
Screzi e incomprensioni
Quel lunedi sera, tre giorni dopo il pestaggio, chiamò Cinzia su un numero di cellulare difficilmente rintracciabile.
- ciao piccola.- la salutò dolcemente.
Ma lei avvertì subito nel tono della voce che stava per dirle qualcosa di sgradevole. Sperò di sbagliarsi. Si incollò un sorriso sulle labbra.
- ciao Diego...- anche Diego avvertì in lei una nota di tristezza. Era una ragazza sensibile, aveva probabilmente intuito cosa voleva dirle. Ma non poteva mostrarsi in quelle condizioni a lei.
- Ascolta...non posso venire venerdì sera-
- Sei di turno? Oh...speravo ci fossi. E' un giorno speciale sabato- non voleva dirglielo esplicitamente ma era davvero un giorno speciale per lei, allo stesso tempo non voleva nemmeno apparire infantile.
- Mi dispiace. Non posso proprio...-
Diego provò ad esser freddo. Preferiva che fosse infuriata con lui, che triste. Cinzia avvertì così indifferenza in lui. La distanza stava già contaminando il loro rapporto? Si stava già stancando di lei. Escogitando scuse per non vederla?
Anna seduta sul divano, vide l'espressione farsi cupa della giovane, che stava seduta sullo sgabello davanti alla penisola in cucina, davanti ad una scodella di pop corn.
Cinzia fece così ricorso alla sua vena sarcastica e sbottò:
- va bene. Lavora pure, tanto non è niente di importante! –
- Cinzia...-
Ma lei riattaccò. Diego capì dal tono mordace di lei, che era davvero infuriata ora.
Ma perché se l'era presa tanto? Cosa aveva detto? Ah si,per lei era un giorno speciale. Così richiamò e visto che Cinzia non rispondeva, fu Anna a farlo, dopo essersi alzata e aver raggiunto la cucina.
- ciao Diego- lo salutò la donna, osservando Cinzia. Che stava spiluccando salando i poc corn.
- Cinzia è infuriata. Come mai ci tiene tanto? -
- Sì, Diego, vedi...lei sperava ci fossi per il suo compleanno. Sai, compie venticinque anni-lo informò.
Doveva fargli capire che quanto lei ci tenesse alla sua presenza. Ma la ragazza orgogliosamente, non aveva voluto dirglielo.
Diego imprecò contro se stesso per non aver capito la giovane. Non era un donna capricciosa. Ma non poteva proprio accontentarla.
- Oddio, mi dispiace. Ascolta, Anna, Sciacca e i suoi scagnozzi hanno scoperto che lei stava con me. Mi controllano capisci? Quindi per ora non posso proprio rischiare di venire qua e trascinarli tutti dietro me-
Spiegò angosciato. Lo specchio davanti alla consolle dove si trovava il
telefono gli rimandava l'immagine di un uomo con il volto ancora tumefatto per i colpi ricevuti. Era impensabile che lei lo vedesse così. Inoltre era troppo pericoloso. Sciacca poteva essere in qualche angolo della strada a spiarlo.
- Perché non gliel'hai detto?-
Non capiva proprio perché Diego non avesse spiegato anche a Cinzia il motivo. Cosa c'era sotto? Avvertiva tensione nella voce di Diego.
Così Sciacca lo controllava quindi voleva dire che era quasi certo che Diego nascondeva Cinzia. Se Diego sapeva di quel controllo voleva dire che aveva incontrato Sciacca e il deputato e boss malavitoso di certo aveva voluto dare una lezione a Diego per sapere dove lei fosse. Diego di sicuro aveva negato ma quel negare non gli aveva certo evitato di subire percosse. Ecco un altro motivo per cui Diego non voleva venire. Per non mostrare il suo aspetto!
- pensi che capirebbe?-gli domandò in quel momento Diego.
- sì. Dille che lo fai per il suo bene-
- dai passamela-
Ma Cinzia, non volle parlargli. Era una deliziosa testarda. Avrebbe richiamato lei.
- Diglielo tu allora- concluse spazientito Diego e riattaccò.
Anna spiegò a Cinzia il perché, Cinzia la guardò, e afferrò il telefono. Perché non gliel'aveva detto subito? Avrebbe capito il motivo. Il suo ennesimo eccessivo modo di proteggerla creava incomprensioni fra di loro.
- Diego?-sussurrò. Inghiottendo i singhiozzi. Non voleva credere che Sciacca l'avesse torturato come sospettava Anna.
- Dimmi ,tesoro- finalmente aveva capito che non era per scarso interesse che non poteva esser con lei.
- Perdonami...- mormorò lei.
- Non devi chiedere scusa. Credi che preferirei star qua solo ripensando ai nostri momenti meravigliosi quando potrei esser lì con te, fra le tue braccia? –
- Doveva farle capire quanto gli mancava, quanto voleva star con lei, che quella lontananza lo opprimeva.
- Già...-riuscì a dir solo. L'amava, lui la voleva vicina perché l'amava. Sorrise fra le lacrime. Era stata una sciocca a non capirlo.
- Dai, piccola, ti chiamo per gli auguri in diretta eh?-
- Va bene.- e sorrise dolcemente. Capiva finalmente la difficoltà di Diego
Ti controllo.
Quella sera, Diego chiamò la sua dolce Cinzia per farle gli auguri di buon compleanno.
Era stata una settimana tranquilla, non aveva mai avuto la sensazione di esser seguito, controllato. Ma non doveva abbassare la guardia.
- ciao tesoro-
- ciao Diego...-
Che bello sentirlo. Quattro giorni senza sentirlo erano stati per lei lunghissimi. La voce calda e maschia di lui le era mancata terribilmente.
- Volevo farti gli auguri ...so che sei lì, sola, mi vorresti vicino ma lo faccio per il tuo bene.-
Voleva rassicurarla. L'amava e in modo doloroso anzi insopportabile gli mancava. Cercò di immaginarla. Seduta sul divano, con i riccioli che le finivano a volte davanti agli occhioni nocciola, due cioccolatini di languida dolcezza, la bocca piena e rossa come una fragola, che aveva a volte un retrogusto asprigno quando era ironica ma per tornare ad esser dolcissima in moltissimi altri momenti. Le sue dita, le sue piccole mani, sicuramente stavano stringendo il filo del telefono o con la sua penna dai mille colori stava scarabocchiando fiori e cuori su un block - notes. Provò uno struggimento intenso che gli percorse la schiena, sotto la pelle.
- Lo so....-rispose lei con pazienza.
- Dai verrò settimana prossima, so che non è la stessa cosa ma festeggeremo va bene? .Ora mi stanno addosso capisci amore?-
- Sì...Non voglio che ti facciano del male-
- Non pensare a me. Me la cavo. Ma non posso sopportare che tu finisca nelle sue mani. Pensa che mi ha detto che non ti accadrà niente se torni da lui. Prima ammette che sei una ragazza furba e intelligente che sai nasconderti bene, poi pensa che tu sia così stupida da tornare da lui, che non ti farà del male-
- Come fai a saperlo?- domandò Cinzia con sospetto.
Di nuovo il tarlo terribile del sospetto, di un probabile accordo fra lui e Sciacca.
Diego aveva commesso un errore nel rivelarle di aver incontrato Sciacca, di parlare di quell'incontro con tanta 'leggerezza'.
Diego si rese conto di aver parlato troppo e non voleva che si mettesse in testa di nuovo l'idea che lui e Sciacca andavano d'accordo. Elaborò immediatamente una scusa plausibile per quell'incontro.
- ehm vedi, tesoro, i suoi brutti scagnozzi mi han costretto a salire su una lunga auto, e indovina chi c'era su? Il molto onorevole Augusto Sciacca–
- E così che hai scoperto che ti tengono sotto controllo-
- Esatto-
Cinzia accettò quella spiegazione. Poteva esser che fosse accaduto proprio quello. Augusto si comportava così con i suoi nemici. Prima era freddamente gentile con loro. Poi l'auto si fermava e lei era costretta a scendere e a seguire una delle guardie all'interno di un locale di proprietà di Sciacca.
Cinzia rivedeva Augusto solo un'ora più tardi. Sulle labbra del suo ex amante a un sorriso soddisfatto e impudente.
Ora, si rendeva conto che probabilmente in quel lasso di tempo, si era 'liberato' del nemico o gli aveva impartito una lezione esemplare per aver osato sfidarlo o tradirlo.
- Va bene,Diego. - Diego si rilassò quando capì che lei gli credeva. Era una mezza verità, dopo tutto. -
- Cosa farai stasera allora?-
- Sai ho fatto amicizia con un gruppo di ragazze in spiaggia. Sono venute qua a festeggiare con me-
- Oddio Cinzia, devi stare attenta a chi conosci-
Insomma, quella ragazza era davvero imprevedibile a volte! Era stata così cauta fino a quel giorno, come gli aveva riferito Anna. Ora dava confidenza così alla leggera con delle sconosciute.
- Anna mi ha detto di star tranquilla. Che terrà gli occhi ben aperti. Come possono controllarmi se non hanno idea di dove sono nascosta?- gli fece quell'appunto.
Diego ammise che lei non aveva tutti i torti.
- scusa, sono eccessivamente ...previdente. Allora ti lascio alle tue amiche. Son felice di sapere che non sei sola. Divertiti. Buona notte amore-
- Buona notte-
Diego riattaccò ma era distratto perchè stava ripensando alle parole di lei. Non si fidava di chi lei incontrava, conosceva. Fu così che gli cadde a terra il telefono. Che battendo contro il mobile si aprì in due. In questo modo scoprì la cimice. Inveì in modo piuttosto colorito.
Ecco il presentimento che lo aveva colto da alcuni minuti. Ora capiva perché non aveva più notato nessuno intorno alla sua casa.
Avevano trovato un modo più sottile e sofisticato per controllarlo. Il terrore lo paralizzò per alcuni secondi. Poi reagì. Dovevano portarla altrove immediatamente. Ma dal momento che era ancora lì, a Milano, Anna doveva provvedere a contattare la polizia e provvedere al da farsi.
Non avevano mai nominato il luogo esatto. Ma una volta avevano parlato della regione. Imprecò di nuovo, dando un calcio ad un tavolino di legno, il cestino di peltro pieno di caramelle saltò in aria spargendole ovunque.
Doveva avvisare subito Anna. Provò a chiamarla ma il cellulare dava segnale di irraggiungibile. Riprovò a chiamare Cinzia ma dava lo stesso segnale. Imprecò di nuovo.
Doveva andare subito là.
Augusto stava sorseggiando un bicchiere di vino d'annata in un ristorante rinomato quando arrivò uno dei suoi uomini tirapiedi con un biglietto.
- Diego sa dov'è Cinzia. Ha mentito. La conosce bene.- gli riferiva il suo vice. Arturo Scamone nel messaggio.
Stavolta avevano svolto bene il loro lavoro. Il sapore della vendetta di quel traditore di Diego lo eccitò. Quell'incontro finale avrebbe significato l'inferno per quei due e il paradiso per lui.
Per quella sgualdrinella aveva in mente una tortura estremamente sofisticata ma che l'avrebbe portata sull'orlo della pazzia.
Diego meritava una punizione di tale efferatezza che avrebbe supplicato di ucciderlo, di finirlo. Sorrise diabolicamente La fine era molto vicina. Sì,vicinissima ormai.
- bastardo ...va bene. Lui non sa che lo abbiamo scoperto. Quindi aspettiamo che ci porti da lei senza fatica. Teniamolo sotto controllo. Chiama Scamone e diteli che si tenga pronto e segua subito Diego in caso lui si muova. Anche se per stasera non credo che andrà da lei visto che hanno avuto quella conversazione.-
- va bene capo-
Ma Diego doveva raggiungerla, avvertirla, portarla via da lì. Cosi', preso dalla paura, non ragionò troppo lucidamente e partì. Non si accorse che due uomini lo seguirono su un'auto anonima.
Il panico lo stava portando a non ragionare. Se invece si fosse solo fermato qualche istante ed esser più razionale, avrebbe capito che se l'avevano udito, avrebbero prevenuto le sue mosse, seguendolo appena lo avrebbero visto passare, appostati poco lontani da casa sua. Seguirlo al luogo segreto per loro sarebbe stata un'inezia. Arrivò a Ceriale due ore e mezzo dopo, e suonò al campanello del cancello della villa.
- Si?- rispose Anna.
- sono Diego. Aprimi subito! - sibilò Diego.
Anna percepì il pericolo. Come mai era venuto se aveva deciso altrimenti?Cosa succedeva? Doveva esser lucida e calma. Doveva pensare a proteggere Cinzia.
Ma forse si stava allarmando inutilmente ed era comunque venuto a trovarla. No, assurdo. L'urgenza di lui era dettata dalla paura.
- Diego che succede?- rispose Anna che ancora non aveva premuto il tasto per aprire.
- Apri maledizione! - la ingiunse. Cosa aspettava!
L'auto che lo seguiva, si fermò a debita distanza. Dovevano aspettare Sciacca.
Prima di agire. Di assaltare la villa. Doveva esser presente il capo. Il vice di Sciacca era lì per comandare l'azione di assalto. Il suo capo aveva una vendetta da compiere. Sarebbe stata di efferata violenza. Arturo Scamone conosceva da anni la piccola amante del capo, un bocconcino procace e piccante, davvero delizioso di cui sfamarsi. L'idea di spassarsela con lei, insieme agli altri della banda e di vederla poi brutalmente seviziata da Augusto fino a provocarne la morte che sarebbe stata così lenta e dolorosissima,impietosa, lo eccitò. Il capo aveva ragione, l'odore del sangue era eccitante e dolcissimo come ambrosia in gola.
Il capo voleva punirli con la morte più straziante. A chi gli avrebbe trovati, gli si sarebbe rivoltato lo stomaco nel vedere i loro corpi straziati dalle violenze. Era libidinoso pensare all'esito di quella serata.
Diego, salì in casa.
- cosa succede?-osservandolo attentamente. Rimanendo un attimo sconvolta dal suo aspetto, che al buio dell'altrio non aveva notato.
Il bel volto dell'amico era infatti solcato da cicatrici e lividi violacei.
- Nel mio telefono c'erano una cimice. Presto scopriranno che lei è qua. Spero non mi abbiano seguito. Ma non riuscivo a comunicare con te, il tuo cellulare era irrangiungibile-
- maledizione...era scarico-
- Devi tenerlo sempre in carica ! -la sgridò. Insomma, non poteva commettere quegli errori banali!
- stai calmo, stai parlando con un membro della polizia..- gli ricordò, ammonendolo. Diego era in preda ad un attacco di nervi. Il terrore gli stava brillando negli occhi sbarrati.
Lui si rese conto di apparire come un pazzo, un invasato. Il cuore gli doleva quasi per la paura. Per causa sua, della sua irrazionalità, non aveva pensato che Sciacca, forte dei suoi potenti mezzi, poteva controllarlo in moltissimi modi.
- Scusa. Ma ho il terrore di ...dov'è lei ora?-
In quel momento drammatico, non gli importava che lei lo vedesse così, con il volto tumefatto. Le aveva comunque detto dell'incontro con Augusto. Ecco le conseguenze sul suo volto. Anzi quel volto gonfio dei pugni di Sciacca, testimoniava il fatto che lui e Sciacca non erano di certo amici.
- in cucina. Si stanno divertendo a preparare una cena spagnola. Le ragazze sono quasi tutte ispane-
- va bene. Ma occhi aperti intesi?-
- sì...-
Anna comprese che il cerchio si stava stringendo pericolosamente. Sciacca stava per arrivare. Doveva proteggere la giovane in ogni modo possibile. Ma dovevano comunque chiedere aiuto. Supporto dalla polizia. Sciacca non sarebbe arrivato in quella casa da solo.
Diego e Anna rimangono così al piano inferiore dove si trova una veranda chiusa e ben schermata da veneziane.
La serata filò tranquilla, le ragazze si divertirono quindi verso l'una andarono via.
- Diego, cosa fai qua? Cosa hai fatto al volto! - esclamò Cinzia apparendo davanti a lui. Essendo distratto non si era accorto della sua presenza.
Cinzia capì che Diego aveva subito la furia di Sciacca. Non era riuscito a farsi dire da Diego dove lei si trovasse. Aveva voluto accanirsi così sul suo amante.
Si sentì terribilmente in colpa e il cuore le si strinse. Si avvicinò a lui, gli accarezzò delicatamente il volto. La strinse più a sé, tuffandosi in quegli occhi colmi di sofferenza e tenerezza. Non sospetto. Se solo avesse saputo che lei l'avrebbe accolto in quel modo amorevole!
- Occhi aperti. Sanno che ti conosco. Hanno ascoltato la nostra telefonata di stasera. Maledizione. Sono venuto perché non riuscivo a raggiungevi al cellulare-
- Non pensi che possono averti seguito?-gli fece notare la giovane.
Lei non diede peso al rimprovero che le aveva fatto sul cellulare. Era terribilmente preoccupata dell'imminente pericolo. Quel pericolo si chiamava Augusto Sciacca.
Diego trovò assolutamente pertinente la protesta di Cinzia. Aveva agito in modo davvero troppo impulsivo. Perché, anche se loro non pensavano che lui se ne fosse accorto della cimice, lo tenevano in ogni modo sotto controllo. In attesa di una sua mossa. Quella stupida mossa lui l'aveva compiuta. Si maledisse.
- Non sanno che io so che mi hanno ascoltato- provò a tranquillizzarla.
- Ma se ti tengono controllato... –
- Partiremo fra tre ore. Alle quattro ce ne andiamo da qua-
Non sapendo che risponderle, senza mandarla nel panico, volle rassicurarla che stavano già provvedendo ad andarsene altrove. Avevano però bisogno di altri uomini della polizia. Almeno un' altro poliziotto.
Diego e Anna chiamarono la polizia con un cellulare usa e getta. Anna ascoltò le indicazioni quindi riattaccò.
- bene abbiamo la nuova destinazione. Ma dobbiamo aspettare Artoni, ci condurrà lui là con un mezzo apposta-
- maledizione, non c'è tempo! –
- Artoni sarà qua in meno di tre ore. –
- va bene...- accettò Diego, inutile protestare. Perché non ricorrevano ad un agente della polizia di Genova? No, non era tranquillo per niente. Ma dovevano solo attendere. Sperando che anche Sciacca arrivasse in ritardo.
Cinzia cercò di rimanere calma. Senza lasciarsi prendere dalla paura. Altrimenti poteva irritare Diego e innervosire Anna, togliendo loro concentrazione nell'aiutarla a metterla in salvo. Oltre che ovviamente salvare se stessi.
Erano le quattro, Diego, incapace di dormire, era sulla spiaggia. Forse Sciacca e i suoi uomini non erano poi riusciti a seguirlo. Aveva fatto due soste. Uscendo dall'altra parte per ripartire. Forse li aveva persi per strada.
Si illuse che fosse così. Aspettare Artoni, ancora un'ora. Era un attesa snervante.
Cinzia si era assopita fra le sue braccia, sul divano. Ma poi lui si era sciolto dal suo abbraccio ed era uscito sul retro.
Gli uomini di Sciacca appostati a poca distanza, con un potente cannocchiale videro Diego in spiaggia.
Così, su ordine di Sciacca,che sarebbe arrivato nel giro di pochi minuti, entrarono nella villa. Salirono al piano superiore e sfondarono il vetro della finestra. Anna così era corsa alla finestra, con la pistola spianata, pronta a reagire e a sparare, fermando così chi voleva penetrare all'interno. Era certa che fossero gli uomini di Sciacca. Artoni non aveva motivo di spaccare i vetri.
Diego dalla spiaggia sentì prima il rumore dell'infrangersi dei vetri e poi i colpi di pistola. Rimase come paralizzato alcuni secondi poi iniziò a correre verso la scaletta che era sul retro della villa. Sperò che fosse Anna ad aver sparato.
Ma ciò che si trovò davanti, appena fu nella terrazza superiore, lo agghiacciò.
0 commenti:
Posta un commento