domenica 6 novembre 2011

TU PUOI SALVARMI QUARTA PUNTATA TERZA PARTE



LA DEPOSIZIONE


Così, il giorno dopo, Cinzia si recò con Diego, alla polizia.
Le tremavano un poco le gambe mentre varcavano il portone della centrale di polizia. Diego accanto a lei, la teneva sottobraccio, con fare protettivo.
Diego aveva trascorso una notte travagliata. Lei si era lamentata più volte nel sonno per poi svegliarsi gridando 'no!'
Erano occorse ben due ore prima che si riaddormentasse e smettesse di tremare.
Si sentiva così stringere il cuore nel vederla così spaventata. Forse aveva davvero esagerato la sera prima, nel sottoporla a quelle domande estenuanti.
Ma quella mattina sembrava ben determinata.
Furono ricevuti proprio da Alessandro Brembati.
Il poliziotto guardò con attenzione la giovane donna. Capì perfettamente, perché Diego avesse perso la testa per lei. Non era solo adorabile, con quegli occhioni innocenti ma leggevi anche coraggio e determinazione in quello sguardo.
-tranquilla signorina, qua l'ascolteremo solo io e Diego-
la rassicurò Alessandro, chiudendo la porta e sedendosi come abitudine sull'angolo della scrivania per farla sentire meno a disagio con quell'atteggiamento informale.
Cinzia notò che Diego non accennava ad uscire, così, dopo essersi seduta, tutta impettita, guardò Brembati. Non voleva che Diego fosse presente.
-vorrei parlare senza la sua presenza- dichiarò Cinzia e indicò Diego, con sicurezza. Diego la confondeva.
L'uomo rimase raggelato quando lei proferì quelle parole. Si domandò come mai.
-ma Cinzia...- protestò infatti Diego, quasi in un sussurro.
A Cinzia dispiaceva trattarlo così ma per potersi concentrare bene, la presenza di Diego la metteva in agitazione. Avrebbe rivelato poi della sua vita con Augusto che Diego non doveva sentire.
-lui non è della polizia vero?-
Diego comprese che lei non riusciva a fidarsi del tutto di lui. Accettò di buon grado e cercò di esser accondiscendente. Importante che lei parlasse. In fondo, aveva ragione lei, la sua presenza non era così necessaria.
-va bene, non c'è un problema. Stai tranquilla e vedrai che riuscirai a spiegarti bene. - accettò Diego e uscì dall'ufficio.
Cinzia sospirò di sollievo. Alessandro rimase stupito che lei non desiderasse la presenza del suo uomo. Non si fidava di Diego, era chiaramente lampante. Del resto, il suo amico, con il suo atteggiamento ambiguo, le aveva dato di che riflettere. Di che dubitare.
Cinzia raccontò ogni cosa di quel che aveva visto quel giorno orribile e di altre nefandezze.
Brembati pensò che quella donna aveva fegato da vendere. Affrontare Sciacca, sfidandolo nel rubargli gli segreti anche in sua presenza. Augusto l'aveva sottovalutata e lei gli era sfuggita sotto gli occhi.
L'ammirò molto, era molto attraente ed era davvero difficile non perdere la testa per lei.
Il tenente le chiese come aveva avuto quei dati. Lei gli rivelò come.
- So che i cd sono in mano della polizia. Una copia- e accavallò le gambe, sorridendo ironica, guardandolo con sfida. Voleva vedere la reazione dell'uomo che sorrise per la gaffe.
Lui aveva chiesto dei cd sapendo bene che lei sapeva già che erano in possesso della polizia. Ma non sembrò esser adirata per quello.
- Sì. Sciacca ha informazioni davvero pericolose. Specie in mano ad un uomo come lui.-
- Cosa accadrà ora?-
Volle domandargli con assoluta calma. Ora che aveva parlato si sentiva incredibilmente più leggera. Come a volte accadeva, si domandò perché non l'avesse fatto prima.
-innanzitutto la condurremo in un luogo dove verrà protetta. Quindi controlleremo le azioni di Sciacca e dei suoi fidati uomini. -
-Ma Sciacca è a Roma no?- notò lei, stupita. Come potevano controllare tutti i movimenti del deputato? Forse avrebbero chiesto la collaborazione della polizia romana.
-Baderemo a noi a Sciacca. Tranquilla, oltre a noi della polizia, solo Diego saprà dove lei si trova-
Diego avrebbe saputo del luogo. Non sapeva se era un vantaggio. Non riusciva ad esser tranquilla e fidarsi.
- Sempre che ci si possa fidare- replicò lei, con amarezza. Come se stesse pensando ad alta voce, lo amava certo, ma aveva anche paura di lui.
-Come? - replicò Brembati sbalordito di quell'affermazione della donna.
-Perché crede che non l'ho voluto qua? Non mi fido di lui. Mi nasconde qualcosa e ho tanta paura di scoprire cosa. Anche se sospetto. Ecco la mia scarsa fiducia in lui. Lui conosce Sciacca. Questo so di certo-
-lei si sbaglia- replicò Alessandro. Sperò non troppo in fretta.
Cinzia strinse forte i braccioli della poltroncina. Va bene, erano amici, ma perché non vedeva la realtà dei fatti?
O forse Diego stava ingannando anche l'amico?
Lei si alzò e si avvicinò all'uomo. Lo afferrò quindi per i lembi della giacca e lo scosse. Brembati rimase sbalordito della forza di quella piccola donna.
- Mi dica perché mi sbaglio! Forse il suo amico sta ingannando anche lei. Io sospetto che Diego conosce bene Sciacca, non sono amici, ma quasi. Avanti, me lo dica una volta per tutte- sibilò furibonda.
- Si sbaglia. Mi lasci- doveva tacere. Lei si stava avvicinando troppo a scoprire troppo di Diego.
- No! Lei sa tutto o forse vuol farmi credere che Diego, il suo miglior amico, la tiene all'oscuro? Mi prende per una stupida? - e lo guardò con sfida.
Diego seduto fuori l'ufficio, su una poltroncina, sorseggiando un caffè e chiedendosi cosa lei stesse rivelando ad Alessandro. Informazioni che non aveva rivelato a lui ma ora ne parlava con la polizia. Sperò che Alessandro non si lasciasse scappare chi era l'assassino di Alberto Ambrosi. Cinzia l'avrebbe esasperato di domande per farselo dire. La conosceva bene. Sapeva essere molto testarda ed insistente.
- Mi lasci, signorina.- ribatte Alessandro, cercando di non perdere la calma.
- No, maledizione, lei deve parlare! -
- Mi lasci, le ho detto! Sta minacciando un funzionario di polizia- e le afferrò le mani. Scrollandosele di dosso.
Cinzia si rese conto, finalmente, di aver esagerato e arretrò.
- Si sieda-
- No!-
- La smetta di far l'isterica-
Cinzia spalancò la bocca non trovando subito le parole per quella sua impertinenza. Va bene, aveva esagerato nell'aggredirlo, ma lui non doveva permettersi di chiamarla cosi.
- Come osa!-
Brembati era sfinito per quell'incontro con lei. Era una donna dalla personalità complessa. Sembrava tanto docile e vulnerabile ma sapeva esser anche ben sicura di sé nell'affrontarlo.
- Mi scusi, signorina Lazzari, ma ora si calmi-
- Mi dica un'altra cosa-
- Cosa?- domandò lievemente esasperato. Insomma era lui il poliziotto, era lui che doveva porre domande, non l'opposto. Era una situazione paradossale. Era tuttavia giusto che lei esigesse delle risposte. Purtroppo doveva ancora aspettare a rivelarle.
Cinzia notò esasperazione nella voce di Brembati. Non doveva esser abituato a rispondere alle domande, il suo mestiere era di porle. Ma doveva sapere. Quei dubbi minavano il suo rapporto con l'uomo che amava.
- Mi dica-
- Chi ha ucciso il capitano Alberto Ambrosi, nonché padre di Diego?-
Gli aveva quasi scagliato addosso quella domanda così cruda. Non poteva ripondere o lei avrebbe capito che legame univa Diego a Sciacca.
- Non ne ho idea-rispose troppo rapidamente, aumentando i dubbi in lei.
- Davvero? Nemmeno questo le ha detto Diego? Eppure lui lo sa e non vuole dirmelo. Ora lei mente ancora. Vorrei solo sapere perché! -
Si risedette, stringendo a sé la borsetta.
- La smetta ora. Ha fatto la sua deposizione, la ringraziamo molto per questo ma ora vada a casa a prepararsi. Si fidi di Diego, le conviene-
Non poteva continuare quella conversazione estenuante. Aveva interrogato delinquenti dei più brutali. Ma non aveva dovuto proteggere un amico. Non aveva dovuto comportarsi così con quella donna. Normale che si fidasse poco. Ora ancor meno.
- Certo, certo. Dopo esser stata l'amante del diavolo e ho visto quel che lei sa, bene, cosa può spaventarmi ormai? Questo vuol dire la sua frase 'si fidi di lui, le conviene' . Va bene, allora, fidiamoci. Che Dio mi protegga- e si alzò.
Alessandro cercò di rispondere con calma. Cinzia lo guardò con provocazione. Voleva portarlo a perdere la calma e a rivelare tutto. Ma doveva tener conto che era un poliziotto, portato a quella tensione.
- la smetta con la sua ironia pungente.- sbottò però esasperato. Aveva capito il 'gioco' della giovane. Portarlo a parlare troppo. Ma non ci cascava. Era un bel peperino Cinzia Lazzari. Nessuna donna che era stata a fianco di Diego, aveva mostrato un carattere così forte. Quella sfrontatezza. Era tutt'altro che remissiva e paziente. Voleva risposte. Era molto perspicace e spregiudicata nello sfidare la polizia. Ecco perché Diego l'amava. Era una donna che sapeva tenergli testa.
Alessandro la prese gentilmente per il gomito e dopo aver aperto la porta, la condusse fuori dall'ufficio.
Diego la vide uscire, accompagnata dall'amico. La guardò bene in viso. Era furibonda.
-Diego, ti richiamo fra mezz'ora per i dettagli.-
-Sì, Alex, ma devo chiederti una cosa...-
-Non ora,Diego. Portala subito a casa e dille di preparare le valigie. Ti chiamo io. Cinzia è come una bomba ad orologeria. Non voglio che esploda qua-
Diego guardò entrambi stupito. Poi annuì, di nuovo arrendevole, e la prese per mano. Almeno ci provò, perché lei si incamminò fuori dagli uffici a passo rapido.
Diego le corse dietro. Doveva calmarla. Temette che lei avesse saputo dell'assassino di suo padre. No, quello no. Non poteva crederlo.

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