domenica 18 dicembre 2011

TU PUOI SALVARMI OTTAVO CAPITOLO ULTIMA PARTE


Nei giorni seguenti, Cinzia raccontò ogni cosa alla zia che l'ascoltò con attenzione.
La donna avrebbe concesso a Cinzia alcuni mesi per riprendersi da quell'esperienza, per curarsi la ferita aperta della violenza subita ma poi avrebbe cercato quell'uomo che la nipote comunque amava tanto, voleva capire perché lui avesse agito così irrazionalmente.



Sei mesi più tardi.  
Diego era in ufficio di Brembati quando suonò il telefono. Aveva ripreso a lavorare ma lei gli mancava in modo insopportabile. Aveva cosi' deciso di svolgere attività di volontariato sulle ambulanze, in modo da sentirsi utile. Ciò lo sfiniva e crollava cosi' sul letto, addormentandosi senza pensare a lei. Ma trovandola nei suoi sogni angosciosi. 
Mentre era a conversare con l'amico, fu passata una  telefonata a Brembati. 
- Signor Brembati, non so proprio dove altro chiamarla. Sono la signora Maggi, la zia materna di Cinzia. Penso si ricordi di me. Credo sia ora che Diego e Cinzia si rivedono e parlino. Si amano. Assurdo che stiano lontani, divisi. Mia nipote non sa di questa chiamata. Lei dice di star bene. Di non volerne più sapere di lui. Ma so che mente. Che lo ama.-
Alessandro avvertiva in modo tangibile la preoccupazione della donna per la nipote. Cinzia, che era una ragazza orgogliosa non avrebbe cercato Diego, seppur amandolo molto. Soffriva in silenzio, la nostalgia per lui. Ma anche se avrebbe indotto Diego ad andare da lei, in quel momento voleva parlare da solo con la donna al telefono.
- Diego, ti spiace uscire? -
- Ci mancherebbe. – ed uscì discretamente. 
Diego però ne era molto incuriosito perché era evidente che non si trattava di lavoro. Non ne rimase quindi stupito quando l'amico gli chiese di uscire.  Ma moriva dalla voglia di sapere con chi stesse parlando l'amico, e il motivo della telefonata. Alessandro però gli aveva sorriso, nel chiedergli di uscire. 
- Scusi, avevo davanti a me proprio Diego. Lo stesso problema l’ho io con lui. Diego l’ama ma si è convinto che merita di star senza di lei. Dopo il male che le ha recato. E’ un tale testardo anche lui ma vedrà che lo convinceremo. Fisicamente si è ripresa?-
Sapere anche dell'arresto di Sciacca doveva averla tranquillizzata, permettendole di riprendersi. 
- Sì. Ma ovviamente ha delle cicatrici nell’animo davvero profonde. –
Luisa pensò amaramente, che nessun uomo poteva davvero comprendere cosa prova una donna quando subisce violenza sessuale. Sperò quindi che il poliziotto comprendesse il momento molto delicato che Cinzia aveva vissuto. 
- Certo. Mi dica dove si trova. Manderò Diego. E’ ora che si incontrino- 
Doveva comunicare la decisione a Diego che ovviamente doveva esserne felice che finalmente poteva correre da lei. Non sapere dove lei fosse l'aveva reso nervoso come un leone in gabbia. Scrisse l'indirizzo su un blocchetto di post it color giallo intenso e salutò la donna. 
Diego rientrò nell’ufficio di Alessandro e lo guardò incuriosito.
- Ascolta…sai chi mi ha chiamato poco fa?-
- No, visto che mi hai fatto gentilmente uscire-
- Era la zia di Cinzia. Mi ha dato l’indirizzo, dove vive ora la tua donna-
Perché, anche se lontani, anche se lei non voleva più saperne di Diego, ma si appartenevano. Lui aveva il diritto di considerarla ancora la sua donna. Lui l'amava, era quasi morto per lei, aveva sofferto mesi d'inferno lontano da lei.
- La mia donna?-
Non aveva mai avuto diritti su di lei, era una donna libera, da che aveva sedici anni lei era cresciuta troppo in fretta per cavarsela da sola, era in qualche modo forte. Indipendente. Ora era libera anche del suo aguzzino. No, non era la sua donna. Anche se era la sola che avesse mai amato veramente. 
- Sì…-
- E pensi che lei mi vorrà rivedere? Ricordo molto bene quel che mi hai detto, che Cinzia sa tutto di me e Sciacca. ha fatto ben capire con quell’ ADDIO che non ho possibilità con lei. Me lo merito d’altronde- e fece un sorriso amaro. 
Ecco, ci risiamo. Di nuovo Diego si autocommiserava. Aveva agito in modo troppo impulsivo ma non era certo un criminale. Doveva smetterla di sentirsi totalmente responsabile. 
- Sono passati sei mesi, Diego. E’ ora che vi rivedete-
- Credi che non voglia rivederla?-
- Dimmelo tu-
Diego moriva dalla voglia di rivederla, ma aveva anche paura. Cosa temeva? Si domandò. 
- Amo profondamente Cinzia e sentire la sua mancanza è come ricevere ancora, calci allo stomaco. Ma che diritto io ho di riaverla accanto ?-
- Sua zia ti ritiene degno di lei e non penso che non sappia tutta la storia -
- Un momento...pensavo che Cinzia fosse orfana…-
Già, Diego non era al corrente che quando era stato pubblicata la notizia della loro 'morte', la signora Luisa Maggi si era fatta viva. Chiedendo informazioni sulla giovane, se era proprio la nipote che credeva morta nell'incidente anni prima. Alessandro l'aveva assicurata che Cinzia era viva. Ma dovevano proteggerla così, aveva poi fatto in modo che le due donne si incontrassero. Ma non ne aveva parlato con Diego, accennando solo ad una persona. Diego, troppo debilitato dopo il periodo in cui era in stato di coma, probabilmente non se ne ricordava. 
- A quanto pare no. Dai, Diego, amico mio, fai le valigie e vai da lei…-lo spronò Alessandro. 
Diego pensò freneticamente, perché era così indeciso? Era davvero difficile trovare il coraggio per andare da lei. Una parte di sé voleva rivederla, ma un'altra aveva paura di un no definitivo, di esser respinto. Una paura folle di dover trascorrere il resto della propria vita senza di lei...Non sapeva se riusciva ad accettarlo. 
Alessandro lo guardava sbalordito. Insomma, basta tergiversare, cosa aspettava Diego? Certo, probabilmente lei non l'avrebbe accolto a braccia aperte ma era certo che Diego, implorando perdono, avrebbe di nuovo fatto breccia nel cuore tenero di Cinzia, che anche se aveva vissuto esperienze durissime, non le si era indurito il cuore. Le avrebbe detto la verità, questo solo voleva lei. La verità. Era pronta ad ascoltare. 
Ma Diego, si alzò e con tono freddo: 
- No. Ora devo tornare in clinica-dirigendosi verso la porta. 
- Hai affrontato Sciacca…e ora ti comporti da vigliacco con lei-.
Era davvero pazzesco il comportamento del suo amico. Aveva visto la morte in faccia, aveva sfidato Sciacca, e ora che gli accadeva? Perché temeva di affrontare quella donna? 
- Tu pensi che io…-
- Allora perché hai paura di incontrarla?–
- Lei non mi vorrà più vedere-
- Beh, volterai pagina in modo definitivo no? Ma a quanto dice sua zia, manchi molto alla nipote ma la tua Cinzia, ovviamente, non vuole ammetterlo nemmeno a se stessa–
Era già un buon segno. Così mancava a Cinzia. Era un segnale forte che doveva ridargli ottimismo. 
Diego si massaggio il capo. Non si era ancora del tutto ripreso dal coma, dalle ferite, aveva emicranie atroci ma la Tac aveva dato esito negativo. Erano solo le conseguenze delle torture subite. 
- Va bene, andrò da lei. – e rimise la mano sulla maniglia della porta. 
- Aspetta…-
- Cosa c’è ancora?-
Insomma, se seguitava a fermarlo, i dubbi, o meglio, le paure, lo assalivano di nuovo. Vide Alessandro sorridere ironico. Quindi gli sporse un biglietto giallo. 
- Senza di questo dove vuoi andare?-  
Diego prese il biglietto ed uscì. 
Quel venerdì sera, Diego buttò alcuni indumenti in una valigia e si catapultò fuori, prima di cambiare idea per l’ennesima volta in quarantotto ore. 
Era proprio vero che dire mi dispiace era la cosa più difficile al mondo. 
No, basta pensare, doveva agire, rivederla. Il suo viso lo ossessionava, invadeva i suoi sogni, vedeva Cinzia ferita a sangue. Voleva quindi rivederla per assicurarsi che ora stesse bene. 
Ora l’incubo era finito, Augusto Sciacca era stato condannato all’ergastolo. Non dovevano esserci più segreti fra lui e Cinzia. 
Per ricominciare su basi stabili, in modo che il loro rapporto potesse diventare solido. La fiducia, aveva ben compreso, era essenziale. Non bastava l'amore, seppur profondo e intenso che sentivano. Verso le undici di quella sera, arrivò a Rubiera. Di certo non poteva presentarsi a quell’ora, così prenotò una camera in una locanda. Il mattino dopo, si recò presso la villa.
Sentiva il proprio cuore, a mano a mano che raggiungeva la residenza, aumentare il ritmo a tal punto da sentirlo rimbombare nell' orecchie e nelle tempie.  
Cinzia era seduta su un divano, a leggere, si trovava nella veranda coperta, quando guardò fuori dal vetro e lo vide sopraggiungere. 
Proprio quella notte aveva sognato Diego, le correva incontro in un prato pieno di papaveri ma poi l'aveva visto arrancare e crollarle a terra davanti a lei. Pochi secondi dopo, una macchia rossa si stava allargando sulla camicia bianca. Si era svegliata gridando. Eppure ora Sciacca era in prigione, in una cella di massima sicurezza. Non l'avrebbe potuta più ferire. 
Ora le pareva di nuovo un sogno...no, un miraggio nato dal suo desiderio di rivederlo.
Provava due sentimenti intensissimi. Lo detestava perché le aveva mentito, non poteva più sopportare le bugie. Diego conosceva Augusto, aveva messo in pericolo entrambi Lo detestava e lo amava disperatamente. Come fondare il loro rapporto sul loro burrascoso passato? Sarebbe riuscita a fidarsi ancora di lui? Diego come aveva potuto lavorare per l’assassino di suo padre?
Ma lo amava ancora, tanto. Amava la sua forza, la sua sensibilità. La sua intelligenza. Lo desiderava anche. Ma rivederlo, farsi toccare da un uomo...sarebbe stato possibile? In quel momento, entrò sua zia seguita dalla cameriera che portava un vassoio. 
- Tesoro, non hai fatto colazione.-
Quella notte, l'aveva sentita gridare, probabilmente aveva di nuovo avuto quell'incubo. Ma quando era andata da lei, l'aveva trovata di nuovo tranquilla che dormiva. 
- No…mi sono svegliata cosi presto…- 
- Come mai tesoro? Che hai da guardare continuamente fuori?-Luisa la vedeva agitata, distratta. Come inversa, probabilmente a causa della notte difficile. 
- Lui…ho visto lui poco fa-
- Probabile…-
Così, Brembati aveva convinto l'amico a venire a cercarla. Non aveva parlato a Cinzia di quella telefonata per non illuderla, agitarla.
Cinzia guardò la zia. Si comportava in modo strano, pareva in attesa di qualcosa. Come se si aspettasse la visita di qualcuno. 
- Cosa? – e guardò sua zia che, si concentrava esageratamente a versarle il tè. 
- Sentirono il campanello della porta trillare con energia. 
- Zia?
- Come avrà fatto a trovarti?-domandò con aria innocente sua zia. Finalmente Cinzia capì tutto. Sua zia aveva di nuovo contattato il commissario e avevano architettato il piano. La prima volta, sempre Brembati l'aveva convinta a incontrare sua zia. Quei due si erano forse tramutati in due 'cupidi'? Ma non riuscì ad esser contrariata con lei. 
- Forse grazie al tuo aiuto eh?-
Luisa sospirò sollevata che la nipote non si fosse troppo adirata per quello stratagemma alle sue spalle compiuto in buona fede. Per il suo bene. 
- Cosa dici mai?-e la guardò, fingendosi offesa stavolta. Zia e nipote si assomigliavano molto anche come carattere. 
Entrò il maggiordomo che annunciò la visita di un uomo. 
- Cosa vuoi fare, cara?-le domandò la zia. 
- Vorrei che mi raggiungesse qua.-
Voleva parlare con lui, capire. Era pronta ad ascoltarlo. 
- Va bene…Ma se non ti dispiace, vorrei anch'io scambiare due parole con lui-
Brembati le aveva dato informazioni sul carattere del suo migliore amico, Cinzia le aveva mostrato altri aspetti di lui. Ora, però, voleva avere una sua impressione. Cercando di esser molto obiettiva. 
- Ma certo, zia. Anzi, mi sento più tranquilla- e le sorrise, serena. 
Sua zia sapeva esser molto obiettiva. Non si lasciava travolgere dai sentimenti, come lei. Sapeva esser fredda e razionale e molto pragmatica. 
La zia raggiunse l’uomo nell’ingresso. Se l'aspettava totalmente diverso. Un uomo dal volto quasi fanciullesco, raffinato. Ciò non la lasciò delusa, tutt'altro. Perché l'uomo era di notevole fascino. Il suo volto vissuto e tormentato emanava un certo non so che, e provavi un’irresistibile voglia di stargli vicino, sia per distendergli il volto teso, per dargli conforto e allo stesso farti proteggere da lui, così forte e imponente. 
Comprese così come mai sua nipote ne fosse così innamorata. Comprendeva in parte, anche un'altro motivo perché Sciacca avesse voluto punire Diego. Era un rivale pericoloso, provando anche un senso di inferiorità verso il nuovo affascinante uomo della sua ex amante. 
- Buongiorno signora-pronunciò quelle parole Diego, con fare ossequioso. Si aspettava di vedere subito Cinzia, ma comprese le intenzioni della zia. Di proteggere la nipote. 
- Buongiorno giovanotto. Così è lei Diego-
- ebbene sì, signora, sono il famigerato Diego Ambrosi-
Si dipingeva così, come un 'delinquente' e apprezzò molto l'autoironia di quell'uomo. 
- Vorrei parlare alcuni minuti con lei prima che si incontri con Cinzia- 
- Ma certamente, ero preparato e mi sembra più che giustificata la sua richiesta. Ho fatto patire a sua nipote sofferenze atroci.- e il senso di colpa lo tormentava ancora profondamente. 
- L’ha ingannata- gli fece notare. 
Perché quell' inganno faceva male quanto le ferite fisiche, ma capì che l'uomo si rendesse conto molto bene di quanto avesse fatto male a Cinzia. A se stesso. Perché di certo non era un uomo cattivo. Solo poco avveduto. 
- Sì…ma non come crede Cinzia.-
- Mi segua-
Diego seguì l’affascinante  zia di Cinzia in un salotto elegantissimo. Osservò ancora una volta la zia di Cinzia, una donna piacevole. Era chiaro che lei si aspettasse la massima sincerità. Lei aveva lo stesso sguardo di Cinzia, grintoso e determinato. Attese che la donna si sedette prima di fare altrettanto. Luisa apprezzò molto il gesto cavalleresco. 
- Desidera un caffè signor Ambrosi?-
- No, grazie-
- Scommetto che è talmente nervoso che non inghiottirebbe nemmeno un sorso d’acqua-.
L'uomo era un fascio di nervi, stava seduto sul bordo della poltrona, come se fosse coperta di chiodi. Diego si mosse un poco. Si sentiva messo sotto esame in un modo molto minuzioso, quasi chirurgico. 
- Lei è molto brava a leggere negli animi-
- Cinzia mi ha raccontato tutto- 
- Cosa ne pensa lei?-
Diego aveva bisogno di sapere se la donna era davvero così obiettiva come voleva far credere o avrebbe preso le difese della nipote, o avrebbe compreso il suo comportamento?
Luisa rimase un attimo sbalordita che le chiedesse un opinione su quella delicata situazione. 
Cinzia, a causa della sua inesperienza, ingenuità, si era fidata di un uomo come Augusto e poi di Diego, entrambi uomini troppo navigati. 
- Cinzia ha scherzato con il fuoco mettendosi con un uomo come Augusto. Certo all’amor non si comanda. Finalmente, se ne rende conto dell'errore e scappa. Ma chi incontra? Come si suol dire, dalla padella alla brace-
- Non è così. Io lavoravo per lui per incastrarlo. Lui mi dava da controllare i suoi nemici…ma facendo così mettevo in guardia gli amici di mio padre facendo capire loro che Sciacca voleva eliminarli. La polizia ne era informata. Gli serviva un infiltrato. Inoltre ho sempre negato a Sciacca di sapere se veramente era stato lui a uccidere mio padre. Insomma hai ucciso mio padre non lavoro certo per te, questo gli feci credere-
Finalmente, aveva potuto spiegare il motivo della sua 'collaborazione' con Sciacca. 
Luisa ascoltò attentamente e comprese. Così Diego, a rischio della propria vita, si era esposto in quell'operazione molto complessa per incastrare Sciacca, salvando anche alcune famiglie in pericolo. Era da ammirare e da perdonare il suo silenzio. Perché Cinzia non aveva creduto alle spiegazioni di Brembati? Se non credeva a Diego, almeno a Brembati doveva credere. 
- Capisco…quindi quando ha scoperto che lei faceva il doppio gioco…-
- Più che altro mi ha punito per aver aiutato Cinzia ad incastrarlo, per aver negato di conoscerla. Per avergliela portata via. Questione d’onore temo.-
Perché, purtroppo, Sciacca aveva ucciso unicamente per una questione d'onore, rendendolo così ancor più crudele. Spietato. 
- Per una questione d’onore, per poco non ci uccidevano. Per una questione d’onore una donna è morta! – sentirono la voce della giovane alle loro spalle. 
Anche se Diego aveva un tono di riprovazione, trovava inconcepibile che si fosse trattata solo e unicamente di quello! D'istinto cosi' aveva espresso il suo risentimento su quella considerazione. Sua zia Luisa e Diego si voltarono verso di lei, guardandola preoccupati. La zia le andò vicino. Sua nipote era addolorata, sconvolta. Ma non doveva mal interpretare le parole di Diego. Lui aveva fatto solo una triste constatazione. 
Diego avvertì di nuovo il cuore aumentare il ritmo, nel rivederla. Si rendeva conto di quanto gli era mancata. Gli sembrava di sentire il sangue più veloce nelle vene per l'emozione, per l'intenso amore per lei. 
- Cinzia…- sussurrò Diego, voltandosi lentamente. La guardò. Si era ripresa fisicamente. Ma nel suo sguardo ancora tanto dolore, sofferenza. Le ferite di un animo violato richiedevano  molto tempo per cicatrizzarsi. Ma rimanevano comunque lì a ricordarti cosa è accaduto. Ora, lo guardava con una luce di biasimo.  
- Sciacca ha agito per questo. Io per giustizia. Ti ho aiutato per proteggerti e salvarmi. Ad Anna è stato chiesto di non accettare ma lei ha minacciato di dimettersi. Alessandro non poteva accogliere una simile richiesta. –sentì il bisogno di rettificare e si alzò in piedi. Cinzia comprese. Doveva tenere il cuore e la mente ben aperti. Lui era giunto fin lì per rivelarle finalmente la verità. 
Lo guardò bene. Quanto le era mancato! Nuove rughe solcavano i suoi bellissimi occhi. Ora una parte di sé avvertiva il bisogno irrefrenabile di volare fra le sue braccia, l'altra no. Cercava di rimanere   distaccata, razionale per ascoltare bene la versione di Diego. 
Cinzia si avvicinò a lui. Ma con dolcezza, con tono di voce un poco afona, dovuta alla violenta emozione, sussurrò. 
- Come stai?- 
Quel tono, quella vicinanza, l'attenzione nel chiedergli come stava, gli strinse il cuore, come si stringe e si appallottola un foglio di carta che si vuole gettare nel cestino. Stava lottando per non distendere il braccio, afferrarla alla vita e stringerla a sé. Ma doveva aver pazienza. 
- Vi lascio soli… - mormorò la zia ed uscì discretamente. Cinzia e Diego avevano bisogno di star soli. Ascoltarsi, capirsi, ritrovarsi. Ritrovare la fiducia reciproca. 
Cinzia lo guardò intensamente.
- Sto meglio, e tu?-rispose dolcemente lui. Voleva rassicurarla e allo stesso tempo, farle capire quanto le mancava. 
- Sopravvivo-
- E’ tutta colpa mia, piccola-
- NON-CHIAMARMI-PICCOLA- 
- Scusa. Vorrei sapere, cosa ne pensi di me? –
- Che sei pazzo.-
Il suo comportamento era stato del tutto illogico. Perchè lavorare per un uomo che ti ha ucciso il padre era da folli. Andare contro a Sciacca, ben sapendo sapendo quanto quell'uomo fosse spietato, era un'altra pazzia. Infine, mentirle in quel modo, mettendola in pericolo, era assolutamente insano. 
- Hai sentito perché ho dovuto agire così?-
- No. –
- Ora ti racconto tutto…-
Si risedettero su un divano. Uno di fronte all'altra. 
- Dimmi-
Diego emanò un sospiro di sollievo. Finalmente lei voleva ascoltare. Voleva dirle tutto. Aveva il diritto e dovere di spiegarle. 
-     Conobbi quel bastardo quando gli curai il cane. All’epoca non sapevo che fosse stato proprio lui a sparare alle spalle di mio padre. Glielo chiesi. Lui mi giurò che era stato Scamone, che aveva interpretato male un suo ordine. ‘quel finiamola qua’ per Scamone significò …facciamolo fuori. E per alcuni anni, visto che ero figlio di un poliziotto, mi chiese di informarlo sui suoi nemici del nucleo antimafia e che indagavano su di lui. Informarlo sulla loro vita. Su tutto. Facendo cosi sapevo chi  Sciacca riteneva pericoloso, avvisavo Brembati e lui attivava il programma di protezione-
- Perché non me l’hai detto?-
Era una storia plausibile, credibile. Diego aveva davvero rischiato la propria pelle per altre persone. 
Diego la guardò, negli occhi di lei una luce di ammirazione. Aveva capito. Non lo riteneva più un bugiardo senza scrupoli, no, lo vedeva come un eroe. Il cuore esultò. Era sulla buona strada per riaverla accanto. 
- Lo so, ho sbagliato. Volevo solo proteggerti. Poi quando Brembati ha avuto prove a sufficienza grazie anche a quei tuoi cd…ti ho convinto a testimoniare. Ti avrei protetta a costo della mia vita- 
- Ma Augusto si è insospettito…-ipotizzò lei. Ora le era tutto chiaro! Come aveva potuto credere a Sciacca, abile a dipingerle Diego come un uomo senza scrupoli? Come aveva potuto ascoltare Sciacca e non Diego e Brembati che dicevano la verità? Non si era comportata in modo obiettivo. Ma Diego non sembrava provare del risentimento per lei, per non avergli creduto. Diego la guardò. Sembrava tormentata dai rimorsi. Ma non voleva che lei si sentisse in colpa per non avergli creduto. 
- Esatto. In più c’era una talpa nel nucleo…ecco chi ha avvisato Sciacca prima che giungesse la polizia. - le spiegò. 
- Devo ringraziarlo. Sciacca stava per iniettarmi una droga. Se aveva più tempo estraeva la siringa dal divano e me la iniettava-
Ironia della sorte, quel meschino poliziotto corrotto le aveva evitato mesi terribili a causa di quella droga in corpo. Diego comprese il suo punto di vista. L'amore per lei non solo era profondo ma era infinito. Gli doleva quasi il cuore per quel che provava per lei. 
Cinzia lo guardò, leggeva quell'amore negli occhi di Diego, che non resse più con voce rotta da una fortissima emozione, espresse il sentimento. Attendendo trepidante che lei rispondesse allo stesso modo. 
- Cinzia… ti amo-
Cinzia strinse il bordo del cuscino. Sentiva il cuore gonfiarsi di gioia. Era profondamente sincero. L'amava davvero quanto lei amava lui. Ma voleva mettere dei punti fermi nel loro rapporto. 
- Anch’io, ti amo. Ma perché il nostro rapporto funzioni, massima sincerità, voglio potermi fidare di te e tu di me. Sulla fiducia e il rispetto voglio fondare il nostro legame. –
- Ottime fondamenta. Sono totalmente d’accordo.-e le sorrise. Tutte quelle sensazioni così intense lo stavano indebolendo. Doveva farle comprendere quanto avesse bisogno di lei. Di quanto aveva temuto di averla persa per sempre. 
Così, si alzò, andò davanti alla finestra e guardò fuori.
- Quando Scamone mi ha detto che tu eri morta, non volevo più vivere. Niente aveva più senso-
Lei non voleva che lui vivesse o morisse per lei. doveva vivere solo per se stesso. Quelle parole dette con tanto dolore l'avevano raggelata. Sciacca li aveva quasi uccisi, non solo fisicamente. Ma psicologicamente. 
Cinzia si riprese, e si avvicinò a lui,  gli tempestò la schiena di pugni leggeri.  
Diego la sentì sfogarsi contro di sé, ma non avvertì quei colpi. Era uno sfogo comprensibile. Lui le aveva revocato quei momenti di terrore e lo stava punendo per quello. Ma voleva abbracciarla forte, ora poteva farlo. 
Così si voltò e la prese fra le braccia. Cinzia sentendosi abbracciare, si lasciò finalmente andare, tirando fuori tutta la sofferenza di quei mesi, scoppiò in lacrime. Temeva quel contatto con un uomo, ma capì che quell'uomo che la teneva fra le proprie braccia, non le avrebbe fatto mai del male fisico. 
Si strinsero e baciarono a lungo. Lui la supplicò di perdonarlo. Ma lei gli disse che non c'era niente da perdonare. Anche lui aveva sofferto. Lui si era messo in pericolo, aiutandola. 
- Ora…ricominceremo vero?-domandò Cinzia, sorridendo felice, soffiandosi il nasino con il fazzoletto preso dal taschino della giacca di lui. 
Diego la guardava incredulo. Che stupido era stato a indugiare tanto, se solo avesse saputo che lei non gli avrebbe sbattuto la porta in faccia. Ma ora basta con i se e ma, ora l'aveva di nuovo vicino. Niente e nessuno doveva mettersi fra di loro. 
- Sì. Basta segreti. Chiudiamo quella porta a chiave. Buttiamola via quella chiave.- 
Lei sorrise fra le lacrime quindi mano nella mano uscirono dal salotto e andarono a cercare la zia di Cinzia per comunicare la lieta notizia. 
- Vi sposerete qua, vero?- domandò la zia. Era davvero felice per la nipote. Erano una coppia davvero assortita, erano così diversi tra loro eppure si completavano. Gli opposti si attraggono. Quando lei le aveva professato di detestarlo in realtà ammetteva l'amore per lui. 
- Sì…è un posto bellissimo. – abbracciando Cinzia. 




Due settimane più tardi, Cinzia e Diego si unirono in matrimonio, Alessandro fu il testimone di Diego e la zia Marisa fu la testimone di Cinzia. 
Gli invitati furono pochi. La madre di Diego era arrivata la sera prima, e aveva subito preso in simpatia Cinzia. Finalmente suo figlio aveva trovato una persona che ragionava in modo così emotivo, impulsivo, e che non aveva una calcolatrice al posto del cuore, come le precedenti mogli di Diego. 


Cinque mesi dopo, Cinzia entrò nella clinica veterinaria, era quasi l'ora di chiusura. Diego infatti stava salutando il proprietario dell'ultimo paziente, quando vide sua moglie seduta con un sorriso radioso, stringendo una busta in mano. Le fece cenno di entrare. 
Chiuse la porta, e l'attirò a sé baciandola. 
-      ehi piccola, a cosa devo questa sorpresa?-
- Diego! - lo riprese lei per quell'irritante soprannome. 
-      oh, scusa...- e le sorrise. Poi dovette sedersi e terminare di scrivere dei dati. 
-     Cosa stai facendo?- vedendolo scrivere rapidamente su un libro. 
-      Un secondo tesoro, e poi andiamo a casa-
-       va bene.-
Cinzia attese poco poi si avvicinò a lui. Gli prese la mano e se la mise sul ventre. 
-      Diego, sono incinta di diciannove settimane-
Diego la guardò, si morse l'interno della bocca. Incredulo. No, stava sognando. Dopo esser stati all'inferno, ora il paradiso spalancava loro le porte. 
Se lo meritavano, dopo mesi di dolore lontani. 
La loro vita scorreva finalmente sui binari giusti. 
Su quei binari, mesi e mesi prima, o forse in un altro tempo, si erano incontrati, conosciuti, amati al primo respiro. Purtroppo, da allora, i binari si erano incrociati con altri, conducendoli in luoghi pericolosi, deragliando cosi' i loro desideri, le loro vite. 
Diego si alzò, si preparò per uscire, le prese la mano ed uscirono da lì. 




Fine. 



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