
Sciacca qualche istante prima, si era trovato davanti la poliziotta che gli puntava la pistola contro, pronta a sparargli. Lui si era solo difeso. Si giustificò mentalmente.
Poi udì dei passi e vide giungere Diego, che era salito da una scaletta esterna. Diego guardò inorridito il corpo della poliziotta per terra. Lo vide serrare le mascelle. Sembrava addolorato.
Ma un'altra persona apparve. Dalla porta finestra, si affacciò una donna, molto giovane. Dall'aria fresca, innocente. 'Acqua e sapone'. Chi era? Era troppo per bene per Diego.
Diego la spinse indietro.
- Cinzia entra e chiudi subito dentro! -
Ci avrebbe pensato lui a Sciacca.
Ma Cinzia era come paralizzata nel vedere Anna distesa a terra con un orribile buco in fronte. La ragazza urlò terrorizzata e scioccata.
Sciacca era rimasto sbalordito nel capire che quella giovane era proprio la sua appariscente ex amante. Ma non c'era tempo da perdere.
- Avanti, Arturo, dì agli uomini di portarli dentro. -
Diego e Cinzia, furono così costretti ad entrare in casa. Lei si era aggrappata a Diego. Ma due scagnozzi di Sciacca glielo strapparono via. Costringendolo a seguirli in cucina. Cinzia aveva lo stomaco sottosopra.
Altri due uomini l'abbrancarono, prima che lei corresse di nuovo da lui, e la fecero sedere su una sedia, le afferrarono le braccia e la costrinsero a girarle dietro la schiena dove l'ammanettarono allo schienale della sedia.
Poi si allontanarono. Cinzia guardò il suo ex. La cui vista la riempiva di disgusto. Faticò a non rigettargli addosso.
Diego, mentre veniva a sua volta ammanettato, si sentì dilaniare dal pensiero di lei con Sciacca.
Augusto guardò la sua ex amante. Dovette ammettere a malincuore che in quella veste innocente lei era ancor più provocante. Terribilmente sexy. Capiva perfettamente perché Diego avesse perso la testa per lei. Lei aveva ora un aspetto da brava ragazza. Che faceva venir voglia di proteggerla. Era stata abile a trasformarsi e convincere Diego ad aiutarla. Impossibile resistere a quel volto angelico. Ma ora basta con la tenerezza. Iniziava la vendetta.
Si avvicinò a lei e strappò la camicetta. sfilandogliela di dosso.
Cosa voleva farle Sciacca? Molestarla e picchiarla come il suo solito?
Rimase così impreparata quando lui le tirò indietro il capo e sentì la propria pelle lacerarsi, il sangue a scorrere sulla pelle, mentre lui pareva volesse scrivere sul suo corpo. Chiuse gli occhi, sentendosi mancare.
Sciacca provò un insano piacere a tracciare due lettere su quella pelle candida. Aveva inciso una P oltre la T. La lettera P non era certo un epiteto gradevole. Era un sinonimo di sgualdrina.
Cinzia riprese conoscenza quando udì una violentissima imprecazione di Diego.
Qualche istante prima, il suo amante si stava anche chiedendo cosa fosse quell'orrendo silenzio. Così non osservò i movimenti dei tre uomini davanti al fornello, mentre un quarto, Scamone, il vice di Sciacca, gli strappò la camicia sul davanti. Capì che cosa volevano fargli qualche istante dopo quando gli appoggiarono sulla pelle un ferro rovente, marchiandolo fra la spalla e il cuore. Gridò un irripetibile imprecazione.
Il ferro rovente era a forma di T. La T di traditore.
- traditore!- sibilò Scamone. Diego scosse il capo.
Cinzia, sentì il cuore che le martellava furiosamente. Un secondo dopo aver udito il grido di Diego, le era giunto alle narici un odore nauseabondo di carne bruciata.
Sciacca rise nel vederla così in fibrillazione.
- Ora ascolta le urla del tuo amante! Lo stanno marchiando con del ferro rovente!- chinandosi in avanti davanti a lei
Sciacca non era affatto infastidito da quell'odore. Non era la prima volta che ricorrevano a quel genere di punizione ai traditori. Ma non poté prevedere la reazione di lei che gli rigettò in volto.
Cinzia aveva trovato davvero odiosa quella risata sadica.
Diego stava osservando in quel momento un uomo, che Scamone chiamava Vincenzo, che stava indossando delle scarpe da calcio con dei tacchetti in acciaio,e un attimo dopo lo colpì con un calcio allo stomaco.
Diego inveì di nuovo. Ma Vincenzo De Feo si divertì un mondo ad usare lo stomaco del veterinario come un pallone da calcio.
Diego capì che non si sarebbero limitati a quello. Non si sorprese,quindi, quando Raffaele Masutti,altro scagnozzo di Sciacca, rientrò con in mano un caschetto, composto da varie fasce di pelle e con un cavo che si collegava ad un telecomando rudimentale. Masutti glielo infilò in testa e lo chiuse sotto il mento con un cinturino sempre di pelle.
Soddisfatto di come era riuscito a sistemarlo bene, la sadica guardia del corpo lo attivò lentamente. Era un tremendo strumento di tortura che risaliva al 1940. Era in dotazione di qualche polizia segreta.
Diego provò subito un violento senso di nausea quando il casco gli strinse il capo. Dei piccoli aghi gli penetrarono sotto pelle. Non resse più e rigettò sui pantaloni dell’uomo che azionava il rudimentale ma efficace telecomando.
Era niente quello che gli avevano fatto in quel casolare. Ora volevano ucciderlo con un’escalation di torture degne di quelle compiute durante l’Inquisizione o dalla famigerata Gestapo.
Sciacca era un vero maestro nel torturare i suoi nemici. Ma la cosa che lo assillava di più, era il pensiero di cosa lui potesse farle.
Gli strapparono poi via le unghie dalle dita delle mani con un altro orrendo attrezzo usato solitamente dagli odontoiatri per estrarre denti cariati.
Pensare a lei lo distraeva dal dolore. Sciacca e i suoi uomini stavano abusando di lei?. Rabbrividì inorridito. Gli uomini di Sciacca la guardavano in un modo talmente sporco, osceno. La desideravano in modo indecente.
- Diego !- lo chiamò lei in quel momento. Anche se l'aveva sentito gemere e gridare, voleva comunque sentire la sua voce.
- Tranquilla, me la cavo…- anche se non era così, perché stava soffrendo le pene dell’inferno. Ma non voleva che lei si preoccupasse. Doveva salvare se stessa. Anche se fino a quel momento, non aveva udito da parte di lei, urla di dolore. O forse erano state così dolorose che lei aveva perso i sensi? Deglutì faticosamente. Anche perché degli uncini di ferro, erano appena penetrati nella carne delle tempie.
- Stai zitto! – gridò uno degli uomini e lo colpì al volto con un calcio. I tacchetti gli ruppero il naso.
Per un certo tempo non ci vide nitidamente. Il sadico che azionava il telecomando lo azionò di nuovo e il casco si strinse ancora un poco. Due chiodi entrarono sulla fronte di qualche millimetro sotto la pelle.
Fu sufficiente a farlo urlare dal dolore. Era troppo intenso per sopprimerlo ancora.
Il sangue che era sprizzato dalle ferite, iniziava a scorrergli fra i capelli e lungo il viso, il collo. Vincenzo rise diabolicamente poi gli pulì il volto e con il fazzoletto intriso di sangue, uscì dalla cucina.
Cinzia nel sentire quell’urlo aveva iniziato a gridare e singhiozzare. Non riusciva più ad esser stoica. Se un uomo forte e resistente alle sofferenze come Diego gridava in quel modo significava che le torture erano diventate insopportabili. Mio Dio, cosa gli stavano facendo? Il proprio cuore le doleva dal forte martellare.
Pensò con angoscia che era in parte colpa sua. Per aver voluto sfuggire da Sciacca, una persona fantastica come Anna era morta. Diego stava subendo torture terribili e di sicuro l’avrebbero ucciso. I sensi di colpa l'attanagliavano .
Sciacca godette particolarmente nel sentirla singhiozzare di puro terrore, nel sentire Diego urlare di spasimo. Quando Vincenzo gli mostrò il fazzoletto zuppo del sangue di Ambrosi provò un piacere quasi lussurioso.
Ma Cinzia, ebbe ben altra reazione, ovviamente, quando vide il fazzoletto zuppo di sangue, che Sciacca le sventolò davanti come un trofeo, e rigettò il resto della cena addosso ad Augusto.
Ancora una volta lei compì l'oltraggioso gesto di rigettargli addosso.
Che gesto infantile!
I suoi abiti ora puzzavano di vomito e si sentiva terribilmente a disagio. Si augurò che quella stupida femmina non gli avesse rovinato i suoi costosissimi abiti firmati. Lasciò così la frusta, composta da strisce di pelle e sfere d'acciaio, a Scamone.
Il vice la guardò. Peccato rovinare quel bel corpo voluttuoso con quella terribile frusta. Avrebbe voluto spassarsela con lei, ma Sciacca se ne sarebbe di certo accorto e l'avrebbe punito. Chi tradiva la sua fiducia, non scampava a lungo.
dare a Sciacca e ai suoi uomini, motivo di deriderla. Non voleva che Diego sentisse le sue grida, il suo pianto.
Quei colpi le laceravano la pelle ma strinse i denti fino a quasi sentir dolere le mascelle.
Sciacca tornò, apparendo di nuovo impeccabile, e la guardò. Poi sorrise al suo vice:
- ci hai dato dentro …bravo. Ora vado avanti io, torna pure da Diego.
Massacralo. Supplicherà molto presto di esser ucciso.
Le torture sarebbero state così dolorose e le ferite insopportabili e Diego avrebbe supplicato che lo finissero sparandogli alla nuca.
Tornò a guardare Cinzia. Nonostante la pelle percorsa da lacerazioni orrende, provò un insensato desiderio di lei. Voleva divertirsi con quel corpo, un ultima volta prima di iniettarle la 'Nellis' .
A dispetto dei colpi presi, lei ancora lo guardava con sfida. Voleva dimostrarsi coraggiosa quella ragazzina caparbia!
Così iniziò ad aprirsi rapidamente i pantaloni, dopo di che l’afferrò per i capelli e la trascinò a terra, si sdraiò su di lei e sfogò la propria lussuria perversa.
Benché lo avesse sfidato con lo sguardo, Cinzia non aveva più la forza di ribellarsi, di respingerlo. Le ferite la stavano indebolendo. Non era nemmeno la prima volta che lui la prendeva in quel modo spietato e selvaggio. Chiuse gli occhi e attese che lui terminasse. Forse, sentendola così passiva, lui avrebbe provato meno gusto e avrebbe abbassato la sua libidine.
Ma Augusto sembrava in preda ad una febbre. I suoi occhi erano spiritati.
Augusto aveva compreso l'atteggiamento remissivo della giovane. Comportarsi come una bambola di plastica, senza vita in modo da spegnere il suo desiderio. Ma non riuscì a placare la sua libidine. Ma l'avrebbe pagata subito. Perché, sfogata la sua brama, si alzò, afferrò un altro strumento di tortura, una cintura con borchie d’acciaio appuntite e si avventò sul corpo seminudo di Cinzia, coperto a malapena dalla gonna a brandelli e da un top di seta lacerato, straziando così la sua pelle delicata come quella di una bimba. Lei si coprì il volto come poté. Quando sarebbe finito quell'inferno? Quando sarebbe morta?
Incapace di gridare nel sentire le sferzate straziare di nuovo la propria pelle. Oramai piangeva mestamente, come una bambina piccola. Incapace di emettere altri suoni. Incapace di gridare.
Sciacca, grugnendo, la rimise sulla sedia, ammanettandola di nuovo, colpendola così al volto con dei pugni, come un boxeur impazzito.
Augusto, dopo alcuni minuti, si fermò e la guardò. Il suo bel volto angelico era deformato dai colpi ricevuti. Gli occhi innocenti non si vedevano più. Le belle labbra spaccate.
Voleva che nessun altro la volesse ancora. Voleva rovinarle il volto, il corpo in modo che nessuno la desiderasse. Inoltre lei sarebbe di certo impazzita dopo quel giorno da incubo.
Poi afferrò un coltello, lei ricominciò a singhiozzare più forte. Perché, anche se si sentiva gli occhi gonfi, pesti, riuscì a vedere il luccichio della lama del coltello.
Voleva sgozzarla? Invece lui con un coltello particolare, le tagliò via abilmente tutta la chioma, senza farle male.
Ma poi, inspiegabilmente, dopo aver tolto delicatamente la sua chioma, a colpì al fianco con una coltellata con ferocia. Non riusciva a comprendere cosa lui avesse in mente. Ma non aveva più la forza di pensare. Gli occhi le si chiusero e perse di nuovo conoscenza.
Con il sangue che sgorgò, copiosamente, imbrattò lo scalpo dei capelli di lei. Lei era svenuta. Meglio, così non sentiva.
Quindi Sciacca chiamò il suo vice.
- Mostragli questo. Dille che è morta. L’ho finita pietosamente tagliandole la gola. –
- Capo, lui non respira quasi più. Non è più cosciente-
L'ultimo colpo allo stomaco l'aveva messo K.O. Era svenuto. Il sangue copriva
il volto di Diego, a cui erano state tolte le manette, e ora lui giaceva a terra.
Masutti stava ripulendo il caschetto. Diego aveva un aspetto raccapricciante.
- Fallo rianimare e mostragli questo-
Voleva che lui morisse con quel pensiero. Era colpa sua, del suo ignobile tradimento, se lei era morta dopo tremende torture e abusi. Doveva morire con quel tremendo rimorso da portare all'inferno. Sciacca lasciò quell'incombenza a Scamone, molto più spietato di lui.
I due uomini scossero Diego finché lui non riprese coscienza alcuni minuti.
- La tua pupa temo che non ce l’ha fatta. Sai il capo era proprio infuriato con Cinzia. Ha parlato con la polizia. Lo sappiamo per certo. La sua fuga, la sua deposizione alla polizia e il fatto che lei è stata nel tuo letto, questi motivi sono bastati a fargli perdere il controllo e a lei, dopo varie torture, e dopo che Sciacca ha ripetutamente abusato di lei, il suo cuoricino tenero non ha retto. Lui le ha tagliato, rapidamente e pietosamente, la gola,. Ma, tranquillo, tra poco la rivedrai nel mondo dei più. Chissà se vi ritrovate all’inferno o in paradiso.- e rise in modo demoniaco. - Non…ci credo…- ansimò Diego. Ogni respiro era un tormento straziante.- Guarda qua!. Appena è morta, Augusto dei suoi capelli ne ha fatto un bello scalpo.. Il capo ha fatto un bel lavoretto sul suo corpo. Non le ha risparmiato torture sadicamente crudeli . – e scoppiò a ridere. In effetti anche il corpo di lei era uno scempio. Escoriazioni sanguinanti, ferite aperte...Diego sentì le forze venirgli meno. Lei morta. Aveva un corpo minuto delicato. Poteva davvero esser morta in seguito alle sevizie di disumana violenza compiute da lui. Oltre il fatto che lui le aveva tagliato la gola per finirla. Non riusciva ad accettarlo. Lui meritava ogni tortura, non la sua dolcissima Cinzia. Lui meritava la morte non lei.
Non riusciva più a mostrarsi forte, coraggioso. Le emozioni lo sopraffacevano. Dai suoi occhi sgorgarono le lacrime. Non sentiva dolore al corpo. Ma all’anima. L’aveva persa. Era colpa sua, che li aveva condotti lì. Non era stato lucido. Razionale.
Lei era morta e lui era ormai alla fine. Chiuse gli occhi. Senza di lei la vita non aveva alcun senso. Non avrebbe potuto vivere con quel rimorso per il resto dei giorni.
Sarebbe impazzito se fosse sopravvissuto. Perse i sensi , totalmente. Non aveva più la forza di vivere.
Augusto soddisfatto di quanto gli aveva riferito Scamone alle prese con Diego che aveva creduto alla morte di lei, si voltò verso la giovane, la guardò. Lei era rivenuta da qualche minuto. Recuperando gli ultimi brandelli di forze.
Le mostrò una bustina. Era sicuramente droga pensò lei. Droga che lui vendeva. Era un trafficante di morte. Lo odiava con tutte le proprie forze. - La vedi questa bella polverina bianca?. Ti faccio un regalo. La prima dose è gratis ma diventerai una tossicodipendente con questa unica iniezione. Con due in un giorno vai al creatore. La tua vita diventerà un inferno. Questa droga è molto costosa e dovrai tornare a dipendere da me per averla. Se mi arrestano per causa tua…impazzirai per l’astinenza. Dovrai rubare e venderti sul marciapiede per aver i soldi per comprarla. Impazzirai a cercare chi te la vende. Si chiama Nellis, è una droga sintetica ma ripeto costosissima e rara ancora in Italia. – e scartò una siringa usa e getta. Cinzia lo guardò. Appena vide la siringa raccolse le proprie ultime energie. Lui le legò al braccio un laccio emostatico. No, non poteva permettergli di iniettarle quella droga. Così, appena lui si avvicinò a lei per introdurre l'ago, lei alzò d'improvviso la gamba colpendo così il braccio di Augusto che, sorpreso dalla reazione, si lasciò sfuggire la siringa. La quale si andò a conficcare nello schienale del divano.
Scamone,nel frattempo, aveva appena ricevuto la chiamata della loro talpa
che gli comunicava che la polizia era a cinque minuti da lì. Dovevano
andarsene immediatamente. Si avvicinò a Sciacca che stava colpendo la ragazza. Era pazzo di rabbia. Quella ragazzina lo stava facendo ammattire.
- Andiamo Augusto, la polizia sta arrivando-
- Aspetta...-e cercò di estrarre la siringa. Ma fu inutile.
- Dai Augusto, tanto morirà dissanguata...-
Sciacca, a malincuore, dovette seguirlo. Cinzia emise un ultimo lungo respiro. quel pericolo l’aveva scampato. Ma ora era sfinita. Non era in grado nemmeno di chiamare Diego. Non poteva ad emettere un suono. Probabilmente lui era svenuto. Non voleva pensare che fosse morto. La polizia stava arrivando, si sarebbero presi cura di loro...Sospirò di nuovo e perse i sensi.
Poi udì dei passi e vide giungere Diego, che era salito da una scaletta esterna. Diego guardò inorridito il corpo della poliziotta per terra. Lo vide serrare le mascelle. Sembrava addolorato.
Ma un'altra persona apparve. Dalla porta finestra, si affacciò una donna, molto giovane. Dall'aria fresca, innocente. 'Acqua e sapone'. Chi era? Era troppo per bene per Diego.
Diego la spinse indietro.
- Cinzia entra e chiudi subito dentro! -
Ci avrebbe pensato lui a Sciacca.
Ma Cinzia era come paralizzata nel vedere Anna distesa a terra con un orribile buco in fronte. La ragazza urlò terrorizzata e scioccata.
Sciacca era rimasto sbalordito nel capire che quella giovane era proprio la sua appariscente ex amante. Ma non c'era tempo da perdere.
- Avanti, Arturo, dì agli uomini di portarli dentro. -
Diego e Cinzia, furono così costretti ad entrare in casa. Lei si era aggrappata a Diego. Ma due scagnozzi di Sciacca glielo strapparono via. Costringendolo a seguirli in cucina. Cinzia aveva lo stomaco sottosopra.
Altri due uomini l'abbrancarono, prima che lei corresse di nuovo da lui, e la fecero sedere su una sedia, le afferrarono le braccia e la costrinsero a girarle dietro la schiena dove l'ammanettarono allo schienale della sedia.
Poi si allontanarono. Cinzia guardò il suo ex. La cui vista la riempiva di disgusto. Faticò a non rigettargli addosso.
Diego, mentre veniva a sua volta ammanettato, si sentì dilaniare dal pensiero di lei con Sciacca.
Augusto guardò la sua ex amante. Dovette ammettere a malincuore che in quella veste innocente lei era ancor più provocante. Terribilmente sexy. Capiva perfettamente perché Diego avesse perso la testa per lei. Lei aveva ora un aspetto da brava ragazza. Che faceva venir voglia di proteggerla. Era stata abile a trasformarsi e convincere Diego ad aiutarla. Impossibile resistere a quel volto angelico. Ma ora basta con la tenerezza. Iniziava la vendetta.
Si avvicinò a lei e strappò la camicetta. sfilandogliela di dosso.
Cosa voleva farle Sciacca? Molestarla e picchiarla come il suo solito?
Rimase così impreparata quando lui le tirò indietro il capo e sentì la propria pelle lacerarsi, il sangue a scorrere sulla pelle, mentre lui pareva volesse scrivere sul suo corpo. Chiuse gli occhi, sentendosi mancare.
Sciacca provò un insano piacere a tracciare due lettere su quella pelle candida. Aveva inciso una P oltre la T. La lettera P non era certo un epiteto gradevole. Era un sinonimo di sgualdrina.
Cinzia riprese conoscenza quando udì una violentissima imprecazione di Diego.
Qualche istante prima, il suo amante si stava anche chiedendo cosa fosse quell'orrendo silenzio. Così non osservò i movimenti dei tre uomini davanti al fornello, mentre un quarto, Scamone, il vice di Sciacca, gli strappò la camicia sul davanti. Capì che cosa volevano fargli qualche istante dopo quando gli appoggiarono sulla pelle un ferro rovente, marchiandolo fra la spalla e il cuore. Gridò un irripetibile imprecazione.
Il ferro rovente era a forma di T. La T di traditore.
- traditore!- sibilò Scamone. Diego scosse il capo.
Cinzia, sentì il cuore che le martellava furiosamente. Un secondo dopo aver udito il grido di Diego, le era giunto alle narici un odore nauseabondo di carne bruciata.
Sciacca rise nel vederla così in fibrillazione.
- Ora ascolta le urla del tuo amante! Lo stanno marchiando con del ferro rovente!- chinandosi in avanti davanti a lei
Sciacca non era affatto infastidito da quell'odore. Non era la prima volta che ricorrevano a quel genere di punizione ai traditori. Ma non poté prevedere la reazione di lei che gli rigettò in volto.
Cinzia aveva trovato davvero odiosa quella risata sadica.
Diego stava osservando in quel momento un uomo, che Scamone chiamava Vincenzo, che stava indossando delle scarpe da calcio con dei tacchetti in acciaio,e un attimo dopo lo colpì con un calcio allo stomaco.
Diego inveì di nuovo. Ma Vincenzo De Feo si divertì un mondo ad usare lo stomaco del veterinario come un pallone da calcio.
Diego capì che non si sarebbero limitati a quello. Non si sorprese,quindi, quando Raffaele Masutti,altro scagnozzo di Sciacca, rientrò con in mano un caschetto, composto da varie fasce di pelle e con un cavo che si collegava ad un telecomando rudimentale. Masutti glielo infilò in testa e lo chiuse sotto il mento con un cinturino sempre di pelle.
Soddisfatto di come era riuscito a sistemarlo bene, la sadica guardia del corpo lo attivò lentamente. Era un tremendo strumento di tortura che risaliva al 1940. Era in dotazione di qualche polizia segreta.
Diego provò subito un violento senso di nausea quando il casco gli strinse il capo. Dei piccoli aghi gli penetrarono sotto pelle. Non resse più e rigettò sui pantaloni dell’uomo che azionava il rudimentale ma efficace telecomando.
Era niente quello che gli avevano fatto in quel casolare. Ora volevano ucciderlo con un’escalation di torture degne di quelle compiute durante l’Inquisizione o dalla famigerata Gestapo.
Sciacca era un vero maestro nel torturare i suoi nemici. Ma la cosa che lo assillava di più, era il pensiero di cosa lui potesse farle.
Gli strapparono poi via le unghie dalle dita delle mani con un altro orrendo attrezzo usato solitamente dagli odontoiatri per estrarre denti cariati.
Pensare a lei lo distraeva dal dolore. Sciacca e i suoi uomini stavano abusando di lei?. Rabbrividì inorridito. Gli uomini di Sciacca la guardavano in un modo talmente sporco, osceno. La desideravano in modo indecente.
- Diego !- lo chiamò lei in quel momento. Anche se l'aveva sentito gemere e gridare, voleva comunque sentire la sua voce.
- Tranquilla, me la cavo…- anche se non era così, perché stava soffrendo le pene dell’inferno. Ma non voleva che lei si preoccupasse. Doveva salvare se stessa. Anche se fino a quel momento, non aveva udito da parte di lei, urla di dolore. O forse erano state così dolorose che lei aveva perso i sensi? Deglutì faticosamente. Anche perché degli uncini di ferro, erano appena penetrati nella carne delle tempie.
- Stai zitto! – gridò uno degli uomini e lo colpì al volto con un calcio. I tacchetti gli ruppero il naso.
Per un certo tempo non ci vide nitidamente. Il sadico che azionava il telecomando lo azionò di nuovo e il casco si strinse ancora un poco. Due chiodi entrarono sulla fronte di qualche millimetro sotto la pelle.
Fu sufficiente a farlo urlare dal dolore. Era troppo intenso per sopprimerlo ancora.
Il sangue che era sprizzato dalle ferite, iniziava a scorrergli fra i capelli e lungo il viso, il collo. Vincenzo rise diabolicamente poi gli pulì il volto e con il fazzoletto intriso di sangue, uscì dalla cucina.
Cinzia nel sentire quell’urlo aveva iniziato a gridare e singhiozzare. Non riusciva più ad esser stoica. Se un uomo forte e resistente alle sofferenze come Diego gridava in quel modo significava che le torture erano diventate insopportabili. Mio Dio, cosa gli stavano facendo? Il proprio cuore le doleva dal forte martellare.
Pensò con angoscia che era in parte colpa sua. Per aver voluto sfuggire da Sciacca, una persona fantastica come Anna era morta. Diego stava subendo torture terribili e di sicuro l’avrebbero ucciso. I sensi di colpa l'attanagliavano .
Sciacca godette particolarmente nel sentirla singhiozzare di puro terrore, nel sentire Diego urlare di spasimo. Quando Vincenzo gli mostrò il fazzoletto zuppo del sangue di Ambrosi provò un piacere quasi lussurioso.
Ma Cinzia, ebbe ben altra reazione, ovviamente, quando vide il fazzoletto zuppo di sangue, che Sciacca le sventolò davanti come un trofeo, e rigettò il resto della cena addosso ad Augusto.
Ancora una volta lei compì l'oltraggioso gesto di rigettargli addosso.
Che gesto infantile!
I suoi abiti ora puzzavano di vomito e si sentiva terribilmente a disagio. Si augurò che quella stupida femmina non gli avesse rovinato i suoi costosissimi abiti firmati. Lasciò così la frusta, composta da strisce di pelle e sfere d'acciaio, a Scamone.
Il vice la guardò. Peccato rovinare quel bel corpo voluttuoso con quella terribile frusta. Avrebbe voluto spassarsela con lei, ma Sciacca se ne sarebbe di certo accorto e l'avrebbe punito. Chi tradiva la sua fiducia, non scampava a lungo.
dare a Sciacca e ai suoi uomini, motivo di deriderla. Non voleva che Diego sentisse le sue grida, il suo pianto.
Quei colpi le laceravano la pelle ma strinse i denti fino a quasi sentir dolere le mascelle.
Sciacca tornò, apparendo di nuovo impeccabile, e la guardò. Poi sorrise al suo vice:
- ci hai dato dentro …bravo. Ora vado avanti io, torna pure da Diego.
Massacralo. Supplicherà molto presto di esser ucciso.
Le torture sarebbero state così dolorose e le ferite insopportabili e Diego avrebbe supplicato che lo finissero sparandogli alla nuca.
Tornò a guardare Cinzia. Nonostante la pelle percorsa da lacerazioni orrende, provò un insensato desiderio di lei. Voleva divertirsi con quel corpo, un ultima volta prima di iniettarle la 'Nellis' .
A dispetto dei colpi presi, lei ancora lo guardava con sfida. Voleva dimostrarsi coraggiosa quella ragazzina caparbia!
Così iniziò ad aprirsi rapidamente i pantaloni, dopo di che l’afferrò per i capelli e la trascinò a terra, si sdraiò su di lei e sfogò la propria lussuria perversa.
Benché lo avesse sfidato con lo sguardo, Cinzia non aveva più la forza di ribellarsi, di respingerlo. Le ferite la stavano indebolendo. Non era nemmeno la prima volta che lui la prendeva in quel modo spietato e selvaggio. Chiuse gli occhi e attese che lui terminasse. Forse, sentendola così passiva, lui avrebbe provato meno gusto e avrebbe abbassato la sua libidine.
Ma Augusto sembrava in preda ad una febbre. I suoi occhi erano spiritati.
Augusto aveva compreso l'atteggiamento remissivo della giovane. Comportarsi come una bambola di plastica, senza vita in modo da spegnere il suo desiderio. Ma non riuscì a placare la sua libidine. Ma l'avrebbe pagata subito. Perché, sfogata la sua brama, si alzò, afferrò un altro strumento di tortura, una cintura con borchie d’acciaio appuntite e si avventò sul corpo seminudo di Cinzia, coperto a malapena dalla gonna a brandelli e da un top di seta lacerato, straziando così la sua pelle delicata come quella di una bimba. Lei si coprì il volto come poté. Quando sarebbe finito quell'inferno? Quando sarebbe morta?
Incapace di gridare nel sentire le sferzate straziare di nuovo la propria pelle. Oramai piangeva mestamente, come una bambina piccola. Incapace di emettere altri suoni. Incapace di gridare.
Sciacca, grugnendo, la rimise sulla sedia, ammanettandola di nuovo, colpendola così al volto con dei pugni, come un boxeur impazzito.
Augusto, dopo alcuni minuti, si fermò e la guardò. Il suo bel volto angelico era deformato dai colpi ricevuti. Gli occhi innocenti non si vedevano più. Le belle labbra spaccate.
Voleva che nessun altro la volesse ancora. Voleva rovinarle il volto, il corpo in modo che nessuno la desiderasse. Inoltre lei sarebbe di certo impazzita dopo quel giorno da incubo.
Poi afferrò un coltello, lei ricominciò a singhiozzare più forte. Perché, anche se si sentiva gli occhi gonfi, pesti, riuscì a vedere il luccichio della lama del coltello.
Voleva sgozzarla? Invece lui con un coltello particolare, le tagliò via abilmente tutta la chioma, senza farle male.
Ma poi, inspiegabilmente, dopo aver tolto delicatamente la sua chioma, a colpì al fianco con una coltellata con ferocia. Non riusciva a comprendere cosa lui avesse in mente. Ma non aveva più la forza di pensare. Gli occhi le si chiusero e perse di nuovo conoscenza.
Con il sangue che sgorgò, copiosamente, imbrattò lo scalpo dei capelli di lei. Lei era svenuta. Meglio, così non sentiva.
Quindi Sciacca chiamò il suo vice.
- Mostragli questo. Dille che è morta. L’ho finita pietosamente tagliandole la gola. –
- Capo, lui non respira quasi più. Non è più cosciente-
L'ultimo colpo allo stomaco l'aveva messo K.O. Era svenuto. Il sangue copriva
il volto di Diego, a cui erano state tolte le manette, e ora lui giaceva a terra.
Masutti stava ripulendo il caschetto. Diego aveva un aspetto raccapricciante.
- Fallo rianimare e mostragli questo-
Voleva che lui morisse con quel pensiero. Era colpa sua, del suo ignobile tradimento, se lei era morta dopo tremende torture e abusi. Doveva morire con quel tremendo rimorso da portare all'inferno. Sciacca lasciò quell'incombenza a Scamone, molto più spietato di lui.
I due uomini scossero Diego finché lui non riprese coscienza alcuni minuti.
- La tua pupa temo che non ce l’ha fatta. Sai il capo era proprio infuriato con Cinzia. Ha parlato con la polizia. Lo sappiamo per certo. La sua fuga, la sua deposizione alla polizia e il fatto che lei è stata nel tuo letto, questi motivi sono bastati a fargli perdere il controllo e a lei, dopo varie torture, e dopo che Sciacca ha ripetutamente abusato di lei, il suo cuoricino tenero non ha retto. Lui le ha tagliato, rapidamente e pietosamente, la gola,. Ma, tranquillo, tra poco la rivedrai nel mondo dei più. Chissà se vi ritrovate all’inferno o in paradiso.- e rise in modo demoniaco. - Non…ci credo…- ansimò Diego. Ogni respiro era un tormento straziante.- Guarda qua!. Appena è morta, Augusto dei suoi capelli ne ha fatto un bello scalpo.. Il capo ha fatto un bel lavoretto sul suo corpo. Non le ha risparmiato torture sadicamente crudeli . – e scoppiò a ridere. In effetti anche il corpo di lei era uno scempio. Escoriazioni sanguinanti, ferite aperte...Diego sentì le forze venirgli meno. Lei morta. Aveva un corpo minuto delicato. Poteva davvero esser morta in seguito alle sevizie di disumana violenza compiute da lui. Oltre il fatto che lui le aveva tagliato la gola per finirla. Non riusciva ad accettarlo. Lui meritava ogni tortura, non la sua dolcissima Cinzia. Lui meritava la morte non lei.
Non riusciva più a mostrarsi forte, coraggioso. Le emozioni lo sopraffacevano. Dai suoi occhi sgorgarono le lacrime. Non sentiva dolore al corpo. Ma all’anima. L’aveva persa. Era colpa sua, che li aveva condotti lì. Non era stato lucido. Razionale.
Lei era morta e lui era ormai alla fine. Chiuse gli occhi. Senza di lei la vita non aveva alcun senso. Non avrebbe potuto vivere con quel rimorso per il resto dei giorni.
Sarebbe impazzito se fosse sopravvissuto. Perse i sensi , totalmente. Non aveva più la forza di vivere.
Augusto soddisfatto di quanto gli aveva riferito Scamone alle prese con Diego che aveva creduto alla morte di lei, si voltò verso la giovane, la guardò. Lei era rivenuta da qualche minuto. Recuperando gli ultimi brandelli di forze.
Le mostrò una bustina. Era sicuramente droga pensò lei. Droga che lui vendeva. Era un trafficante di morte. Lo odiava con tutte le proprie forze. - La vedi questa bella polverina bianca?. Ti faccio un regalo. La prima dose è gratis ma diventerai una tossicodipendente con questa unica iniezione. Con due in un giorno vai al creatore. La tua vita diventerà un inferno. Questa droga è molto costosa e dovrai tornare a dipendere da me per averla. Se mi arrestano per causa tua…impazzirai per l’astinenza. Dovrai rubare e venderti sul marciapiede per aver i soldi per comprarla. Impazzirai a cercare chi te la vende. Si chiama Nellis, è una droga sintetica ma ripeto costosissima e rara ancora in Italia. – e scartò una siringa usa e getta. Cinzia lo guardò. Appena vide la siringa raccolse le proprie ultime energie. Lui le legò al braccio un laccio emostatico. No, non poteva permettergli di iniettarle quella droga. Così, appena lui si avvicinò a lei per introdurre l'ago, lei alzò d'improvviso la gamba colpendo così il braccio di Augusto che, sorpreso dalla reazione, si lasciò sfuggire la siringa. La quale si andò a conficcare nello schienale del divano.
Scamone,nel frattempo, aveva appena ricevuto la chiamata della loro talpa
che gli comunicava che la polizia era a cinque minuti da lì. Dovevano
andarsene immediatamente. Si avvicinò a Sciacca che stava colpendo la ragazza. Era pazzo di rabbia. Quella ragazzina lo stava facendo ammattire.
- Andiamo Augusto, la polizia sta arrivando-
- Aspetta...-e cercò di estrarre la siringa. Ma fu inutile.
- Dai Augusto, tanto morirà dissanguata...-
Sciacca, a malincuore, dovette seguirlo. Cinzia emise un ultimo lungo respiro. quel pericolo l’aveva scampato. Ma ora era sfinita. Non era in grado nemmeno di chiamare Diego. Non poteva ad emettere un suono. Probabilmente lui era svenuto. Non voleva pensare che fosse morto. La polizia stava arrivando, si sarebbero presi cura di loro...Sospirò di nuovo e perse i sensi.
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