!-
Nel proprio cuore, sentiva che lei era ancora viva. Lo sarebbe stata sempre.
Alessandro deglutì nervosamente. Ecco, era arrivata la domanda fatidica. Di certo, Diego, la preferiva viva anche se lontana da lui.
- No, Cinzia non è morta. Ma …non vuole più vederti. Lui deve averle mostrato prove del vostro accordo….- gli spiegò.
Diego esultò. Era viva. La donna della sua vita era viva. Poco importava che lei lo detestasse. Sciacca non era riuscito a portare a fondo la sua vendetta. Erano vivi.
- Non è morta ….la sola cosa che m’importa è che lei sia ancora viva-
Alessandro fu sollevato che Diego non prendesse troppo male la notizia che lei non volesse più vederlo. Lui l'amava talmente che rinunciava anche a lei, purché lei stesse bene.
- Certo. Lei si è ben nascosta presso una parente. Non ho idea di dove sia questa persona. Non ha voluto dirlo nemmeno a me dove andrà. Lei si sente in colpa anche verso la famiglia di Anna. Per proteggerla, quella donna ha perso la vita, i due ragazzi cresceranno senza la madre. L’ha fatta soffrire molto.–
Era del tutto comprensibile il comportamento di lei, che non pensava solo a se stessa ma anche alle persone a cui teneva, e che avevano sofferto per proteggerla. Che avevano dato la vita per salvarla.
- Alessandro, comprendo perfettamente i suoi sentimenti. Cosa le ha fatto quel bruto?-
- Lascia stare Diego. Cerca di riprenderti-
Pensare a quel che la sua donna aveva sofferto non era affatto una buona medicina per riprendersi, si era appena risvegliato dal coma.
- Dimmelo-e li serrò di nuovo il braccio.
- Quando l’abbiamo trovata anche lei era piuttosto malconcia, sangue ovunque su di lei…pensavamo davvero che fosse morta.
- Cosa le han fatto…dimmelo ! I dottori l’avranno visitata e curata no? Cosa le ha fatto quel mostro e NON-MENTIRMI-ANCORA!-
Aveva un bisogno quasi impellente di sapere cosa Sciacca le aveva fatto subire. Si stava troppo agitando. 
-  Lui …l’ha seviziata e stuprata. Le ha inciso con il coltello due belle letterine sulla pelle della spalla. Non avuto pietà-rivelò rapidamente. Come per togliere un cerotto su una ferita aperta. Visto che insisteva, inutile tergiversare. Doveva sapere.
- Mio Dio…mio Dio!-e chiuse gli occhi ma le lacrime iniziarono a scendere. I sensi di colpa, il dolore per quel che lei aveva patito lo afflissero. .
- Vuoi davvero sapere tutto?-
- Sì. Perché è giusto che mi torturi-
Era il minimo. Non avrebbe comunque mai potuto capire cosa provava lei, cosa prova una donna quando viene violentata. Cinzia doveva avere l'animo dilaniato dal trauma subito, doveva essere profondamente scossa. Rendendola ancor più vulnerabile. I segni sulla sua pelle si sarebbe rimarginati, ma le ferite dentro avrebbero sanguinato a lungo. Quanto avrebbe voluto esser vicino a lei, confortarla, pur sapendo che lei non avrebbe voluto, che non avrebbe sopportato di farsi toccare da un uomo. Chiunque fosse.
Alessandrò intuì le intenzioni di Diego. Punirsi. Decise così di raccontargli ogni cosa, tutto il calvario che lei aveva subito. Vide gli occhi dell'amico colmi di lacrime. Soffriva atrocemente ma era convinto di meritarsi quell'ennesima tortura. Sapere che la persona che ami ha subito tanta violenza era più doloroso delle proprie ferite, che non erano certo da sottovalutare. Ma di quelle Diego non si lamentava.
- Testardo. Comunque lui le ha inciso  una P e una T, come il marchio che hai tu, una bella T. Puoi ben immaginare che vuol dire la P riferito ad una donna. Le han fatto lo scalpo. E’ stata fustigata in tutto il corpo con una cintura con borchie appuntite, abbiamo trovato la cintura insanguinata per terra, infine, stavano per iniettarle una nuova droga, perché le abbiamo trovato un laccio emostatico sul braccio, ma lei coraggiosamente ha avuto la forza di colpirlo e così la siringa si è conficcata nel divano … Avevano avuto una soffiata di avvertimento da una talpa in centrale così sono fuggiti prima che entrassimo. Mancuso lavorava per Sciacca. Li ho teso una trappola da li l’arresto in aeroporto di Sciacca e la sua banda.-
- Capisco…-
- Quando lei mi disse da chi fuggiva, sul treno. Gia’ li mi stavo inguaiando. Non avrei dovuto aiutarla. Ma mi ero già innamorato di lei follemente. Era già troppo tardi. Ero impantanato. In qualunque modo mi muovessi, sarei affondato sempre di più. Ero su sabbie mobili pericolose-
- Pensi di riconquistarla?-
Diego la voleva di nuovo vicino, un tentativo andava fatto. Anche se temeva quell'incontro, rivedere quel volto dolcissimo, tanto ferito, addolorato.
- Si. Ma le lascio del tempo per riprendersi. Le sue ferite sono più profonde di quanto pensiamo. Anche se mi manca in modo atroce. I prossimi giorni a casa,senza lei, sarà un inferno e me lo merito del resto. Ma rispetto il suo dolore. –
- Vedrai che la riconquisterai. –
Alessandro pensò di dare un po' di coraggio all'amico, per dargli lo spirito giusto e la forza di alzarsi dal letto. Un obiettivo importante. Davvero importante.
- Non ho mai amato cosi nessuno. Tu lo sai bene-
Le altre donne erano state solo avventure che si erano concluse quando aveva avuto la pessima idea di sposarle. Così, dopo il terzo divorzio, e un innumerevole serie di avventure, pensava di esser incapace di amare davvero, profondamente. Finché non era apparsa lei, Cinzia. Lei che aveva soffiato via le ragnatele che avvolgevano il suo cuore e che gli impedivano di esprimere i propri sentimenti. Lei che l'aveva in qualche modo salvato da Sciacca, andando contro di lui.
- Sì…-
Era triste che ora che Diego aveva incontrato qualcuno che amava davvero, non poteva esprimere quell'amore.
- Immagino che la famiglia di Anna mi odierà.- riflettè ad alta voce.
- Anna era una poliziotta. Sarebbe accaduto se era destino. Ed era nel suo destino-
- Ma…-
- Niente ma, Diego, Cinzia aveva il dovere di deporre. E’ una testimone oculare di estrema importanza. Va protetta. Noi avevamo il dovere di proteggerla. Anna era la persona più indicata. Le ho spiegato la situazione e lei ha insistito nell’offrirsi. Sapeva cosa andava incontro. Ho provato a rifiutare lei  mi disse che se non poteva lavorare compiendo anche quel tipo di operazioni, allora poteva anche starsene a casa al sicuro. Si sarebbe dimessa –
- Doveva tranquillizzarlo, Diego non doveva assolutamente sentirsi la coscienza sporca. Il vero criminale era solo uno. Era Sciacca incapace di avere una coscienza né sangue caldo nelle sue vene.
Diego annuì ma era addolorato per la morte dell’amica. Quindi Diego si addormentò. Ma ora respirava in modo autonomo, e regolare. Alessandro sospirando di sollievo, tornò al commissariato.


Ottavo capitolo prima parte.


Cinzia partì cosi' per Rubiera, fra le colline emiliane, dove viveva una sua zia, unica parente che le era rimasta. Era la sorellla maggiore di sua madre.
Sua zia leggendo della sua morte tramite i giornali, si era subito informata parlando proprio con Brembati. Non era possibile che anche sua nipote fosse morta ora. Come era possibile che fosse un’altra persona? La foto sul giornale le dava l’immagine vivente della sua defunta sorella.
La madre di Cinzia, Loretta Maggi, era fuggita da casa, sposando Corrado Lazzari, uno spiantato fotografo, contro il volere della famiglia Maggi. Luisa Maggi si era schierata dalla parte della famiglia e così le due sorelle si erano allontanate. Loretta era stata felice con lui finché non era avvenuto l'incidente. Ma  era stato detto a  Luisa che anche la piccola era deceduta fra le braccia della madre.
Invece da qualche giorno aveva scoperto che sua nipote era viva. Così era riuscita a mettersi in contatto con lei, e dopo un iniziale attrito fra la giovane e lei, si erano accordate. Cinzia sarebbe andata da lei, appena uscita dall'ospedale. Desiderava conoscerla e capire.
Cinzia era stata comunque felice, dopo un iniziale diffidenza, di andare dalla zia. Di avere qualcuno della sua famiglia, era una scoperta emozionante. Non era sola al mondo. Aveva disperato bisogno di affetto. Sua zia avrebbe curato le sue ferite del cuore.


Con il cuore in tumulto,  bussò alla porta della casa elegante posta su tre piani. Aprì un uomo in divisa da maggiordomo. Fu stupita della cosa.
- Cosa desidera?-
- Vedere la signora Maggi. Sono la nipote. Cinzia. Mi aspetta–
- Ma certo. Sapevamo del vostro arrivo. Mi segua signorina-
Fu annunciata e appena il maggiordomo si spostò, vide una bella signora elegantissima e molto bella ancora, che tendeva le braccia.
- Mia piccola cara!  - esclamò.
- Zia Luisa! -
- Vieni qua tesoro e abbracciami.  -
Cinzia le volò fra le braccia. La strinse forte.
Luisa poi la guardò, incredula di quanto somigliasse a sua sorella Loretta. Non riuscivano a parlare per la fortissima emozione. Brembati le aveva raccontato della tremenda esperienza di Cinzia, l'avrebbe colmata d'affetto. Cercando anche di 'risarcirla' per tutti quegli anni in cui era rimasta sola.
Luisa le chiese se era affamata e Cinzia annuì. L'emozione le serrava la gola. Così tirò una cordicella con un campanello appeso e un istante dopo entrò una cameriera.
- Porti dei sandwiches e del tè per mia nipote. Ah prepari la stanza color pesca-
- Subito signora-
- Brembati mi ha accennato alla tua terribile esperienza. Ma mi racconterai tutto domani eh? Vedo che sei stanca. Avremo tempo per conoscerci e parlare-
- Sì. – nessuno l’avrebbe trovata in quel luogo dimenticato da Dio. Ne’ Sciacca ne’ Diego. Voleva starsene lontata dal suo doloroso passato. Diego doveva dimenticarla. Per il bene di entrambi.
La cameriera depositò un vassoio con del cibo sopra.
- Coraggio mangia. Resterai qua finché lo vorrai. Anche per sempre se vuoi-
Cinzia annuì, sospirando sollevata poi si rifocillò.
Sua zia le raccontò dei suoi genitori. Fino a che Cinzia si addormentò.


NON MANCATE ALL'ULTIMA PUNTATA DEL 19 DICEMBRE. 
SEGUIRA' UN RACCONTO DI NATALE E POI A GENNAIO UNA NUOVA STORIA. 
VI ASPETTO.

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