venerdì 12 giugno 2015

PAUSA ESTIVA

CAUSA PERIODO INTENSO DEL NUOVO LAVORO E SCARSA 'CONCENTRAZIONE' ANCHE PER VIA DEL 'CALDO' TORNERO' A SETTEMBRE CON LE NUOVE PUNTATE. 

venerdì 1 maggio 2015

CSC CAPITOLO 17 PRIMA PARTE

Nel 1921 mi trovavo nella capitale svizzera da un anno e quel giorno mi comunicarono che nel giro di qualche settimana, mi sarei dovuto trasferire a Vienna. Ma prima avrei passato due settimane di vacanze. Di cui una a …..... Charles aveva dato l'ordine dall'alto. Non potevo rifiutarle.
A casa trovai Connie alle prese con la bambina in vena di capricci. Aveva già un caratterino ribelle e tenace.
  • su basta ora Christine, devi ubbidire. Fai la brava. Giocherai domani. Su metti giù la bambola e mettiti sotto le coperte.- la ripresi io con tono autoritario. Lei si alzò e si voltò andando verso il letto.
  • È stata ribelle tutto il giorno- mi comunicò Constance.
  • E non alzare gli occhi al cielo, signorina! - l'ammonii. Lei si fermò e voltò la testa, guardandomi a bocca aperta sbalordita
  • ma … papà! -
  • se non ci sono io devi ubbidire a Rivka e sopratutto a tua madre. Intesi? - lei sollevò le piccole mani ai lati del volto alzando gli occhi al cielo come a dire ' cosa ho fatto di male'?
Io mi voltai verso Rivka per evitare che la piccola mi vedesse sorridere. Quella bimba riusciva sempre a strapparmi un sorriso.
La piccola si sistemò le coperte lasciando scoperto il didietro. Io le sistemai così meglio le coperte.
  • buonanotte Christine -
  • buonanotte papà. -
Io le diedi un bacio sulla fronte e così sua madre quindi io e mia moglie uscimmo lasciandola con Rivka.
Mi sedetti alla poltrona dietro la scrivania, lei chiuse la porta e si appoggiò contro.
  • cosa c'è Constance? - dissi iniziando ad aprire la posta.
  • C'è una lettera di lei. -
  • dove? Ah si eccola... - ma restai fermo con il tagliacarte.
  • Non la apri?-
  • avrei voglia di strapparla -
  • Ian il problema non è se la leggi o meno ma … il fatto che te l'abbia mandata. Io ..sto male-
Vidi le sue labbra tremolare. Mi si avvicinò. Mettendosi vicino a me dietro la scrivania.
Così' mi alzai in piedi e le presi il viso fra le mani.
  • tesoro mio io ti amo. Non mi interessa cosa mi scrive. Lei deve voltare pagina dimenticarmi. Arrendersi. -
  • come fa a dimenticarti? Sei un uomo straordinario- io la baciai. Poi afferrai la busta e la strappai, lei nell'impedirmi di farlo urtò una lampada che cadde a terra. il fondo di peltro si aprì e dentro trovammo una chiave. - sembra... la chiave di una cassetta di sicurezza- dissi sorpreso. - ho comprato questa lampada in un negozio di antiquariato.... il negoziante è russo .. puo' aiutare? - - dipende il contenuto della cassetta, il problema è quale banca? Berna è piena di banche- - accidenti ... tu cosa pensi contenga? -
Io guardai di nuovo sul fondo della lampada. San Pietroburgo 1893. Periodo dello zar Nicola II. 
- proveremo alla nostra banca... fra due settimane ci trasferiamo a vienna mentre settimana prossima andiamo in montagna -
- hai le ferie? -
- si ... -
Lei sorrise. - c'entri qualcosa?- le domandai  
- si... eri cosi stanco ultimamente ...- 
Io scossi il capo e sorrisi. 
- vieni qua che ti punisco... - 
Lei fece per scappare la rincorsi e la spinsi contro la porta. le afferrai le mani e la bloccai ai lati del viso premendo il corpo contro il suo quindi dai baci passammo a ben altro finendo per fare l'amore sul morbido tappeto. 
Cosi quel fine settimana partimmo per ..... dove alloggiammo in un meraviglioso chalet. Per pranzare oltre vari ristoranti, anche un simpatico ritrovo per cibi rustici molti di origine italiana. 
Quel pomeriggio era una giornata di sole magnifica quando mentre sistemavo Christine sulla sedia del bar mi sentii toccare sulla spalla. Constance arrivò con una signora dall'aria molto simpatica. Costance si avvicinò alla bambina per esser anche vicino a me. 
- Ian? - mi voltai e la vidi. Laura. Accanto a lei un uomo di mezza età affascinante ma decisamente molto più grande di lei. 
- Laura... - dissi gelido. 
- ti presento mio marito... Gregory Carmicheal conte di Grenvilstone.-
Strinsi la mano all'uomo. 
- Hai ricevuto la lettera? -
- si ma... non mi interessava leggerla-
- se vuole saperlo, Laura... l'ha fatta in mile pezzi e la buttata nel camino- disse Constance afferandomi il braccio. 
- che significa Laura? - la interpellò suo marito. 
- ma si Gregory, ti ho parlato di questo... gentiluomo ... che mi ha presa in giro per cinque anni ... per poi sposare una lavapiatti di infimo ... retaggio-
- Io ti ho rispettata, non ti ho sedotta e abbandonata. Ora basta Laura.. Constance non ha colpa del suo passato e se devi insultare qualcuno non qua e non lei- 
Christine mi strattonò la manica. 
- come vedi c'è una bambina qua. -  e la presi in braccio. 
Lei e il marito si allontanarono. Sospirai. 

Due giorni dopo, stavo cenando quando bussarono alla porta. 
- salve, signor Gallagher.. ho un messaggio per voi.- era il proprietario dell'hotel e degli chalet. 
Io aprii il biglietto e mi avvicinai a Constance. 
- scusa.. devo andare a fare una chiamata di lavoro sembra importante- 
- va bene caro .. spero non dobbiamo interrompere la vacanza- 
- spero anch'io'-
Cosi con calma mi recai alla reception




sabato 18 aprile 2015

CSC CAPITOLO 16

 Nel 1919 dopo il trattato di pace di Versailles, in ogni caso, molti stati ebbero dei seri problemi in quanto le industrie che avevano una produzione di tipo militare, dovettero cambiare il tipo di produzione e la cosa spinsero a molti operai a scioperare. In tutti i paesi instabilità politica e sopratutto tensioni sociali. Il riassetto del sistema economico era davvero complesso e travolse ogni tipo di classe ma sopratutto il ceto medio che perse certezze di ogni genere.
In questa instabilità, io dovevo occuparmi di evitare che gli uomini che operavano per la cooperazione fra i popoli non causassero incidenti diplomatici, che non compissero reati sia di tipo legale che di tipo penale. Non era un momento facile per il mondo che doveva rialzarsi faticosamente e non trovava degli appoggi stabili su cui far leva.


Ai primi di luglio, fui trasferito a Washington negli Stati Uniti, per un tirocinio particolare e per lavorare per almeno due anni all'ambasciata inglese Mi trovai bene con i colleghi tranne che con Bart Williams che nutrì all'istante verso me un disprezzo e un odio senza fondamento.
Ci fu una cena ufficiale durante la quale scoprii un altro lato oscuro di Bart.vai Diane, sua moglie seduta a terra in lacrime vicino al davanzale. Mi avvicinai e le sollevai il volto. Aveva due brutti segni rossi e una piccola lacerazione sullo zigomo. In quel mentre Constance mi raggiunse fuori.
  • Connie, aiuta Diane, suo marito ha pensato bene di sfogare le sue frustrazioni su di lei. -
  • certo … - e se per qualche secondo avesse pensato che ci fosse qualcosa fra me e quella donna, sparì immediatamente.
  • Grazie Constance... -e le sorrise fra le lacrime.
Le guardai entrare da un 'altra porta e salire la scalinata che portava alle toilette.
Io sospirai. Fui raggiunto da Neil Garban il mio solerte assistente nonché un buon amico.
  • qualche problema Ian?-
  • Non proprio. Diciamo che detesto gli uomini che credono di sentirsi tali picchiando una donna-
  • Parli di Bart? Non è la prima volta che la picchia-
  • ti sembra giusto? Ti assicuro, che Constance più di una volta mi ha fatto perdere il lume della ragione .. ma mai e poi mai mi è passato in mente di picchiarla. -
  • purtroppo Bart è un vigliacco... ma stai attento-
Io sospirai scuotendo il capo deluso che non si potesse far niente per farlo smettere.
Due settimane dopo, la trovai in un bar, stava bevendo troppo. Un paio di uomini la molestarono, io la presi per un braccio e la portai fuori di lì. Ma lei perse conoscenza e la portai in casa sua tenendola in braccio. La deposi sul divano di un salotto. Bart mi guardò, dominava faticosamente la furia.
Io lo guardai e mi avviai verso la porta d'ingresso.
  • dove credi di andare ? -
  • a casa, è tardi -
  • Ian, devo dirti due cosette-
Io sospirai e lo seguii nel suo studio. Mi sedetti e poggiai il gomito sul braccio della poltroncina, attendendo. Non avevo fatto niente di male.
  • Ian... sai che malavita c'è qua. .-
  • di ...tipo mafioso o simile... -
  • bravo. Se ti ritrovo a toccare Diane ti troverai dritto a Chicago con il cervello in poltiglia e con una pietra addosso in fondo al fiume Michigan-
  • io … - iniziai a dire ma lui mi interruppe.
  • Diane è troppo vulnerabile, in tutti i sensi molto fragile, e tu sei troppo bravo a imbambolarla con i tuoi modi seducenti e sinuosi... Ora sparisci -
Io mi alzai e mi avviai alla porta. Ma mi fermai e lo guardai.
  • visto che sai che è vulnerabile, fragile … perché la picchi ? -
Lui divenne paonazzo e io me ne andai.
Nei mesi seguenti evitai la coppia, ma non potei voltare la testa altrove, quando la vidi barcollare in un vicolo e cadere a terra. Lei perse i sensi poco dopo. Io chiamai un auto pubblica e la portai al pronto soccorso. Fu subito portata via.
Io dissi alla caposala di chiamare la caposala.
  • Questo è il numero di casa, chiamate il marito, e tornai a casa. Sperando che la donna non dicesse niente del mio intervento.
Quattro mesi dopo, venni a sapere che Diane era incinta di cinque mesi. Bart l'aveva confidato a Neil che mi aveva messo in guardia.
  • Lui crede che sei tu il padre, attento amico. Loro sono otto anni che ci provano ...arrivi tu, e lei è incinta-
  • non l'ho mai nemmeno baciata! - mi difesi incredulo.
  • Quello ha amici pericolosi-
  • si lo so mi ha avvertito-
Io andai da Bart, per metter fine subito alla discussione. Ai sospetti.
  • Bart, mi è giunta voce che sospetti di me a letto con Diane. Non è vero, hai capito? Non è nemmeno mio il figlio che aspetta-
  • davvero? Allora giuralo Giuralo sulla tomba dei tuoi cari.-
Era un colpo basso. Io abbassai lo sguardo ricacciando a fatica le lacrime. Subdolo sadico attaccarsi ai miei dolori. Non volevo mostrarmi troppo vulnerabile. Lui vedendo che non rispondevo, mi afferrò per i capelli, era molto più alto di me che ero comunque sul metro e ottantasei. Mi puntò alla gola la lama del tagliacarte. Mi guardò negli occhi e finalmente lesse tutto il mio profondo dolore.
Mi lasciò subito andare.
  • va bene Ian, ti credo.-
  • maledizione Bart- dissi solamente e me ne andai scosso.
Il sorriso della mia bambina mi calmò ma più tardi Connie volle sapere. Io le dissi tutto. Non avevo niente da nascondere.
Lei mi accarezzò il volto dolcemente.
  • i tuoi talloni d'Achille sono il tuo lato altruista ed eroico e il tuo fascino. Lui non è come te e nell'invidia ti disprezza in realtà disprezza se stesso.
Io sospirai.
Quattro mesi dopo, venni richiamato in Gran Bretagna. Seppi in seguito che Diane aveva partorito un maschio. Niente altro. Charles mi rimproverò per essermi intromesso. Io, anche se in disaccordo, dovetti chiedere scusa per aver creato tensioni. Ma capii che anche lui sospettò a lungo del fatto che quel bambino poteva esser mio.  

domenica 5 aprile 2015

CSC CAPITOLO 15

Erano passati tre mesi dalla morte del bambino, quel pomeriggio, appena entrai nella stanza, lei mi guardò dritto negli occhi. Non con quello solito sguardo vacuo e freddo.
- Ian... -sussurrò lei. Era tornata presente con la mente. Con il cuore.
- dimmi.tesoro... -
- mi sei mancato ... portami via da qua...-
Lacrime di sollievo mi affiorarono agli occhi e l'abbracciai forte. Quindi andai a parlare con il medico.
Due giorni dopo, fatti gli accertamenti dell'avvenuta guarigione psichica, la portai nella casa che aveva affittato e nei mesi seguenti, ritrovammo una certa serenità e armonia di coppia.
Ci sentivamo più uniti, più forti affrontando così la bufera  della guerra in corso.
Quel novembre del 1916, un anno dopo la morte dei miei cari, mi arrivò un messaggio in ufficio. 'devo darti una bella notizia, ti prego non far tardi stasera tua Connie' il biglietto mi mise di buon umore. Una bella notizia... in mezzo a quel dramma aveva del miracoloso. Concluso il mio orario di lavoro, mi alzai, indossai il paltò e passai dall'ufficio di Charles.
- ehi, esci in orario stasera-
- si ... ho promesso a Constance... deve darmi una bella notizia- e mi sedetti un momento.
- una bella notizia è vero toccasana di questi tempi. Chiedo due sole cose... che finisca questa guerra e che tu diventa di nuovo padre. Sei come un figlio per me ...ti auguro davvero questo.-
- grazie Charles. Anche tu sei ,,,molto importante per me..Ma ..tu dici che .. -
- ma certo ..che altro? Su vai vai!- e sorrise nel vedermi scattare in piedi e uscire rapido dall'ufficio.
Arrivai a casa correndo ma con spirito ben diverso.
A casa trovai il tavolo apparecchiato in modo raffinato.
- Ian?- mi voltai e la vidi scendere la scala che portava al piano superiore. Le sorrisi poi appena fu vicino a me la baciai in modo travolgente.
Andammo a tavola. parlammo di cose effimere. Lasciando alla fine la notizia.
Lei mi mise davanti un pacchetto. L'aprii e trovai un sonaglio per bambini in argento.
- era tuo.... sono incise le tue iniziali -
- si....-
- lo useremo per il prossimo figlio o figlia che nascerà... fra sei mesi-
Io le afferrai le mani baciandola commosso.
- grazie Connie...-
- di che? E' stato alquanto piacevole...- e sorrise maliziosa.
Era una donna davvero imprevedibile. A volte aveva timore del sesso. A volte ne era disgustata e mi respingeva per giorni, settimane. Altre era insaziabile e spinta da una travolgente passione.
- ne sei felice Ian?-
- si. -
- il bambino curerà meglio le nostre cicatrici- sussurrò lei.
Io annuii e la baciai di nuovo.

Nel 1917 nacque nostra figlia. Fu un parto complesso ma alla fine neonata e puerpera se la cavarono.
Io ero nel mio studio, non mi avevano permesso di entrare la levatrice e un'amica di mia moglie. Cosi ansioso, attendevo il pianto del bambino che mi diceva che era finalmente nato e potevo salire. Nell'andare avanti e indietro lungo la stanza, urtai dei libri. Nel raccoglierli, uno era aperto e lessi il nome di Christine, la protagonista del Fantasma dell'opera, il romanzo di Leroux pubblicato sette anni prima. Così decisi che se era una femmina l'avrei chiamata così.
Salii finalmente in camera. Ma rimasi raggelato quando sentii la levatrice parlare con mia moglie.
  • è una bambina molto robusta, Constance, purtroppo ha lesionato le tue parti intime anche più interne... temo che non potrai più aver figli, sarebbe fatale per te. Quella bambina … insomma, spero che sia normale essendo nata in modo podalico … -
  • basta così se ne vada immediatamente- la redarguii duramente.
  • Signor Gallagher... -
  • se ne vada subito- ripetei glaciale. Aveva instillato a Connie, debole del parto, disgusto e repulsione verso la figlia. Era un comportamento inammissibile.
La donna mi guardò con aria offesa e se ne andò.
  • ha qualcosa da dire anche lei, Maureen?- rivolgendomi all'amica di Constance, che stava per aggiungere qualcosa.
  • no... ma purtroppo è la verità -
  • basta, la prego ci lasci soli-
  • va bene...- e se ne andò anche lei.
Io mi avvicinai alla culla e presi fra le braccia la piccola. Era bellissima e robusta, era perfetta.
Mi avvicinai così a Connie per mostrarle che la bambina non era certo un mostro come l'avevano descritta Miss Harriet Bounchy, la levatrice.
  • No! - esclamò lei inorridita, voltando la faccia dall'altro lato.
  • Non puoi farle questo, Constance! Quella donna ti ha riempito di cattiverie, ascolta il tuo cuore, tua figlia ha bisogno di te, del tuo amore- ma Constance non fece cenno di accettarla.
Dovevo subito trovare una tata per la bambina, in caso Connie ancora rifiutasse la bambina. Vidi Connie assopita. Io sentii suonare al piano di sotto, con in braccio la piccola, scesi ad aprire.
Erano Jak la sua futura moglie Sharon e un'altra donna.
  • è nata! - disse Sharon, e volle prenderla in braccio.
  • È bellissima, Ian complimenti. Come sta Connie?- domandò Jak.
  • Sfinita ma bene dai... il problema è che rifiuta la bambina. Quella strega di levatrice le ha detto che per colpa della bambina così robusta non potremo avere altri figli.-
  • ma... non doveva dire una cosa simile! E' orribile- sbottò Sharon.
  • L'ho mandata via all'istante e ho cercato di far capire a Connie quanto è invece meravigliosa la bambina e che merita il suo amore... ma non ne vuol sapere, non vuole nemmeno guardarla.-
  • un bel problema... -
  • già ...devo trovare subito qualcuno -
Vidi il mio amico e la sua fidanzata guardare la donna dietro di loro. Sorridere e guardarmi.
  • ti presento mia sorelle Rivka. E' un tata professionista, al momento è senza lavoro, in quanto la bambina di cui si occupava è ormai cresciuta.... quindi sarebbe perfetta per la tua situazione. -
Guardai la giovane donna, era una ragazza dall'aspetto materno e rassicurante, un aria dolce.
  • benissimo, allora posso affidarle Christine. La donna prese in braccio mia figlia.
  • Si … -
  • può trasferirsi qua subito?-
  • certo … ma spero che sua moglie capisca presto quanto è dolce questa bambina … e si occupi di lei- sussurrò Rivka.
  • Grazie, lo spero anch'io. -
  • noi andiamo allora... tra un quarto d'ora ti porto le valigie Rivka-
  • grazie Jak-
Connie si riprese. Ma nei mesi seguenti, passò ore ore fuori casa con il comitato assistenziale ai convalescenti di guerra.
Mi mentì dicendo che ogni tanto stava con la bambina quando la tata era fuori per il suo giorno libero concordato. Scoprii così tutto una sera.
Quel pomeriggio inoltrato, entrò Rivka.
  • mr Gallagher, ho bisogno di … un giorno libero. Sono otto mesi che … non sto mai ferma e io... -
  • Otto mesi?- Così Constance aveva mentito. La bambina stava crescendo solo con Rivka. Non con sua madre.
  • non posso proprio .. rinviare. -
  • e non deve. Tranquilla, sistemo io la questione con mia moglie. Grazie anzi di avermelo detto. Io ho creduto davvero … grazie Miss Mizrhavi-
Anche se era la cognata del mio miglior amico, ma fra me e Rivka c'era un contratto di lavoro e quindi l'assoluto rispetto dei ruoli. Lei sorrise mestamente ed uscì dallo studio. Io attesi il ritorno di Constance.
Lei arrivò poco dopo. Mi guardò e capì che era successo qualcosa di spiacevole.
  • qualcosa … non va ?-
  • sono stato uno stupido totale a crederti... mi hai mentito. Rivka mi ha detto che sono otto mesi che non esce per un permesso. Permesso concordato nel contratto! Non sei mai stata con tua figlia. Non fare quell'espressione incredula ora-
Lei si sedette sulla poltrona. Io mi accovacciai davanti a lei. Le presi le mani.
  • mi ami davvero Connie? -
  • certo che ti amo-
  • allora perché rifiuti mia figlia ferendomi così atrocemente? Christine crederà che Rivka è la sua mamma. Ora toccherà per forza a te occuparti di lei... non sarà facile per la piccola capire ed accettare. Maledizione, Connie, anche tu sei stata abbandonata dai tuoi, in un orfanotrofio, dovresti capire quanto fa male sentirsi respinti e abbandonati. -
Lei abbassò gli occhi e iniziò a piangere.
  • io … - sussurrò angosciata-
  • dimmi … -
  • pensi che... davvero sia...troppo tardi?-
Io scossi il capo, con la gola stretta dall'emozione. Mi rimisi in piedi e le porsi la mano che lei afferrò. Salimmo in camera e lei si avvicinò alla culla. Rivka ci guardò incredula ma con un sorriso.
Connie si chinò sulla culla e prese in braccio la bambina che le accarezzò il volto. La bambina sentì come d'istinto che quella era sua madre. Su quello mi sbagliavo … ma era stato comunque un perno per estrarre del buon senso da Constance. Mia moglie mi guardò e mi sussurrò con le labbra 'grazie' . Aveva capito.
Uscii con Rivka.
  • lei si occuperà della piccola tre ore al giorno e le volte che io e mia moglie dovremo uscire la sera e ogni qualvolta. -
  • va bene, anche se lavorerò meno ma sono felicissima che la bambina abbia finalmente le attenzioni e l'amore di sua madre -
  • grazie... è molto dolce. Ora preparati con calma per poter uscire tranquilla domani -
Lei sorrise e si voltò. Io rientrai e vidi sollevato, Connie che cambiava la bambina. Mi sorrise.
  • è bellissima ..quanto sono stata stupida e cieca-
  • avevi chiuso il tuo cuore e non voleva capire. Christine non ha voluto farti del male nel nascere. - Lei annuì e facendo un espressione disgustata portò il pannolino in bagno. Io risi facendo una smorfia di disgusto. Finalmente ritrovammo l'armonia di famiglia. Lei passò solo due ore fuori casa. A volte non usciva nemmeno e passava ore a conoscere Christine. Ne fui sollevata.
Il mondo stava sempre più cambiando. Venimmo a conoscenza nel settembre del 1918 dell'esecuzione avvenuta a Ekaterineburg che sanciva la fine della famiglia Romanov. Le sorti della guerra erano ben definite. Stava per concludersi. La Germania e l'impero austro-ungarico erano distrutti, l'America aveva dato un grosso contributo e finalmente la guerra si concluse.



domenica 29 marzo 2015

CSC CAPITOLO 14 SECONDA PARTE

Connie cadde in un profondo stato di prostrazione prima e poi di apatia tanto da non riconoscermi quando andai a trovarla il giorno del funerale del bambino e dei miei genitori.
Quella sera, raccolsi le poche cose che avevo salvato e mi sistemai in un albergo. Nonostante la casa dei miei e dove avevo vissuto i miei primi diciotto anni di vita, era ancora in buone condizioni, non ce la facevo a viverci. Troppi ricordi belli e per questo terribilmente dolorosi.
Mentre l'impiegato scriveva le mie generalità, facendomi poi firmare, vidi Cedric Stanford, fratello di Laura, in compagnia di un appariscente rossa. Non era sua moglie. Ricordavo la foto di Sarah e Cedric in abito da sposi, due mesi prima che lasciassi Laura.
Lui mi vide e si avvicinò e sorrise. Mi mise una mano sulla spalla, con fare confidenziale.
  • Ian ...vecchio mio, in nome della nostra vecchia amicizia, ti pregherei di non dire a Laura di avermi visto.
Io lo guardai allibito. Poi abbassando la voce. Con tono suadente e molto pacato.
  • Cedric, primo sai benissimo che non siamo mai stati amici. Secondo, non mi interessa di rivedere Laura e tanto meno mi interessano le tue vicende extraconiugali. Ho problemi più gravi a cui pensare.
  • Ahi si quali?- e rise sguaiatamente.
Io presi su la valigia e lo guardai con sufficienza.
  • lasciamo perdere-
  • ah si … il problema che hai ora... è quante femmine riuscirai a portarti a letto questa settimana ora poi che sei in un albergo... Insomma, dai, Ian, non fare tanto il santerello... sei un sciupafemmine senza scrupoli -
Io troppo provato per controllarmi, lasciai cadere la valigia, lo afferrai per il bavero della giacca e lo spinsi contro una colonna di marmo.
  • senti, Cedric, chi sta giudicando sei solo tu. Ti ho appena detto che ho problemi molto gravi...quindi lasciamo stare intesi?
  • Ma davvero? - ridendo di nuovo di gusto.
  • Ah vai all'inferno!-
Quindi mi avviai verso le scale.
Mi sdraiai sul letto con un giornale fra le mani ma mi assopii quasi subito.
Il mattino seguente, sentii bussare energicamente alla porta. Infastidito, finii di radermi quindi asciugandomi il viso dai residui di sapone, andai ad aprire.
Non mi aspettavo di vedere proprio lei.
  • in reception mi han detto che ti hanno visto parlare con Cedric ieri sera. Ti ha detto dove andava? Vedi, Sarah sta per partorire e devo trovarlo … -
Io abbassai lo sguardo, sentendomi trafiggere quindi.
  • no, non lo so, abbiamo discusso e poi è rimasto nella hall in compagnia di altre persone mi pare... non ricordo. Ora vattene. Non è il momento-
  • sei... diventato perfido ! Mia cognata è sola in un momento simile e tu non mi vuoi aiutare. Stando con quella serpe ti si è gelato il cuore. Ti odio! - concluse sputandomi addosso il suo disprezzo. Io stanco di ascoltarla, chiusi la porta.
Lei bussò ancora ma non le aprii. Ero sfinito profondamente ed ero troppo vulnerabile per affrontare certe persone, discussioni. Dovevo riprendere al più presto energie per me e per aiutare Connie.
Avevamo bisogno uno dell'altra per affrontare quella terribile perdita.
La notte prima avevo dormito finalmente almeno per otto ore, dopo tre giorni in cui non avevo chiuso occhio se non per un paio d'ore.
Mi vestii e andai da Charles. Era domenica ed era di certo a casa.
Lui stesso aprì e mi guardò quindi:
  • Ian...- con un tono talmente dolce e paterno, che crollai, scoppiando in lacrime, singhiozzando come un bambino.
  • Charles... io …. -
  • Ian era ora che ti sfogassi finalmente-
Io soffiai il naso e mi sfregai il volto energicamente.
  • devo farmi forza ed aiutare Connie-
  • ce la farai, ne sono certo. C'è qualcos'altro?-
Gli raccontai di Cedric e Laura. In un altro momento, gli avevo raccontato del mio passato.
  • hai fatto bene a lasciarli dire. Non serve discutere con le persone ottuse. Non è il momento di perdere tempo con queste stupidate-
  • esatto.-
  • ora vai da Connie, parlale anche se sembra che non ti ascolti.-
Io me ne andai con un mesto sorriso.

Mi incamminai così verso l'ospedale. Ma mi accorsi di esser seguito. 

sabato 21 marzo 2015

CSC CAPITOLO 14 PRIMA PARTE

Quel novembre del 1914,  grigio non solo per lo smog di cui Londra era ormai nota, ma dalle case colpite e crollate, ero ad una riunione, purtroppo una delle tante che si era costretti a fare, quando mi fu recapitata una busta. Aprii e lessi. Era un messaggio allarmante. La mia agitazione fu subito palese. Charles mi guardò interrogativo vedendomi d'improvviso inquieto gli mostrai il messaggio, lui mi indicò la porta e con le labbra solamente mi disse 'sparisci'. Io mi scusai alzandomi ed uscii. In ufficio indossai il paltò senza curarmi troppo di chiuderlo ed uscii in fretta per raggiungere in fretta la mia zona. 
Guardai la casa. O quel che rimaneva. 
- Ian ! - mi voltai e vidi Sarah Prantzel, la compagna di Jakob.
- Cosa c'è?Dove sono mia moglie e Mark?-
all'ospedale Ian... -
Io cosi iniziai a camminare velocemente. Senza aspettare oltre. Da camminare veloce iniziai a correre fino a che i polmoni mi bruciarono il respiro. 
Entrai in ospedale e iniziai a domandare di mia moglie e di mio figlio. 
Trovai finalmente Costance in discrete condizioni. 
- Connie, tesoro … -
- oh mio Dio Ian!- mi abbracciò singhiozzando, sconvolta e spaventata a morte. 
- Mark? Sai dove l'hanno portato?- 
- quando ci hanno... divisi, l'hanno portato via da me non so... non so dove.,, non so poi... -
- vado a vedere come sta... -
Lei annuì, io la baciai sulla fronte quindi uscii dalla stanza. Finalmente lo trovai.  Entrai. Aveva una flebo e un tubicino nel naso. Mi guardò. La domanda era nei suoi occhi. 
- la mamma sta bene, sta riposando .. appena stai meglio ti porto da lei, intesi? -
Lo dicevo per fargli forza. Per fargli capire che poteva farcela. Ma un brivido lo scosse e lo vidi gemere. Grossi lacrimoni scesero. Mi sentii devastare. 
Gli presi la mano e la baciai. Il mio bimbo era in condizioni terribili e io mi sentivo così impotente. 
Entrarono medico e infermiera che mi chiesero di uscire. 
Anche se non volevo, dovetti uscire. 
Mi appoggiai al muro e mi passai una mano sul volto. 
- Ian... come stanno? - alzai lo sguardo e vidi Jak e Mike.
- Connie, niente di grave... ma Mark … sta male... è... grave- sussurrai. 
- Oh Ian, siamo … profondamente addolorati. Ma ti siamo anche vicino, se ti può esser di conforto. Non sei solo. -
- grazie ragazzi. Lo so... ho bisogno di voi, della vostra forza.- 
In quel momento uscì il medico. 
- venga dentro per favore, presto! -
Io restai alcuni istanti impietrito poi rientrai. Mi sedetti di nuovo vicino a lui. Mi guardò. Il suo respiro era molto lieve e faticoso. Lo vidi poi guardare oltre me. Mi voltai e vidi Costance entrare zoppicando. Lui ci guardò e ci sorrise, chiuse gli occhi e sospirò. 
Io sentii come se mi strappassero il cuore. Mi voltai e Connie mi strinse a sé. Mi alzai e lei mi si accasciò contro. La sollevai fra le braccia e la riportai in camera. 
Lei si addormentò, indebolita dalle ferite anche se non gravi, dalla perdita di Mark, un trauma troppo violento e insopportabile per una madre. 
Io tornai dai miei amici. Vidi dal vetro che coprivano il volto di Mark con un lenzuolo. 
Mi sentii debole, straziato. Strappato a brandelli. Loro non dissero nulla, il loro silenzio e i loro sguardi sconvolti e profondamente addolorati erano più confortanti di tante inutili parole. 
Arrivò Charles che guardò attraverso il vetro. 
- Mark... - sussurrò Mike
- Ian vieni qua ragazzo- e mi abbracciò forte, in modo paterno. 
- Grazie di esser... qua- 
Costance?-
. Si riprenderà fisicamente.. ma non so ...come affronterà questa.. perdita. Ho visto mia madre quando morì Ryan …ma mia madre è una donna forte. Si è ripresa. Ma Connie, dietro quella facciata sfrontata e controllata, è molto vulnerabile e sensibile- 
Mi voltai, un infermiera mi diede dei fogli da compilare. Io mi appoggiai al bancone dell'accettazione e scrissi. In un momento in cui mi fermai a pensare ai dati da inserire, vidi Mike e Jakob avvicinarsi a Charles che mostrava un giornale ai miei amici. Poi guardarono me e abbassarono lo sguardo. Mi sentii rimescolare il sangue. Sudavo freddo. 
Mi avvicinai. Vidi parte della testata del quotidiano. Un giornale … irlandese. Capii. 
- Ian ... -
Io chiusi gli occhi, e cercai di controllarmi. Dovevo tenere tutto dentro. Stare calmo. Dovevo esser forte e affrontare la morte di Mark.. dare la forza a Connie. 
Poi sarei andato dai miei genitori. Mi sentivo andare in mille pezzi. 
M'informo io per il recupero delle loro salme, Ian.- mi tranquillizzò Jak. Ma con la voce spezzata. Gli occhi lucidi.  
- Grazie... -
- Non dirlo neanche Ian, erano come degli zii per me. Parte della mia famiglia. - io sospirai. 
Andai a casa di Jak e i suoi che si presero cura di me. Io non avevo più la forza di pensare o di fare alcunché.  
Mi addormentai sfinito sul divano. 


fine prima parte. 

domenica 15 marzo 2015

CSC CAPITOLO 13

Arrivai in ufficio accaldato, si era a fine giugno del 1914, e capii che era accaduto qualcosa di molto grave. 
- cosa succede?- domandai a Vera Haynes la segretaria. La segretaria di Charles era di solito una persona molto riservata e controllata. Vederla in quello stato era preoccupante.
- un nazionalista... ha sparato ..all'arciduca Francesco Ferdinando D'Asburgo-Este, temo che scoppierà una guerra. - mi informò Charles uscendo dall'ufficio e facendomi cenno di entrare.
Mi sedetti e lo guardai. Charles si prese il viso fra le mani. Era sconvolto e non era certo tipo da farsi prendere dal panico.
- temo ... maledizione a questi nazionalisti!E dire che l'arciduca era molto comprensivo nei loro confronti ! Per uno sparo .. il mondo è in ginocchio-
Capivo cosa intendeva dire. In un guerra nessuno esce indenne.Nessuno vince.
- ma... è stata già dichiarata guerra? Insomma perchè non posson risolversela da soli la questione quelli dei Balcani senza coinvolgere il resto del mondo? Insomma non posson discuterne ? -
- Ian ...sei un ragazzo adorabile, un sognatore. Purtroppo non tutti amano la pace come te - se ci fossi io li ... riuscirei a convincerli -
- Ian quelle zone sono in ebollizione da mesi e mesi. Prima o poi doveva succedere.... -
- ma noi, la Gran Bretagna che ruolo avrà ? Insomma siamo diplomatici no? Non possiamo intervenire per placare gli animi? -
- no- Per il fatto che interveniamo .. creeremmo ancor più confusione-
Ci occupammo dei casi in sospeso poi andai nel mio ufficio a lavorare. Ma tutti eravamo con il fiato sospeso.
Fu dichiarata la guerra. Europa si spaccò in due. Da una parte gli Imperi centrali come la Germania, Austria-Ungheria, l'Impero ottomano e dall'altra gli Alleati quali la Francia, l'impero Russo e il Regno Unito. Presto Londra divenne presa di mira dalla Germania.
Mio fratello partì come cappellano al fronte. Io a causa di una lieve sordità causata da quella sciagurata volta che caddi nel laghetto ghiacciato, fui riformato e non partii. Odiavo la guerra. Uccidere il mio prossimo mi faceva star male. Otto mesi dall'inizio della guerra, mio fratello venne a casa per una licenza. Sentirlo parlare di gente a pezzi mi inorridiva profondamente.
Ma m'infuriai quando ci disse che un ufficiale di alto grado gli chiese di benedire un cannone.
- capisco dare l'estrema unzione a quei ragazzi... ma benedire un... cannone un oggetto che porta morte, distruzione... mi è inconcepibile-
- è così la guerra-
- cosa? La guerra è solo distruzione. La distruzione mentale delle persone non solo fisica. Dov'è finito il mio amato fratello? Perché hai tutta questa rabbia dentro? Sento rabbia in te, rabbia e odio !-
- la mia fede è in crisi Ian. Non so più chi sono. La guerra fa questo effetto a volte. -
Io lo guardai, ero incredulo. Cosa si era spezzato in lui?-
Due settimane dopo, stavo scendendo le scale dell'ambasciata parlando con Bill Masters, un simpatico collega scozzese, quando vidi una luce forte trapelare da un finestrone poi ebbi un brivido. Tenevo in mano un pacchetto mi cadde a terra, sentii come uno strappo fisico dentro.
- Ian, sei … cadaverico che ti succede?-
- Qualcosa di grave è accaduto a mio fratello-
- ma no .. che dici .. - rispose per tranquillizzarmi.
Io sospirai. Poi il mattino seguente, ero in ufficio quando mi fu recapitato un telegramma.
Lessi e mi presi il viso fra le mani.
La segretaria di Charles bussò energicamente alla porta. Io stancamente risposi di entrare.
- Mi dispiace, signor Gallagher, ma il sir Charles la sta aspettando da dieci minuti. Sa, come è impaziente e intransigente e non ama aspettare. - io annuii alzandomi, accartocciai il foglio e lo buttai nel cestino. Poi mi alzai e andai dal mio superiore. Ascoltai le sue direttive poi uscii per recarmi all'incontro di lavoro. Evitando le zone che potevano esser più prese di mira. Arrivai indenne, con qualche macchia di polvere di calcinacci.
Dopo l'incontro rientrai in ufficio.
Mi sedetti e cercai di riprendere la concentrazione ma sobbalzai quando vidi seduto Charles davanti a me. In mano teneva il foglio del cablogramma che avevo gettato.
- Ian, perchè non me l'hai detto? -
- io... non so... -
- Avevi tutti i diritti di mollare tutto e andare a casa dai tuoi, immagino che i tuoi genitori siano... macerati dal dolore. Ian, vai a casa. -
- grazie del consiglio, Sir Charles...-
- NON E' UN CONSIGLIO, Ian, E' UN ORDINE! -
Io lo guardai provando un certo senso di soggezione quindi me ne andai. Dovevo elaborare la notizia. Dovevo trovare la forza per affrontare i miei genitori.
Entrai in casa dei miei. Mi aprì Joshua, padre di Jakob, che mi strinse la spalla.
- Io... non … - non riuscii a parlare nel vedere la scena alla spalle dell'amico di mio padre che era un uomo che difficilmente perdeva il controllo, era seduto su una poltroncina e singhiozzava disperatamente. Io mi avvicinai a lui. Lui mi vide e si alzò. Mi abbracciò forte. Io cercai di calmarlo, accarezzandolo sulla schiena. Di solito lui ci calmava quando eravamo bambini. Ora mi prendevo cura di lui come era giusto,
- mamma dov'è?-
- tua madre è in camera. Il medico le ha dato un calmante. Era in preda ad una crisi isterica ed è una donna forte... ma perdere un figlio per una madre è inconcepibile- Io scossi il capo. La guerra è inconcepibile, lascia solo vuoti incolmabili dietro sé.
Chiusi gli occhi e cercai di ricacciare le lacrime. Ero anche arrabbiato con mio fratello. Non era morto in una tenda di un ospedale da campo nella sua funzione di uomo di fede, benedicendo quei soldati … no, Ryan era morto sparando al nemico. Non potevo che essere in totale disaccordo con lui che aveva scelto quella strada. Ecco la furia che provavo.
- tua moglie lo sa?-
- No, ancora no … -e guardai mio padre. Non volevo lasciarlo solo.
- Ian, vai a casa da loro non preoccuparti per me, Joshua si prenderà cura di me e Miriam è su in camera con tua madre. Vai -
- Va bene. -
Lo abbracciai forte ed uscii per andare a casa.
Giunto a casa, salii in camera e mi spogliai rimanendo in canottiera e pantaloni. Constance mi guardò con in braccio Mark che dormiva sereno.
- Ian?- mi domandò con tono d'ansia.
- è successo... una disgrazia-
- tuo fratello Ryan? Mi avevo detto che … avevi avuto quel presentimento-
- si … -
Lei mise nel lettino Mark, quindi mi si avvicinò e mi strinse contro di sé.
Nei giorni seguenti, lei mi fu molto di sostegno. Io e mio padre ci recammo all'aereoporto militar per ricevere la salma di Ryan. Io e mio padre ci sostenemmo reciprocamente poi tornai a casa con lui mentre la salma sarebbe stata portata alla chiesa di Saint Patrick.
Mia madre si era ripresa grazie all'aiuto di Miriam e di mia moglie. Mark con la sua dolce presenza le diede un motivo in più di forza.
- Ian, sai come non mi piaceva quella donna all'inizio … ma ora trovo che sia una persona speciale e sono felice che ti stia vicino. -
- Grazie,madre. Ora dobbiamo andare al funerale. Coraggio, non sei sola. -
- Ian, tesoro, prometti che … non partirai per la guerra... il solo pensiero di perdere anche te mi uccide. Sei il mio unico figlio ora...-
- papà non te l'ha detto?-
- cosa? Non dirmi che ti... -
- Non posso andare al fronte madre, ho un orecchio che non … funziona più correttamente. Ricordi il bagno che feci nell'acqua ghiacciata? -
- Me lo ricordo eccome... quindi .. non … partirai? -
- no, madre. Mai-
- sai che ti dico Ian? Quasi benedico quel giorno ora.-
Io capii cosa intendeva poi sottobraccio a lei, uscimmo di casa per salire in auto. Il funerale fu affrontato dai miei con grande sobrietà. Mia madre non aveva più lacrime per piangere. Si era fatta forza, e coraggiosamente guardò la bara di Ryan scendere lentamente. Buttò sopra delle rose quindi sospirò e guardò mio padre.
- Patrick, andiamo a casa. -
Vidi Micheal e Jakob poco distanti e mi avvicinai a loro che mi abbracciarono.
- Ian … -
- Grazie di esser venuti. Venite a casa nostra a bere qualcosa?-
- si … se non siamo di disturbo -
- non dite sciocchezze. Jakob conoscevi Ryan quanto me, E tu Micheal andavi molto d'accordo con lui all'università-
Grazie a loro, a cui dissi i miei pensieri più profondi riguardo Ryan e il suo cambiamento, affrontai la giornata e aiutai i miei. Mark fu un raggio di sole in quella triste giornata. 




AVVISO: DA OGGI IN POI GLI EPISODI SARANNO INSERITI AL SABATO.