lunedì 14 novembre 2011

TU PUOI SALVARMI QUINTO CAPITOLO.




Giunsero a Ceriale, in Liguria, e lei trovò la casa deliziosa. Le sembrava però di essere come una principessa rinchiusa in un castello sul promontorio e sotto solo il mare in tempesta. Il suo eroe sarebbe stato proprio Diego a salvarla? Quell'uomo di cui non riusciva ad aver completa fiducia? Anche se lo amava e soffriva perché temeva di aver di nuovo sbagliato uomo a cui affidare il proprio cuore.
Diego trovò il posto magnifico. Dallo sguardo compiaciuto di lei, che si guardava intorno intuì che anche Cinzia approvava. Certo lì sarebbe stata come una 'prigioniera' ma era comunque un bel posto dove rimanere 'rinchiusa'.
Poi Anna Guidolin, la poliziotta che doveva proteggerla, era una donna energica e decisa, impavida, ma anche una persona estroversa ed eclettica, e Cinzia avrebbe avuto un'ottima compagna con cui conversare.
Diego conosceva Anna da molti anni. Come Alessandro, Anna era una sua amica ai tempi dell'adolescenza. Cinzia trovò piacevole il carattere della donna.
Anna riuscì così a conquistare la simpatia e soprattutto la fiducia della giovane. Provò per Cinzia un insolito senso materno. Certo, fra di loro c'erano solo dieci anni ma Anna provò un forte istinto protettivo verso quella dolcissima donna.
Scoprirono molti interessi culturali in comune. Non era certo la classica pupa ignorante del boss come si aspettava. Ne fu felice. Diego aveva scelto finalmente la persona giusta.
Una sera, mentre preparavano la cena, Anna si lasciò sfuggire che conosceva Diego da che avevano tredici anni. Erano compagni di scuola alle medie inferiori.
Cinzia così la tempestò di domande. Lei la divertì nel raccontare gli episodi più piacevoli. Erano un bel trio lei Diego ed Alessandro.
Diego non poteva esser sempre con lei ma se all'inizio ne fu un po' spaventata, poi si rilassò grazie ad Anna. Dopo una settimana si era abituata a quella strana situazione.
Una sera, Diego le rivelò in una delle sue visite che stavano architettando una prova per incastrare Sciacca. Ma era operazione complessa e quindi ci voleva qualche giorno. Voleva informarla sulla situazione, rassicurarla che stavano lavorando e l'avrebbe tenuta al corrente degli sviluppi. Cinzia comprese la buona volontà della polizia e si accontentò di quelle informazioni. Per il momento. Non poteva far molto. Il suo dovere l'aveva compiuto.
La chiamava tutte le sere. Anche se pochi minuti a volte. Quel fine settimana lui venne a trovarla
- come ti trovi con la tua guardia del corpo? - le domandò premuroso.
Voleva esser certo che Cinzia fosse in completa sintonia con la sua guardia del corpo e provasse completa fiducia in quella persona che doveva proteggerla costantemente. Cinzia sorrise dolcemente per la sua premura nel preoccuparsi che lei si trovasse comunque bene lì. Volle rassicurarlo subito. Si erano abbracciati e baciati quando si erano visti. Due settimane per Cinzia erano state, seppur in piacevole compagnia, ma anche lunghe. Lui le mancava.
- Bene. Vero Anna?-e Cinzia guardò la donna con tenerezza. La donna era in cucina. Aveva voluto lasciare soli Diego e Cinzia per un momento tutto loro.
Aveva osservato Diego mentre prendeva al volo fra le braccia Cinzia che gli era corsa incontro nel cortile interno. Lui era innamorato perso della giovane. Anche Cinzia lo amava ma le aveva confidato che nonostante ciò, non riusciva ad aver completa fiducia in lui.
Oltre provare istinto materno per lei, si trovava bene in sua presenza. Cinzia era grintosa e dolce allo stesso modo. Era stata davvero coraggiosa a fuggire a Sciacca, a deporre contro di lui. Non era capricciosa, era generosa e discreta,e quando Anna doveva chiamare il marito e i figli adolescenti, Cinzia si allontanava chiudendosi in camera propria. Cinzia sembrava trovare piacere nelle piccole cose come leggere un buon libro con in mano una tazza di te, non aveva grandi pretese.
Aveva solo timore di chi veniva a bussare alla porta, e quando portavano il cibo che avevano ordinato, lei si nascondeva in camera. Si era fissata che chiunque poteva riconoscerla e riferire così a Sciacca.
Gli incubi notturni vertevano su quell'angoscia che cercava di controllare durante il giorno.
- Ottimamente. Siamo diventate amiche. Cinzia e' un tesoro.-
- lo so...-rispose Diego e accarezzò la mano della ragazza che amava.
Sapeva molto bene quando fosse speciale quella ragazza. L'amava in ogni fibra del proprio essere. Sarebbe stato disposto a morire per lei. Sarebbe stato disposto da farsi odiare da lei pur di saperla al sicuro. Stava rischiando entrambi le cose.
Cinzia in quello sguardo di lui, avvertì il suo amore e si sentì rinfrancata e forte.
- in tutti i sensi eh?-ribatté Cinzia visto ciò che sapeva per incastrare un pezzo grosso della mafia.
- Non è un bel tesoro da tenere piccola-
Non aveva avvertito il tono ironico di lei ma solo un'accusa sottile. 'sono preziosa perché so'. Aveva interpretato così la frase di lei e non gli era piaciuta. Doveva capire che lei era davvero importante per lui. Non per la polizia.
- e' vero...- ammise lei. Cinzia si era pentita della frase precedente due secondi dopo averla proferita. Si morse involontariamente l'interno della bocca.
Nonostante quel momento di incomprensione, passarono ore piacevoli insieme.
Momenti intimi e momenti di dialogo. La commosse e divertì parlando del suo lavoro alla clinica veterinaria. Le confidò che gli mancava molto a casa.
Il loro dialogo era vivace, mai banale. Mentre Anna era in paese per commissioni, fecero l'amore in modo spesso travolgente e irruento.
Accadde anche in spiaggia, in una discreta insenatura.
Lui le insegnò a nuotare nella piscina interna alla villa. Si trovava sul tetto.Fu davvero dura salutarsi quel lunedì mattina, Diego si sciolse dall'abbraccio di lei. SI baciarono poi lui risalì in auto per tornare a Milano.
Era stato un fine settimana meraviglioso, a parte quel venerdì sera quando era arrivato, non avevano più nominato Augusto Sciacca.


Incontro con Sciacca.


Quel giorno, Diego stava chiudendo l'ambulatorio quando si trovò davanti due uomini di Sciacca.
- avanti, seguici-
- va bene...-
Non serviva a nulla ribellarsi. Probabilmente l'avrebbero condotto all'aereoporto privato diretto in Svizzera, dove Sciacca, oltre ad avere conti privati, soggiornava in una fortezza fra le Alpi. Non era prima volta che accadevano quegli incontri.
Nell'ultima telefonata, Sciacca l'aveva avvisato che voleva vederlo al più presto.
Sulla cadillac lunghissima, c'era proprio Sciacca.Nonostante fosse preparato ad incontrarlo, il suo cuore sobbalzò quando lo vide. Augusto guardò Diego, che pareva sorpreso di vederlo. Eppure l'aveva avvisato di quella visita. Diego serrò le mascelle. Era teso. Si sistemò sui sedili.-Diego...come stai picciotto?- e gli afferrò la guancia per un pizzicotto.
-Bene- rispose Diego, cercando di non far notare la voce insicura. Cercava di non mostrare la sua agitazione. Forse aveva scoperto che era stato troppo spesso dalla polizia.
- Dimmi, picciotto, che fine ha fatto la donnina con cui ti hanno visto i miei uomini?-
No, si trattava di Cinzia. Si rilassò un poco, aveva elaborato una storia su di lei, a tal proposito. Rise volgarmente.
- Ah, quella sgualdrinella? L'ho liquidata. Voleva che la sposassi. Figurati...ho già da mantenere tre mogli, un' altro divorzio non lo reggerei e non me lo posso permettere. Le ho dato un po' di soldi e l'ho messa su un treno per Roma. Fine. Mi ha detto che scappava da suo padre...un uomo brutale e violento. -
Diego vide Sciacca arricciare le labbra. Si sentiva preso in causa il bastardo.Lui la picchiava, era lui il violento e si sentiva 'offeso' del fatto che lei lo ritenesse un bruto da cui scappare.-come si chiama quella sgualdrinella?- gli domandò Augusto.
-Lei....era di origine slave-iniziò a dire.
Augusto non riusciva a credergli. Diego non si rendeva conto che così si inguaiava? Mentire all'assassino di suo padre era alquanto pericoloso.

Notò subito le mani di Diego. Tremavano. Era agitato. Stava mentendo mentre parlava di un’ipotetica donna che aveva mandato via.
Diego era indeciso se rivelare il nome della ragazza mettendola così nei guai o mentire. Mentì. Era comunque nei guai fino al collo qualunque cosa dicesse.
-Sofia Gabronovich. I suoi sono croati. Era rossa ma si tingeva i capelli. Era una bambolina bionda con gli occhioni color acqua marine.-
Per fargli capire che si era divertito con quella femmina ma si era presto stancato di lei. Del resto persino Augusto era al corrente della sua fama di Casanova. Non era del tutto una bugia quindi. Era del tutto plausibile che fosse finita.
Augusto si voltò un momento, dandogli le spalle. Si infilò il tirapugni sulle dita e si voltò di nuovo verso Diego. Gli sorrise indulgente.

Diego captò del pericolo in quel sorriso falso. Inoltre vide luccicare qualcosa sulle dita di Augusto.
Un coltello? Ma se lo uccideva, avrebbe faticato ancora molto per trovare Cinzia.
-Sei sicuro di non conoscere la mia donna?-
-No- in fondo era vero, non era la sua donna. Cinzia non apparteneva a nessuno, se non a se stessa. Era libera di scegliere con chi stare, chi amare. Se lei avesse scoperto tutto, e lo lasciava, avrebbe tentato di riconquistarla ma poi l'avrebbe lasciata in pace. Anche a costo di dannarsi per il resto della vita. Non l'avrebbe perseguitata.
- No?- insisté Augusto, sorridendo beffardo. Diego aveva davvero un bel fegato a continuare a mentire. Ammirava il suo coraggio, la sua sfrontatezza. Perchè proteggeva quella sgualdrinella. Perchè era certo che quella ipotetica Sofia fosse Cinzia. Forse, all'inizio, lei aveva davvero mentito sul proprio nome, ma poi era proprio incredibile che Diego non avesse indagato su di lei. Che interesse aveva per lui. Se l'era spassata con lei, su quello non mentiva ma perché invece negava spudoratamente di non sapere dove lei fosse? Era innamorato di lei? No, impossibile. Diego Ambrosi, noto playboy di nobili origini e famiglia benestante, non si innamorava mai. Specie di una ragazza povera e senza famiglia. Forse Cinzia gli aveva rivelato dell'omicidio di cui era stata testimone e la stava proteggendo con l'aiuto degli sbirri?
Diego osservò Augusto ragionare rapidamente.
-No!- ribatté Diego. Possibile che Augusto fosse così ottuso da non comprendere che, anche se conosceva Cinzia, non gliel avrebbe certo rivelato.
Quel no così secco e definitivo, mandò Sciacca su tutte le furie.
Augusto sferrò così il colpo sul volto di Diego, che rimase stordito alcuni istanti. La percezione fu come una martellata in testa. Diego, sentì anche il rumore agghiacciante di un dente che gli si spezzava, il sapore metallico e dolciastro del sangue che gli riempì la bocca. Si portò subito un fazzoletto alla bocca.
Sciacca gliene diede un altro allo stomaco. Ecco, oltre alla testa che gli doleva in modo allucinante, quel colpo allo stomaco sentiva un forte senso di nausea, e l'impellente bisogno di rimettere. Sciacca gli afferrò le mascelle con dita d'acciaio come il suo tirapugni, e lo guardò fisso negli occhi. Doveva punirlo per quelle bugie. Doveva convincerlo a parlare. Lo provocò così, insozzando la reputazione di Cinzia. Vedere fino a che punto ci teneva a lei , quanto l'amasse o la desiderasse solo?
Diego vide gli occhi neri di Augusto, stava per perdere il controllo quell'uomo. Si stava trattenendo.
-Diego questo è un assaggio di quel che avrai se non la smetti di mentirmi, e non mi riveli dove sia lei. Ascolta, picciotto, non ne vale la pena di difenderla. Sai che è finita a letto di molti miei colleghi?- e osservò Diego che strinse le mascelle.

Diego scosse il capo. No, non gli credeva. Augusto stava mentendo per farlo cedere. Cinzia era una brava ragazza. Gli illustri colleghi di Sciacca l'avevano molestata, allungando le mani troppe volte. Lei aveva dovuto cedere a quelle o attenzioni sotto la minaccia di Sciacca. Per non esser picchiata per l'ennesima volta.. Quello lei gli aveva raccontato, in lacrime. Doveva sottostare ai capricci e alle esigenze di Sciacca. Alla fine, lei aveva trovato la forza di scappare. Anche per quello. Per non subire più.
Augusto osservò Diego, stava digerendo il colpo. Doveva accettare che lei avesse ancora sul corpo le impronte delle mani di molti uomini che si erano divertiti a palpare il suo corpo procace. Ma niente di più era accaduto. Non avrebbe permesso che si andasse oltre in quei festini. Nessuno oltre a lui doveva possederla totalmente. Ma aveva comunque concesso quei 'lussi', ovvero champagne e belle ragazze, ai suoi colleghi deputati per ingraziarseli nei voti. Così, quando gli avevano chiesto Cinzia in cambio di ben quaranta voti alla sua proposta di modifica di un articolo di una legge, lui aveva costretto la ragazza a vestirsi in un certo modo, truccarsi. L'aveva minacciata quando lei aveva iniziato a rifiutarsi. Fai la carina con i miei amici, o ti picchio a tal punto che non ti alzerai dal letto per due mesi. Lei, piangendo, aveva così obbedito. Non aveva però dato peso alle parole della ragazza che voleva scappare da quell'inferno. Lei aveva recitato la parte della bella ma stupida. Era stata brava. Forse aveva recitato per farsi coraggio. Ma contava il risultato. L'aveva aiutato ad ottenere la maggioranza.
Tornò ad osservare Diego, che si stava tamponando il labbro rotto.
Povero diavolo, Diego doveva ammettere con se stesso, di essersi fatto ammaliare da quella ragazzina brava a recitare la parte dell'innocente. L'aveva sedotto per farsi aiutare nel scappare, nel farsi proteggere da lui. La conosceva molto bene, ecco perché la difendeva tanto.
Augusto si illudeva che avrebbe ceduto. Sapeva quanto lui fosse un bastardo e lei innocente, non la donnaccia che lui voleva fargli credere.
Non parlarono per una ventina di minuti.
Diego guardò fuori, finché gli fu permesso, perché lo bendarono e gli legarono le mani dietro la schiena. Quell'incombenza spettò al vice di Sciacca.
Diego non aprì bocca, e nemmeno Sciacca. Ma la mente di Diego elaborò. Cosa aveva in mente Sciacca?
L'auto si fermò, fu trascinato giù dall'auto. Gli tolsero la benda. Diego scorse davanti a sé, un vecchio casolare. Chiaramente abbandonato e lontano per chilometri da tutto. Sciacca aveva scelto bene il luogo.
Lo trascinarono dentro. Fu legato con un'altra corda ad un uncino da macellaio.
Gli tolsero la giacca e gli strapparono via la camicia. Augusto passò un frustino ad uno dei due uomini.
-u n a l e z i o n e a q u e s t o b u g i a r d o. D e v e u s c i r e c o n l e s u e g a m b e e q u i n d i n o n e s a g e r a t e. M i r a c c o m a n d o, m i s e r v e p e r t r o v a r e l e i. I n t e s i?- parlò molto lentamente. Doveva impartire bene gli ordini ai due colossi dal cervello un po' bacato.
Diego Ambrosi doveva uscirne vivo da lì. Se voleva ucciderlo, sarebbe stato così facile premere la canna della pistola sulla tempia di Diego e premere il grilletto.
No. Non ancora.
Diego guardò i due energumeni dall'aria davvero poco intelligente, che ascoltavano con attenzione Sciacca che parlava in quel modo esageratamente lento.
Sarebbero riusciti a non massacrarlo? Sudava freddo e sentiva di nuovo lo stomaco rivoltarsi.
- sì, capo, abbiamo capito- risposero in coro.
Diego fu così sottoposto ad un bel 'restauro' facciale da parte dei due scagnozzi. Calci, pugni e colpi con il frustino sulla sua schiena.
Sciacca spense la sigaretta e rientrò nel casolare. Sperò che avessero capito cosa dovevano fare. Si avvicinò a Diego, e gli afferrò i capelli tirandogli indietro la testa. Il volto di Diego era piuttosto raccapricciante.
- vi avevo detto di non esagerare. Su, riportiamolo in città. Magari, siamo fortunati, e lei sbuca ad aiutarlo.
- Sì,capo-
Diego si sentì quasi svenire quando lo slegarono. Avevano esagerati quei bestioni.
- allora, non vuoi dirmi proprio niente?- lo apostrofò Augusto.
Diego si massaggiò i polsi, cercando di respirare.
Guardò l'uomo davanti a sé, con sfida. Sciacca non comprendeva quel comportamento infantile. Si faceva quasi massacrare pur di non tradirla. Non valeva la pena per nessuna femmina.
Diego non aveva nemmeno la forza di parlare.
Lo ricondussero all'auto quindi tornarono in città. Lo videro arrancare al portone. Cercare le chiavi. Pareva ubriaco. Lei però non si fece vedere. O lui per sicurezza non citofonava per farla scendere ad aiutarlo, o lei non era più nell'appartamento.
Doveva pazientare che Diego commettesse un errore e lo avrebbe portato a lei.
Diede ordine di allontanarsi.
Diego salì lentamente le scale, aggrappandosi.
Doveva solo esser una lezione. Si sentiva distrutto., non vi era parte del corpo che non gli recasse dolore. Persino i capelli gli pesavano sulla testa che gli rimbombava per i troppi colpi presi in pieno volto.
Quel fine settimana doveva recarsi da lei, come sarebbe stato possibile mentirle, dicendole che era caduto, per esempio, dalle scale? Cinzia non meritava altre bugie.
Imprecò a lungo. Anche contro se stesso perché si era illuso di sfuggire a Sciacca, sfidandolo nel nascondergli Cinzia.
Il deputato aveva conoscenze ovunque nel paese. Augusto l'aveva tenuto d'occhio, aveva letto fra le righe nei dialoghi avuti telefonicamente con lui. Aveva maniere e idee peggio di un cavernicolo dell'era preistorica. Anzi, era certo che gli antenati avevano molto rispetto per le proprie compagne.
Ma, a parte quelle idee assurde, non era affatto stupido.
Se quella era la lezione per aver mentito su Cinzia, non voleva pensare a cosa sarebbe accaduto appena avrebbe scoperto il suo doppiogioco, e l'accordo con la polizia per incastrarlo.
Un inferno.
Per lui e Cinzia. Ma se lui se lo meritava per aver giocato con il fuoco, aver provocato il diavolo, lei no. Lei si era innamorata dell'uomo sbagliato, unica colpa che le si poteva attribuire.
Probabilmente, anche lui era l'uomo sbagliato. Lei si meritava di meglio. Mentre aveva quelle deliranti elucubrazioni, si curò come poté le ferite.
Ma la nausea tornò a serrargli la gola e si chinò così per rigettare finalmente.
Sperò che non vi fossero emorragie interne. Andare in ospedale era escluso, doveva poi spiegare come si era procurato quelle ferite. Non poteva ancora denunciare Sciacca.
Ponderò che non aveva rigettato anche sangue ed era un buon segno.
Sentì di nuovo all'interno della bocca, il vuoto lasciato dal dente perso e avvertì di nuovo il sapore dolciastro che gli era rimasto quando Augusto l'aveva colpito la prima volta in auto.
Per togliersi ogni dubbi si sarebbe sottoposto a degli esami con apparecchi che non erano solo veterinari.
Andò a lavarsi quindi si infilò sotto le coperte, addormentandosi subito. Ma il suo sonno fu popolato da incubi.

0 commenti:

Posta un commento