
Alessandro e Luca Artoni giunsero al piano superiore della villa. Nell’ampia terrazza davanti alla porta finestra giaceva il corpo senza vita di Anna. Le avevano sparato in fronte. Luca le chiuse gli occhi ancora sbarrati. Provando profonda tristezza per la morte della collega e dell'amica. Artoni era della polizia di Genova, ma era coinvolto quella notte in una difficile operazione per stanare una cellula terrorista. Ecco il motivo del ritardo. Del resto non c'era un' altro poliziotto alla sua altezza per quella delicata operazione a Ceriale.
Alessandro guardò Anna, chiedendosi come avrebbe trovato le parole per dirlo alla famiglia.
Avevano raggiunto la villa in silenzio. Purtroppo, c'era stata una soffiata agli uomini di Sciacca. Una talpa. Aveva un forte sospetto su uno dei poliziotti, ma doveva mettere in atto la trappola. L'uomo poteva condurlo da Sciacca perché era era ormai lampante che lì Sciacca e la sua banda si erano già dileguati da molto tempo prima.
Entrarono così rapidamente nell'appartamento. Erano arrivate due ambulanze.
Trovarono Cinzia seduta precariamente su una sedia. Il suo corpo era uno scempio talmente era straziato. Alessandro le afferrò il polso con delicatezza, essendo livido. Il suo battito era lento ma regolare. L'avevano torturata in modo atroce. Impallidì nel guardare la ragazza coperta di sangue. Quel mostro non aveva avuto pietà di lei.
Artoni uscì subito sul terrazzo e fece cenno ai medici di salire immediatamente con le barelle.
Alessandro si guardò intorno domandandosi dove fosse l'amico. Ebbe un presentimento così si fece forza e salì i due gradini che portavano nell’area cucina. Dietro la penisola, a terra vide così il suo amico. Anche il corpo di Diego era in condizioni strazianti. No, non poteva esser morto! Si accovacciò vicino a lui e tastò il suo polso. Avvertì un percettibile battito lento e irregolare. Comprese che le condizioni dell’amico erano disperate. Il personale medico si occupò subito di lui. Il volto dell'amico era una maschera di sangue.
- E’ ancora vivo?- sapeva che era vivo, ma voleva sapere quante possibilità aveva Diego di arrivare vivo in ospedale.
- Sì, ma dovremo intubarlo. E’ gravissimo-
- La ragazza?-
- Dovrebbe cavarsela-
Il medico si chiese cosa era accaduto a quei due poveretti. Pareva quasi che un enorme mostro alieno li avesse stretti a lungo fra le mani, munite di orrendi artigli straziando così le loro carni. Come spiegare altrimenti un simile abominio?
La ragazza però aveva qualche possibilità di farcela. Non aveva organi lesi. L'uomo purtroppo era in fin di vita, doveva essere brutalmente sincero con il poliziotto, che aveva gli occhi lucidi.
Alessandro si sedette su uno sgabello perché inspiegabilmente aveva un violento capogiro. La sua più cara amica e collega era morta. Il suo miglior amico era in fin di vita. Augusto si era accanito con particolare perfidia. Crudeltà. In quell'uomo scorreva il ghiaccio nelle vene. L'amico di Diego, era abituato a trovarsi davanti i cadaveri dei più efferati delitti ma vedere il suo amico con il capo torturato in quel modo, oltre a tutto il resto delle ferite, l’aveva scioccato. Sapeva che rischiavano grosso ma mai avrebbe immagine una così cruenta vendetta. Un colpo di pistola in testa sarebbe stato più rapido e compassionevole. Gli salì un conato ripensando all'orrenda scena di poco prima, corse al lavabo in tempo e rigetto la cena.
Artoni attese che Alessandro si fosse ripreso, per non imbarazzarlo, e si avvicinò a lui.Brembati era un uomo che sapeva ben controllare le emozioni, solitamente non si impressionava mai, nemmeno davanti a delitti ben più cruenti. In quel caso, però, si trattava di due persone a cui teneva particolarmente, a livello affettivo, il turbamento l'aveva così indebolito e non aveva retto lo shock. Perché Alessandro, come lui del resto, si aspettavano di trovarli feriti o ...uccisi con armi da fuoco.
Luca Artoni aveva recuperato una prova che poteva esser importante per accusare ulteriormente quel criminale. Alessandro guardò Artoni, che indossava i guanti della scientifica, gli stava mostrando un sacchetto da reperto, dentro si trovava una siringa.
- ottimo, Luca, dove l'hai trovata ?-
Alessandro aveva molto apprezzato la discrezione e l'efficienza di Artoni.
- Era conficcata nei cuscini. Probabilmente lo stesso Sciacca stava per iniettarla alla ragazza, infatti i medici dell’ambulanza le hanno trovato un laccio emostatico al braccio. Ma la siringa, per fortuna, è ancora piena. Lei deve avergli impedito di farsela iniettare. Ragazza molto coraggiosa. -
Quella piccola donna lo sorprendeva sempre. In ufficio, durante la deposizione, gli aveva dimostrato di non essere una donna debole, ingenua, che era facile raggirare. Che non dovevi sottovalutare la sua intelligenza.
Era riuscita a impedire a quel pazzo di non rovinarle la vita, iniettandole chissà quale porcheria. Aveva trovato, con la forza della disperazione, il modo di fermarlo.
- Già, nonostante fosse anche lei con il fisico martoriato, ha trovato disperatamente l’energia per ribellarsi. Probabilmente in quella siringa c’è droga. Anzi, ne sono sicuro. Ne producono di nuove in continuazione, sempre più micidiali. Letali in breve tempo-
Diego fu trasportato in elicottero in un ospedale lombardo, dove c’era un ottima equipe neurochirurgica che si occupava di ogni tipo di trauma.
Cinzia fu trasferita anche lei nello stesso ospedale. In modo che fossero insieme. In modo da poter piantonare la stanza e impedire che gli uomini di Sciacca finissero il lavoro.
Perché era sicuro che Sciacca credeva di averli lasciati agonizzanti ma vivi. Quindi poteva tornare e ucciderli, dal momento che non era riuscito a farlo quel giorno.
Mentre, Alessandro attendeva in sala d’aspetto, gli venne un’idea vedendo il quotidiano. Far credere a Sciacca che entrambi erano morti nel trasporto in ospedale.
Così, venendo a conoscenza di quella notizia, Sciacca non li avrebbe più cercati, tormentati. Liquidati come usava dire la gente di quell'ambiente.
Sì, era un ottima idea. Così, poteva incastrare anche la talpa. Quell'essere schifoso, che per una mazzetta, aveva passato informazioni riservate a Sciacca, che aveva così saputo per certo che Diego conosceva bene Cinzia.
Dovevano divulgare una falsa notizia per depistare e tranquillizzare Augusto. Per vedere la sua prossima mossa. Ormai avevano tutti gli elementi per arrestarlo. Avevano fra le mani un protocollo di cinquantadue pagine di prove a carico di Sciacca. Dovevano solo ‘prenderlo’.
Un medico chirurgo, si avvicinò a lui.
- Mi dica…- domandò, con voce roca. Era preparato al peggio. Per quanto si possa esser preparati alla morte delle persone a cui si vuole bene.
Parlare con la famiglia di Anna era stato tormentoso. La famiglia, aveva reagito con molta dignità, compostezza. Avevano versato lacrime insieme, poi ringraziandolo per esser stato loro vicino, si erano chiusi nel loro silenzioso dolore. Discretamente se ne era andato ed era tornato rapidamente in ospedale.
- La ragazza se la caverà in un paio di settimane. Di lei sarà preoccupante la reazione psicologica. E' stata stuprata e ha subito altre sevizie spaventose-
Quel bastardo, non solo si era accanito nel picchiarla, torturarla, aveva abusato del suo corpo. Si augurò solo che Sciacca non avesse permesso ai suoi uomini di 'divertirsi' con lei.
Scacciò l'immagine che gli si presentò alla mente: Diego pestato a sangue ma sicuramente cosciente mentre udiva la sua donna gridare, in balia di Sciacca e dei suoi scagnozzi che la toccavano.
Il dottor Gandolfini guardò il poliziotto. L'uomo pareva stremato, non fisicamente, ma psicologicamente. Doveva esser molto legato alle due vittime. La giovane non aveva subito lesioni ad organi, ma la sua pelle lacerata aveva bisogno di lungo tempo per cicatrizzarsi. L'uomo, o più uomini, avevano fortunatamente usato delle precauzioni, ma ciò non toglieva che erano stati particolarmente brutali nell'abuso del suo corpo. L'animo di quella giovane avrebbe avuto bisogno di molto tempo per guarire dallo shock subito.
Alessandro si prese il volto fra le mani e imprecò. Poi sussurrò. Temendo la risposta.
- Ambrosi?-
- E’ in coma. Ha subito un violento trauma cranico. Abbiamo dovuto asportare la milza ormai compromessa. Ha avuto due emorragie interne. Il setto nasale è rotto. Bisogna aver pazienza. Ma siamo riusciti a drenare completamente l’ematoma che si stava formando, a causa di quelle orrende ferite al capo. -
Volle dare all'uomo sconvolto davanti a sé, una piccola notizia positiva.
- Qualche possibilità?-
- Ha il solo il 10 per cento di uscirne vivo-
- Sempre meglio che 0. Posso vederli?-
- Non ancora. Fra venti minuti.-
- Va bene. Allora mi occupo di una faccenda. A dopo-
- Faccia con comodo-
Diego e Cinzia non si sarebbero certo mossi da lì, pensò sarcasticamente Alessandro quindi diede ordine di divulgare la notizia della morte di Diego e Cinzia, deceduti in ospedale in seguito alle gravissime ferite causate dalle barbarie torture.
Sciacca stava prendendo il sole sul suo yacht quando ascoltò la notizia alla radio.
Diego era molto grave quando erano andati via. Poteva davvero esser morto. Ma non credeva minimamente che anche lei fosse morta.
Era chiaramente un trucco della polizia. Anche se non capiva l'utilità.
Non era nemmeno riuscito ad iniettarle la droga. Aveva ammirato il fegato di quella femmina. Fino all'ultimo aveva lottato.
Ammirava in un certo modo la sua ex amante. Era stata molto astuta fingersi allo stremo delle forze per poi colpirlo.
No, morta era impossibile. L’aveva terrorizzata, violentata e seviziata ripetutamente ma non al tal punto di provocarne la morte. La coltellata al fianco non doveva averle leso organi. Sarebbe probabilmente finita in una casa di cura per malati mentali dopo un’esperienza del genere.
Perchè, appena avrebbe saputo della morte dell'uomo che amava, che l'aveva protetta dal suo ex, e che era morto per lei, avrebbe provato un terribile rimorso. Senza contare la violenza subita. Perché, appena passato il dolore fisico, si sarebbe ricordata anche dell'abuso. Una donna sensibile come lei, per quanto coraggiosa, non avrebbe retto a lungo quello shock, scivolando così nella follia. Sentendosi sola e con la consapevolezza che lui fosse ancora libero. Pronto a tornare a farle del male.
Cinzia si riprese abbastanza rapidamente. Dal punto di vista fisico. Dentro era a pezzi.
Appena fu in grado di camminare, di muoversi, insisté nel voler vedere Diego.
Vederlo in quelle condizioni, attaccato alle macchine, la cui unica parte del volto scoperta erano gli occhi, chiusi, si sentì dilaniare da una profonda costernazione. Anna e Diego, vittime per mano di Sciacca, ma questo perché lei l'aveva provocato scappando, l'aveva denunciato. Aveva rivelato i suoi segreti, i suoi affari sporchi.
Alessandro non era riuscita a convincerla del tutto che Anna sapeva perfettamente a cosa andava incontro accettando quell'incarico. Il suo cuore le doleva per il dolore provocato ad altri. Pensare agli altri, a quanto dovevano soffrire, l'allontanava dal pensiero di quel che aveva subito lei.
Non doveva smettere di pensare a come stava lui. O sarebbe crollata ricordando la violenza subita. Sarebbe impazzita ricordando l'abuso.
Anche Augusto, in passato, l'aveva presa con la forza più di una volta, stavolta la violenza era stata dettata da un odio feroce per lei. Non solo dal bisogno di possesso. Ma il gesto di Augusto era guidato dalla sete di vendetta.
Seconda parte.
Due settimane dopo, Cinzia uscì dall’ospedale.
Si camuffò ma non fu sufficiente. Si trovò davanti Sciacca. Era uscita troppo presto dall’ospedale credendo di aver visto l’auto di Brembati. Cercò di divincolarsi ma lui la teneva ferma con dita d’acciaio intorno al polso.
Pensava forse di sfuggirgli? La vide storcere la bocca, in una smorfia di dolore. Guardò il polso di lei, era ancora bluastro dalle ecchimosi. Ma non gli importava minimamente, voleva terrorizzarla di nuovo.
Cinzia aveva sentito il proprio cuore fermarsi quando si era trovata davanti il suo aguzzino. Si era vendicato su Diego, cosa voleva ancora?
Cinzia era al corrente del piano di Alessandro. Non doveva tradirsi.
- Ero sicura che tu non eri morta. Diego sì vero? Quel bastardo ha tirato le cuoia-
- Lui…- e scoppiò in lacrime. Aveva appena salutato Diego, che giaceva in quelle condizioni così critiche, aveva versato calde lacrime. Ora nel sentire le sue parole, non poté trattenersi e ricominciò a piangere.
- Allora è proprio morto-
Non stava fingendo quella ragazza. Cinzia stava quasi singhiozzando, le sue lacrime scorrevano irrefrenabili sul suo bel visetto. Per un momento, aveva creduto che anche Diego fosse ancora vivo. Ma Cinzia pareva distrutta. Si rendeva conto di esser sola, vulnerabile, alla sua mercé. Il suo uomo era morto. Sentendo la frase di lui, così fredda, gli sputò in volto.
- Sì, maledetto, l’hai ucciso tu. Sei un lurido bastardo!-
Augusto si pulì il volto, Cinzia sapeva bene quanto la cosa lo infastidisse.
Era ora che Cinzia sapesse che Diego non era il grand'uomo onesto che lei credeva.
- Perché credi che l’abbia fatto? Lavorava per me poi…ti ha conosciuto. Mi ha voltato le spalle. Mi informava sui miei nemici. -
Cinzia scosse il capo incredula. No, no...non era possibile. Ci doveva esser una spiegazione. Ma allora perché Sciacca l'aveva punito? Solo perché aveva mentito sul fatto di conoscerla?
Ma non volle darglielo a vedere. Protestò con veemenza.
- menti!-
Sciacca rise di gusto poi tornò serio:
- Ma tu hai sedotto Diego a tal punto da farlo diventare un uomo schifosamente onesto e ti ha aiutato con la polizia vero? Hai spifferato tutto all’amico poliziotto di Diego. Diego mi ha tradito. Ecco perché l’ho ucciso. Ti sei innamorata ancora una volta di un bastardo. Lui parlava con me al telefono. Gli chiedevo di controllare certe indagini. Lui mi informava su certi personaggi se erano tanto perbene o avevano dei scandalosi segreti, in modo da poterli ricattare e ottenere soldi e appoggio. L’avevo avvisato di star attento. L’avevo messo al corrente che venivo in città. L’avevo anche avvertito di non mentirmi. Che non doveva provocarmi. Non gli è bastato il pestaggio di avvertimento-
- Non può essere…- gemette Cinzia.
Quel che lui le stava rivelando era plausibile, maledettamente plausibile. Era scritto nel suo destino che si dovesse innamorare degli uomini sbagliati!
Augusto rise di nuovo. Aveva colto nel segno. Aveva minato il rapporto fra di loro. Ora Cinzia si sarebbe sentita tradita, e ancor più sola.
Provò persino del stupore verso se stesso nel desiderare di portarla via con sé, in Svizzera. La desiderava ancora. Il calvario della giovane però sarebbe stato molto lento. Una discesa negli inferi terrificante. Dolcezza e crudeltà l'avrebbero resa pazza.
Cinzia si ritrasse nel leggere cupidigia negli occhi di Augusto. No, mai. Voleva star sola. Sola! Doveva fuggire presto da tutto e da tutti. Nessuno avrebbe saputo dove lei si sarebbe rifugiata. Doveva proteggersi. Dentro era lacerata psicologicamente.
Augusto si chiese come mai non avevano ancora celebrato il funerale di Diego. Aveva saputo di quello della poliziotta. Ma forse l'avevano cremato e tumulato in segreto.
Quindi estrasse dal portafoglio un biglietto da visita. Forse le avrebbe tolto i dubbi sull'integrità del suo defunto amante.
- Controlla il cellulare di Diego, troverai questo numero molto spesso. Con telefonate piuttosto lunghe. Sicuramente avrai notato che ne riceveva-
Rigirando il dito nella ferita aperta. Sembrava convinta che lui le raccontasse la verità. Cruda ma vera.
Cinzia annuì, frenando stavolta le lacrime per non dargliela vinta poi si guardò intorno. Sciacca guardò oltre le spalle di Cinzia e d’improvviso la lasciò andare per salire in fretta su un auto che si era fermata con una frenata brusca.
Alessandro non riuscì così ad arrestarlo.
Guardò la giovane. Perché era uscita dall’ ospedale prima del tempo?
Cinzia pareva furibonda. Cosa le aveva raccontato quel bastardo?
- Non temere Alessandro, Sciacca è sicuro che Diego e’ morto. - lo rassicurò, con tono mesto.
- Bene. Almeno quello. –
- Dove mi porti?- gli domandò, seguendolo verso l'auto.
- Non credo che Augusto voglia ucciderti. Andrai nell’appartamento di Diego.-
Se voleva farle del male, l'avrebbe fatto subito, mentre le parlava. Ci voleva un istante ad uccidere. La vide scuotere il capo con energia.
- No. raccolgo le mie cose poi mi rifugio da una parente. E’ in un posto lontano dal mondo-gli comunicò decisa. Sembrava ancora adombrata per quel che le aveva detto Augusto. Trovò giustificata la sua fuga, il suo rifugiarsi. Non voleva sapere dove lei si sarebbe nascosta.
- Ottimo.-
- Ora portami a casa però di Diego che prendo altri abiti.- e controllo quelle telefonate pensò.
Due giorni più tardi, Cinzia si recò all'ufficio di Brembati.
Voleva salutarlo prima di partire. Aveva scoperto sul cellulare che teneva sulla consolle all'ingresso, e che Diego usava come telefono di casa, il numero di Augusto. Molte volte c'erano quelle chiamate. Trovò anche un'agenda con il bigletto di Sciacca all'interno, fissato con una graffetta. Si conoscevano bene. Ne aveva abbastanza.
- Cinzia...come stai?-
- Io mi sto riprendendo. Diego? Spero che si riprenda presto.- cercò di mostrarsi distaccata. Ma da alcuni giorni, sentiva che presto sarebbe crollata dal punto di vista psicologico. Non riusciva più a controllarsi. I nervi le stavano cedendo.
- sta lottando. -
- bene. Comunque, gli auguro di riprendersi ma quando avverrà, non voglio che mi cerchi come non desidero ascoltare le sue spiegazioni alle telefonate che aveva con Sciacca. No, non difenderlo. – vedendo che Alessandro aveva aperto bocca per protestare.
- Cinzia, ascoltami, è Sciacca l’assassino di Alberto Ambrosi. Perché credi che Diego volesse vendicarsi?.- cercò di aprirle gli occhi. Perché credeva a Sciacca e non a lui e a Diego?
- E lui si vendica aiutandolo e lavorando per l'assassino del padre? Alla fine, è stato solo Sciacca a vendicarsi. Non l’opposto–
- Cinzia, ascolta…-
Ma Cinzia alzò le mani per fargli capire che non accettava altre assurde spiegazioni.
- No. Diego lavorava per Sciacca. Poi ha voluto giocar sporco, ha voluto sedurre la sua donna…ha voluto sfidarlo. Sciacca non è un gentiluomo. Diego lo sapeva bene.-
- Non è come pensi…-
- Non ha più importanza. Addio-
Alessandro capì che Cinzia aveva bisogno di star sola con se stessa. O in compagnia di un famigliare. Aveva vissuto momenti terribili. Non volle insistere. Il cuore di Cinzia era troppo ferito e lei voleva proteggersi e guarire. Dal suo sguardo lucido capì che la ragazza era prossima ad una crisi di nervi.
- Addio, cara. Spero troverai un po' di pace dove andrai-
- Lo spero ...anch'io- e prima che di scoppiare di nuovo in singhiozzi, corse via.
Alessandro guardò fuori dalla finestra, la vide camminare verso la piazza dove si trovavano dei taxi. Vide chiaramente le spalle di lei sussultare. Stava singhiozzando violentemente.
Provò dentro sé una stretta al cuore, era così vulnerabile in quel momento!
Cinzia salì su un auto che partì subito.
Diego aprì gli occhi quel pomeriggio inoltrato. Ma la testa gli inviò delle fitte spaventose. Li richiuse. No. Voleva riaprirli. Voleva sapere se davvero lei, il suo angelo, a cui avevano bruciato le ali, era davvero morta come Arturo Scamone gli aveva fatto credere.
Sciacca e i suoi uomini, dei veri carnefici, erano stati arrestati da Brembati e Artoni?
Da quanto tempo era lì? Dov'era? Dove si trovava. Girò gli occhi. Era tutto bianco.
Era sicuramente un ospedale. Aveva un tubo in bocca e probabilmente un sondino nel naso. Non riusciva nemmeno a muoversi talmente erano i fili che gli stavano attorno.
Non c'era parte del proprio corpo che non gli dolesse.
Una donna lo stava osservando con attenzione. L'infermiera controllò il suo elettroencefalogramma quindi uscì per andare a chiamare il primario.
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