domenica 9 ottobre 2011

TU PUOI SALVARMI SECONDO CAPITOLO SECONDA E TERZA PARTE














Mi riconosci ora?
Due giorni più tardi, Cinzia decise di cambiare il suo look appariscente.
Dalla sera in cui quell'uomo l'aveva riconosciuta, aveva in mente di cambiare il suo aspetto. Per giorni, si era sentita sporca. Per il suo aspetto provocante si era messa nei guai. No, non voleva star male. Aveva rischiato molto con quell'aggressione. Fortunatamente, non era finita in modo drammatico. Ma era stata comunque scioccante. Dolorosa. Non voleva ripeterla.
Quindi doveva far qualcosa per ricominciare veramente la sua vita.
Quando era fuggita, aveva potuto portar con sé un astuccio. All'apparenza pareva un porta trucco, in realtà era pieno di banconote. Per mesi aveva risparmiato, evitando di acquistare abiti firmati se non in negozi dell'usato. Ora il suo gruzzoletto si sarebbe diminuito un poco ma non le importava, ne valeva la pena per salvarsi.
Quel sabato, lui era di turno alla clinica veterinaria, lei era libera di impiegare il suo tempo. Si recò così in un centro estetico.
I suoi capelli rosso fiamma scomparvero sotto una tinta meno appariscente, un caldo color castano con riflessi color miele. Tolse le lenti a contatto colorate e rimise gli occhiali. Un trucco molto semplice, non vistoso. Infine acquistò alcuni capi di vestiario meno provocanti e molto sobri.
Successivamente, verso le sette di sera, lo raggiunse nel suo ambulatorio, alla clinica.
Con sè, aveva un gattino trovato in un vicolo. Tutto solo. Affamato. L'aveva così infilato nell'ampia nuova borsa ancora vuota, e desiderava che Diego lo visitasse.
- buona sera signorina, stiamo per chiudere sa?- l'avvertì Diego guardò la donna molto sofisticata, che si era preoccupata di un gattino randagio. Avvertì in lei qualcosa di vagamente familiare.
Cinzia sapeva bene che Diego non avrebbe mai detto no ad un piccolo cliente
in qualsiasi momento della giornata.
- oh, la prego, ho trovato questo micetto in una scatola, era abbandonato in un vicolo. Me lo può visitare?-
- certo...- affascinato dalla dolcezza di quella donna. Seppur
molto chic, lei non era affatto snob. Era sensibile. Quegli occhioni nocciola lo turbavano profondamente. Aveva lo stesso sguardo ingenuo di Cinzia.
Lo visitò accuratamente.
- sta bene, è solo affamato. Metta del latte in questo flaconcino apposito. Lo nutra con questo per i primi due mesi almeno poi torni da me- le spiegò. Sempre più incantato da lei. Era una ragazza sensuale, anche se aveva un'aspetto così innocente. Maledizione, che cosa gli prendeva? Era un incallito donnaiolo, e si sentiva un verme. Stava già tradendo Cinzia, nel guardare un'altra.
Cinzia represse un moto di sorpresa e stizza. Non era possibile! Ci stava provando con un'altra donna. Lui non aveva ancora capito che era lei quindi la stava tradendo guardando un'altra in quel modo.
- ottimo, grazie-
- sa....che...insomma, io e lei ci conosciamo?- e la scrutò negli occhi con attenzione.
- Sì, certo, Diego...- e gli mise una mano sulla spalla.
Voleva proprio vedere fino a che punto lui si sarebbe spinto. Meditando una piccola vendetta se solo lui si fosse spinto oltre.
- Posso sapere...il suo nome?- sorpreso dalla confidenza della donna nel toccarlo. Dal fatto che lo chiamasse per nome.
- Cinzia Lazzari- e lo guardò con sguardo severo. Diego si sentì sprofondare.
Era lei! La sua Cinzia. Doveva pensare in fretta qualcosa per giustificarsi e la guardò strabuzzando gli occhi.
- pazzesco! Mai ti avrei riconosciuto per strada...sei adorabile. Anzi mi piaci più così-
- Ecco, visto che ci stava provando, lui era corso ai ripari con quel tono tono dolce, conciliante.
- Davvero?- e incrociò le braccia al petto, guardandolo con occhi socchiusi.
Lui si sarebbe preso a schiaffi. Lei era una donna intelligente, e stava insultando invece il suo inteletto fingendo di non aver provato attrazione per un 'altra donna.
- sì. Anche così per me sei bellissima-
Se le diceva così, stupidamente si scioglieva, lo vedeva pentito nell'aver guardato lei come se fosse un'altra. Lui la voleva anche non se non era sexy, appariscente, visto che era stato attratto anche dal aspetto sobrio. Anche se aveva pensato che fosse un'altra donna, lei l'aveva tratto in inganno fingendosi una sconosciuta.
Diego la scrutò. Sembrava meno adirata ora. Forse l'aveva perdonato. Doveva star attento o l'avrebbe persa. Aveva già perso tre donne straordinarie a causa della sua incapacità di esser fedele. Doveva smetterla una volta per tutte! Aveva trentasette anni ormai, doveva aver imparato la lezione.
- ti amo- sussurrò lei commossa. Era decisamente meno sexy ma lui la trovava bella lo stesso.
- Anch'io gattina. Ho ancora un cliente poi chiudo e andiamo a casa. Aspettami fuori eh?-e la baciò sulla bocca con dolcezza.
- sì...- e Cinzia sorrise uscendo, dopo aver preso su il trovatello.
Ora era più tranquilla, serena. Nessuno l'avrebbe più riconosciuta per strada. Non l'avrebbero più trovata gli uomini di Sciacca. Era finalmente libera dal passato?
Quanto avrebbe voluto crederlo e dimenticare. Ma sentiva, che il pericolo che Augusto la incontrasse, che incrociasse la sua strada, era dietro l'angolo, doveva solo sperare che, come Diego, non la riconoscesse.


Informazioni scottanti
Due giorni dopo, mentre Cinzia stava sistemando la sua borsa e trasferendo tutto in quella nuova, trovò i due cd. Già era riuscita a trasferire quei dati sui cd, un giorno Augusto aveva lasciato completamente aperto il PC, durante la visita di un suo collaboratore. Già, Augusto aveva ben visto che lei era lì, seduta a leggere una rivista. Ma non l'aveva proprio considerata un pericolo. Dimenticando che lei fosse pratica di computer. Dimenticando che lavorava all'ambasciata e il suo compito era trascrivere traduzioni e a volte tradurre in simultanea, riportando poi tutto al computer con un sofisticato dispositivo. Rapidamente cosi' lei si era seduta davanti al Pc e aveva letto il file che lui stava usando. Liste. Nomi. Prese due cd nuovi e copiò il contenuto dei files quindi li nascose bene nella sua capiente borsa. Cosi ora poteva guardarli. Leggere in quella cartella denominata KIMORA. Li inserì nel PC che Diego le aveva regalato. Esaminò così con più calma i dati inseriti. Erano una serie di liste di nomi con indirizzi accompagnati da descrizioni di merci scottanti come droga e armi.
Poi file word con documenti top secret dei servizi segreti inglesi, americani e italiani.
Dove erano descritti luoghi e nomi di persone che ora collaboravano con la giustizia per avere protezione e uno sconto sulla pena.
Per finire una lista di sospetti terroristi mediorientali.
Cinzia si domandò perché Augusto fosse interessato a queste persone. Ma erano comunque documenti che lui non avrebbe dovuto avere. Bastava quello a mandarlo in galera a vita.
Era un uomo senza scrupoli. Vendeva orrore, morte. Diego, seppur un inguaribile donnaiolo sulla vita del pentimento, non era un assassino.
Ma doveva trovare il modo per fare arrivare quei cd alle persone giuste senza correre pericolo. Sopratutto non farlo correre anche a Diego. Sciacca, per punirla poteva far del male a Diego. Lei non voleva che qualcuno ci andasse di mezzo solo per averla aiutata. Augusto avrebbe subito capito che lei ci teneva a Diego.
Inoltre lei era testimone di un delitto commesso da Augusto.
Doveva punire Augusto Sciacca, ma come? La paura l'attanagliava.

Diego entrando la cercò nel salotto. Di solito, era seduta lì o in cucina. Cosi si diresse verso la stanza di lei. Si chiese come mai era chiusa. Il pensiero di non sapere cosa lei stesse facendo lo inquietava. Perchè lei non voleva confidarsi. Le avrebbe fatto bene. Si decise e bussò alla porta della stanza.
Lei estrasse velocemente il cd, afferrò l'altro quindi li inserì in una custodia di un vecchio cd. Infine lo infilò sullo scaffale, in mezzo agli altri.
- Avanti...- potè dire, finalmente. Non era ancora sicura di potersi fidare di lui
Per il momento doveva aspettare. Doveva meditare bene.
- stai bene tesoro? Il piccolo qua ha fame...- aveva il gattino in mano. Notò
subito che lei aveva appena nascosto qualcosa. Lei aveva l'aria di una bambina sorpresa a mangiare della marmellata di nascosto. Ma non si trattava di marmellata, magari fosse così semplice, puerile. No, era qualcosa di molto preoccupante. La sua voce tremava un poco quando aveva detto 'avanti'.
- sì, è vero. Ero concentrata a ...scrivere una lettera. Scusa. Dammi...- e prese il contagocce apposta per il latte da dare a Ritz il suo gattino tigrato e color oro come un biscottino Ritz appunto.
- Tesoro, ti vedo tesa. A chi stai scrivendo?-e Diego guardò il Pc acceso su una pagina di un programma di scrittura. Lei era sempre più nervosa. Le tremava la mano nel tenere in mano il gattino.
Cinzia cercò prontamente una risposta plausibile perché era nervosa, e perché scriveva al PC.
- ad un...una mia amica. Ma avevo appena iniziato e l'ho cancellata almeno cinque volte-balbettò quasi. Si sentì come una stupida. Doveva calmarsi.
- vedo...hai scritto solo la data-
- sì, vedi, Dirgo, lei era innamorata di Augusto ma lui ha preferito me, così abbiamo litigato. Ora le scrivo per dirle come è andata-
Sperò tanto che le credesse, che credesse a quella versione ma ammise amaramente, che non ci credeva neppure lei stessa. Quindi non fu affatto sorpresa della domanda successiva di lui.
Diego non le credette minimamente. Che le prendeva? Era ovvio che lo diceva per proteggersi ma lui voleva aiutarla.
- perché mi stai mentendo, tesoro?-e rimise il gattino nella sua cesta posandola sulla scrivania.
- non ti sto mentendo!- controbatte di nuovo.
- qualcosa ti turba profondamente- insistè lui.
- E va bene! Diego, ho visto un omicidio. Sono fuggita. Ma penso che finché non troverò il coraggio di chiedere aiuto alla polizia, mi sentirò sempre in fuga e in pericolo-
Ecco. L'aveva svelato finalmente il suo segreto.
Diego sapeva già dell'omicidio, del fatto che lei l'aveva visto. Ma voleva che fosse proprio lei a dirglielo. Gli aveva detto che aveva visto una cosa orribile. Ma non cosa. Sciacca si era lasciato sfuggire che un testimone aveva visto la sua punizione esemplare ad un collaboratore che l'aveva tradito. Quindi da quella rivelazione e della notizia del ritrovamento del corpo semi carbonizzato di un uomo a Ostia, aveva fatto presto a capire il collegamento fra il traditore e l'uomo ucciso a Ostia, a cui era stato rilevato un buco in testa. Punizione esemplare aveva detto Sciacca. Aveva capito cosi' il legame fra l'omicidio e Cinzia. Ma voleva che lei fosse a dirglielo.
Cinzia non notò l'espressione tetra di lui, del fatto che non fosse impressionato di ciò che lei l'aveva visto. Forse lui l'aveva già capito quel giorno, quando al telegiornale avevano parlato dell'uomo trovato e lei era rimasta sconvolta. Lì,lui doveva aver capito. Che sciocca. Allora perchè, se lo sapeva, doveva dirglielo?
- L'avevo capito, ma dovevi tirarlo fuori. Su, ora, coraggio. Ti ci porto io. Chiediamo aiuto a loro...-
La polizia doveva aiutarla. Proteggerla se parlava. Augusto era spacciato.
Ma sarebbero stati davvero in grado di proteggerla? Quei pensieri le
roteavano in testa in modo nauseante.
Diego la guardò comprensivo. Lei aveva troppa paura. Alla polizia potevano davvero proteggerla da Sciacca, senza incappare in qualche poliziotto corrotto che poteva svelare il nascondiglio in cui l'avrebbero nascosta? Era una situazione delicata. Inoltre, se qualcuno le rivelava il suo legame con Sciacca? Poteva scappare a Brembati...No, Brembati non le avrebbe detto nulla della sua ambigua connessione con Augusto Sciacca. Lei poteva sfuggire e non dire altro.
- non...posso!.- protestò lei, vivacemente. Caparbiamente.
- ti darò ancora fino a fine mese poi ti porto dalla polizia. Non puoi aspettare troppo o la polizia penserà che sei complice-
- ma io ho taciuto per paura che mi trovasse! –
- lo so, piccola. Ma io ti credo, la polizia non so se sarà così comprensiva-
Non capiva che la voleva aiutare? Ad esser davvero libera?
Cinzia comprese la buone intenzioni di lui. La loro storia non poteva funzionare su basi così incerte, conficcate in sabbie mobili in cui potevano esser inghiottiti da un momento all'altro.
- io...va bene- sussurrò dolcemente. Gli sfiorò la mano. Lui rabbrividì per la sua tenerezza. Aveva una gran voglia di stringerla a sé.
- bene. Vieni qua piccola- la prese fra le braccia. Iniziarono a baciarsi prima in modo tenero poi la passione divampò violenta. L'afferrò per i fianchi e così lei circondò i suoi. Le aprì la camicetta. La sollevò verso sé per accarezzarle il viso e scendere poi fino ad lambirle i seni coperti dal top di seta e pizzo.
- Sotto questi abiti così insulsi ….sai come eccitare un uomo- sussurrò e mentre con una mano si apriva la cintura dei pantaloni, la baciò a lungo. Quindi - d'improvviso, con un movimento rapido quasi felino, le fu dentro. Fu una lenta danza. Occhi negli occhi. Pelle contro pelle. Un intimità ancora più intensa di quando erano sdraiati e lei si lasciò trascinare via.
La passione che lui aveva dentro, era terribilmente intensa. Lei dimenticava tutto il resto. Diego era troppo attraente e lei non riusciva quasi mai a dirgli no. Lo voleva, era attratto da lui, la calamitava. Lui era rispettoso nei suoi confronti. Aspettava sempre che lei raggiungesse l'acme del piacere prima di lasciarsi andare, le donava parole di passione e dolcezza. Mai volgari. Gli piaceva a volte, lasciarle l'iniziativa.

Qualche tempo dopo, mentre riprendeva il respiro, Cinzia, lo vide alzarsi e uscire dalla sua stanza. Il suo viso era turbato. Cinzia si domandò perché. Sentì poi Ritz miagolare di nuovo affamato. Si alzò, si cambiò, indossando degli shorts e una maglietta. Raggiunse la cucina e preparò il latte. Si mise seduta su una sedia e diede il latte al gattino. Diego era in terrazzo a fumare. Il suo volto era davvero cupo.
Diego era preoccupato. Molto combattuto. Gli balzò in mente un'idea. Se fosse lui a nasconderla e a dare la caccia a Sciacca? In modo privato. Senza l'aiuto della polizia ? Non. Non era possibile. No. Era pericoloso andare contro Sciacca per il momento. Non da solo.
Cinzia non sopportava quel suo modo enigmatico di comportarsi. Si sentiva esclusa dai suoi pensieri. Lei gli aveva detto i suoi dubbi, le sue paure. Perché lui non si confidava allo stesso modo?
Dopo aver dato il latte al gattino, preparò la cena. Poi, decise risoluta, come mai conosceva Augusto. Doveva dirglielo e non tergiversare. Chiudersi nel silenzio.


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