lunedì 31 ottobre 2011

TU PUOI SALVARMI QUARTA PUNTATA PRIMA E SECONDA PARTE


Bugiardo!
Quando Cinzia fece ritorno a casa, Diego stava leggendo un libro.
- ciao piccola-
- ciao tesoro. Che bello quando ti trovo a casa presto...-
- sì. Giornata molto tranquilla. Quasi noiosa. –
- mi cambio e poi preparo la cena...- e lo baciò. Diego si sentì un po' a disagio.
Acuito dal fatto che lei fosse tanto dolce con lui.
Ma si convinse che lo faceva per proteggerla.
- Io, intanto apparecchio.- con noncuranza. Ma non riusciva a guardarla in faccia.
Lei notò che non la guardava. Aveva un'aria decisamente colpevole. Come un bambino colto a mangiare la marmellata a piene mani.
Con quel dubbio, su cosa aveva combinato alle sue spalle, Cinza entrò in camera. Forse era solo una sua impressione.
Mentre si cambiava gli abiti eleganti, le era ronzato di nuovo in testa quel dubbio sul sospetto comportamento di lui.
Così appena si chiuse la felpa, si avvicinò allo scaffale. Forse aveva trovato i cd. Aveva frugato di nuovo fra i suoi oggetti personali.
Non li trovò subito. Allarmata, così, cercò nei cd vicino a quello in cui li aveva nascosti. Li trovò due cd più in là. Capì che lui li aveva trovati. Visti.
Ma l'aveva solo visti? Dubitò fermamente che si fosse limitato a infilarli nel computer per visionarli. Aveva un forte e strano presentimento. Diego aveva fatto ben altro che guardarli. Respirò profondamente perché non voleva apparirgli come una bambina petulante nell'accusarlo di nuovo di toccare le sue cose. Dovevano discuterne; quindi afferrò i cd e lo raggiunse in cucina.
Diego intanto aveva apparecchiato, e aveva messo sul fuoco una pentola d'acqua per un piatto di pasta.
Poi aveva atteso. Ma quel prolungato silenzio di lei lo stava allarmando non poco. Forse se ne era accorta che lui era nervoso e a disagio, aveva quindi controllato i cd e non li aveva trovati. Infatti il dubbio di aver sbagliato custodia l'aveva assillato per ore quel pomeriggio.
Ma finse di non capire quando li vide sul tavolo. Gliel'aveva quasi gettati addosso. Era giustamente furibonda ma provò comunque a fingere di non capire.
Forse non era come pensava. Forse si era stancata dei segreti e glieli mostrava, esasperata dai suoi continui tentativi di cercarli per farla poi deporre, con quelle prove inconfutabili.
- che cosa sono?-
Cinzia si mise le mani sui fianchi, allibita che lui fingesse di non capire.
- ah, non lo sai vero?-
- che ...ti prende?- scansandosi per evitare che lo colpisse con un sottopentola in legno.
- Non mentirmi! Non sono stupida. Li hai presi. Esaminati. Sono interessanti vero? –
Diego finalmente comprese che si era infuriata perché li aveva trovati e controllato il contenuto. Lei lo guardava sospettosa. Cinzia si domandò perché li aveva guardati alle sue spalle? A chi l'aveva mostrati?
Diego cercò di entrare nella sua testa. Lei aveva paura che lui li avesse consegnati a chi non doveva. Non alla polizia. Ma a qualcuno che poteva ripagarlo bene per quelle informazioni. Non voleva tradirla. Ormai la fiducia in lui stava vacillando pericolosamente.
Cinzia notò che la osservava. Sperò che li avesse consegnati alla polizia. No, non voleva pensare che quelle telefonate sospette c'entrassero qualcosa. La fiducia in lui era in pericolo. Come un bicchiere di cristallo che sporgeva dal bordo di un tavolo. Bastava un piccolo colpo per farlo andare a terra in mille pezzi.
- Cinzia...-
- non mentirmi, bugiardo che non sei altro-
- e va bene, piccola, li ho presi, e li ho … mostrati ad una persona di cui mi fido come un fratello.- ammise finalmente.
Inoltre volle allo stesso tempo rassicurarla che non li aveva consegnati a chissà chi. Ma a chi poteva aiutarla. Era ora di smettere di nascondersi.
Cinzia sospirò di sollievo. Finalmente lo ammetteva. Forse quelle telefonate erano da quell'amico poliziotto che gli consigliava come fare.
Anche se il momento di furia le era passato, non sopportava che lui cercasse di ammansirla con tanta superbia.
Ora voleva capire cosa l'aveva spinto ad agire alle sue spalle con il rischio che lei si sentisse tradita. Avevano un rapporto già tumultuoso.
- della polizia-
- sì, piccola-
- e non chiamarmi piccola! Perché l'hai fatto?-
Doveva farle capire perché dovevano rimanere uniti contro Sciacca.
Certo, sapeva che lui rischiava di più, visto che aveva lavorato per Sciacca. Il deputato per quel tradimento, poteva vendicarsi in modo terribilmente brutale. Ma a Diego interessava solo di proteggere Cinzia, e vendicarsi della morte di suo padre.
- Cinzia, l'ho fatto perché non puoi vivere nel terrore che ti trovino. Deve pagare per quel che ha fatto, una volta per tutte. E' un assassino, deve pagare. Non capisci che così lo proteggi? Se non dici cosa sai, quel mostro resta in giro. Io ti sento ...spesso, durante la notte, vengo svegliato dai tuoi pianti, le tue grida. Mi addolora ciò
E la guardò intensamente. Perchè era innamorato profondamente di quella donna.
Cinzia ricacciò indietro le lacrime nel sentire quel tono di voce di lui, nel pronunciare quelle parole c'era molta sofferenza. L'amava e lei ricambiava con la stessa intensità.
- son solo incubi- e scosse il capo per sminuire quei sogni.
Ancora una volta, lei, sminuiva il problema per non farlo preoccupare. Per dirgli che stava bene. Piccola adorabile illusa.
- si, ma tu hai paura. Vivi ancora guardandoti alle spalle. Anche se hai cambiato aspetto. Sei terrorizzata- cercò di farla riflettere.
- Ebbene, grand'uomo, ora cosa devo fare? –lo pungolò. Lui cercò di non sorridere ironico per come l'aveva chiamato. Finalmente si era convinta.
Aveva ragione lui. Doveva parlare. Doveva smetterla di nascondersi. Non era giusto che Augusto circolasse impunito mentre lei forse colpevole solo di esser stata la sua donna, doveva nascondersi. Era davvero uno scherzo del destino a cui metter la parola fine.
Diego ne fu sollevato.
Lo vide sorridere con una lieve smorfia. Forse anche divertito di come l'aveva interpellato.
- fidarti di me-
Fidarsi di lui? Era davvero difficile. Dopo che aveva agito alle sue spalle? Anche se dovette ammettere che aveva agito a fin di bene. Per lei.
- Tsè- sbottò sarcastica.
- Cinzia. Devi fidarti di me. Ti proteggeremo. Io e la polizia. Ma finché non svuoti il sacco, loro non possono agire-
Anche se non si fidava di lui, ma della polizia doveva pur fidarsi.
Lei lo osservò con attenzione. Lo guardò, con un ansia dentro che la consumava, stringendo forte le mani, tanto da farsi male con le unghie nel palmo.
Aveva bisogno di rassicurazioni, la paura di di fidarsi e venir tradita era tanta. Ma comprendeva bene che non poteva continuare così. Non si rese conto che nel tormentarsi nell'animo si torturata anche fisicamente. Diego l'osservò e allarmato vide le mani di lei con dei brutti segni rossi. La paura l'attanagliava, capiva perfettamente il suo tormento.
L'attirò a sé per infonderle sicurezza, tenerezza.
Le medicò la lieve ferita che si era procurata. Poi tornò ad abbracciarla e lei si lasciò andare contro di lui che comunque la faceva sentire protetta.
Poi sapeva che la polizia poteva attuare un programma di protezione testimoni e doveva affidarsi a loro. Uscire da quell'incubo una volta per tutte. Assicurando così un assassino alla giustizia, non solo per quell'omicidio ma perché commerciava in affari di morte.

Fidati di me

Quella sera, parlaroni a lungo. La sua frase ricorrente era : fidati di me. Cinzia ci stava provando, ma era davvero difficile. Non dopo che aveva agito alle sue spalle.
- se la polizia ti interroga, dimmi, cosa gli dirai?- le domandò per capire bene quanto lei fosse pronta a parlare.
Lei lo squadrò, sbalordita. Dubitava di lei?
- devi esser pronta a rispondere in modo rapido. Senza contraddirti o penseranno che menti- le spiegò lui. Lei doveva esser ben concentrata.
- mi fai passare la voglia di testimoniare-sbottò la ragazza. Capiva che doveva testimoniare ma lui gliela stava facendo pesare parecchio quella decisione.
- Cinzia, proviamo ora. Domani sarai pronta a rispondere senza esitazioni-
- lasciami in pace!- insomma quante volte deve ripetere quella storia?
- no. Voglio che tu testimoni. Su, eri cosi decisa poco fa.- la pungolò. Che le prendeva? Perché gli metteva di nuovo i bastoni fra le ruote? Non capiva che era per il bene di entrambi?
L'interrogò incessantemente su cosa aveva visto, cosa sapeva. Perché aveva aspettato a parlare.
Perché ora rivelava tutto, Diego ripeté quelle domande alla nausea.
- BASTA! Ti supplico, Diego. Basta.- lo implorò lei. Insomma, quell'uomo non si accorgeva che stava esagerando?
Lui la guardò. Era stanca ed esasperata. Poteva rimpiangere di avergli detto sì all’idea di deporre.
- va bene. Ma domani mattina, riproveremo ancora una volta prima di andare-
- oddio! – sbottò Cinzia, gemendo. Lui sorrise intenerito.
- dai vieni qua...- e l'afferrò il polso. Cinzia lo colpì sul petto con leggeri pugni. Lui la strinse a sé.
- Ti amo piccola...voglio solo che tu sia libera dal passato-
- lo so...ma con quelle domande mi stai sfinendo- e sospirò, ricambiando i baci di lui. Lui le sollevò il volto mettendole due dita sotto il mento. La guardò intensamente.
- certo. Ma è un sacrificio che vale la pena di compiere-
La strinse di nuovo a sé e andarono a dormire. Cinzia non era capace di tener rancore a lungo. Si infiammava come un cerino poi le passava e ragionava con calma. Un' altro lato di lei che apprezzava e amava.
Cinzia non voleva dormire sola quella notte. Voleva che lui la stringesse a sé, la facesse sentire al sicuro.
Ma era davvero al sicuro anche da lui? Purtroppo era troppo stanca per elaborare supposizioni e si addormentò avvinghiata a lui.


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